Il ragù napoletano e la sua leggenda

Annunziata Buggio
Il ragù napoletano e la sua leggenda
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Per un napoletano, il ragù la Domenica non si tocca. E’ un rito antico, un piatto unico di squisita bontà che conquistò perfino il cuore di uno spietato signore nemico di tutti, la cui leggenda si presenta come un prodigio miracoloso.

Il ragù a Napoli è davvero un rituale sacro, una ricetta antica e misteriosa tramandata da madre in figlia e che si esprime al meglio in tutti i suoi straordinari sapori, la Domenica a pranzo sulle tavole dei napoletani; un piatto leggendario sinonimo di famiglia e di convivialità.

Ma come nasce la leggenda del ragù?

Una leggenda popolare risalente alla fine del 1300, ci fornisce alcuni spunti e retroscena insoliti, e ci permette di apprezzare l’essenza divina del ragù napoletano.
In questo periodo storico, esisteva a Napoli una confraternita denominata la Congregazione o Compagnia dei Bianchi della Giustizia, i quali avevano il doloroso compito di fornire assistenza e supporto morale ai condannati a morte, predisporne i funerali, organizzare messe di suffragio e aiutare le famiglie disagiate.
Questi uomini, vestiti con lunghe tuniche bianche e una croce rossa sul petto, andavano in giro per la città predicando la liberazione di tutti i prigionieri, invocando «misericordia e pace» da qui l’appellativo Succurrere Miseris; possiamo ammirare a tale proposito la Cappella in tributo a Santa Maria Succurrere Miseris del 1525, nell’atrio dell’Ospedale degli Incurabili che conserva tutt’ora opere d’arte di notevole pregio.

La Compagnia dei Bianchi della Giustizia fece sosta davanti al Palazzo dell’Imperatore di Costantinopoli (attuale Palazzo Filippo D’Angiò in Via Tribunali, il famoso porticato) che all’epoca era abitato da un nobiluomo egoista e molto spietato, malvoluto da tutti e nemico di tutti, ecco perché in tanti cercavano di evitarlo e di non incrociarlo sulla propria strada.
Le prediche esercitate della Compagnia dei Bianchi della Giustizia, incitavano alla riappacificazione con i propri nemici, e difatti la cittadinanza si converte al pensiero pacifico e tenta di instaurare un buon rapporto con questo signore di spietata reputazione. Quest’ultimo, afflitto dai antichi dissapori e rancori contro i suoi stessi parenti, amici e familiari, rifiutò più volte l’invito cortese di una riconciliazione e anzi sbarrava le imposte di casa a chi vi entrava.
Stando al racconto popolare, neppure suo figlio di tre mesi in braccio alla balia, riuscì a convertirlo e a commuoverlo, quando sfilò le manine dalle fasce e le incrociò sul petto al grido di: «Misericordia e Pace» un evento prodigioso fuori dal comune.

Un giorno sua moglie, una santa donna, sempre per accendere le speranze di una possibile riconciliazione di suo marito con la cittadinanza, comprese che l’unica strategia per impietosire il suo gelido cuore era quella di tentarlo per la gola, preparandogli il suo piatto preferito: i maccheroni. Al momento del pranzo, un’evento inspiegabile scosse l’uomo.
La Divina Provvidenza operò di sua natura e riempì il piatto di una strana salsa rossa simile al sangue; a quella visione finalmente, l’ostinazione del nobiluomo venne meno e si commosse davanti a quel piatto miracoloso e decise di far pace con tutti i suoi nemici; si convertì vestendo anche l’abito della Compagniapredicando con tutta la sua famiglia.
Sua moglie per sigillare la pace familiare, preparò di nuovi i maccheroni che per prodigio si tinsero nuovamente di rosso; ma quella strana salsa aveva un profumo così invitante che il nobiluomo la volle assaggiare; trovò la salsa squisita e molto buona, davvero irresistibile tanto che decise di battezzarla con il nome di suo figlio: Raù, da qui in poi Ragù, secondo la leggenda popolare.

Il ragù napoletano è una salsa che ha una lunga storia secolare e che ha subito molteplici evoluzioni nel corso del tempo, influenzata da usi e costumi e dominazioni, ma il sapore è da sempre intramontabile.

Chi l’avrebbe mai detto che questa salsa colorata, fosse opera della Divina Provvidenza? Forse è anche per questo che il ragù, mette d’accordo tutti i palati quelli degli adulti e dei bambini, mentre si ci litiga soltanto sulla questione «scarpetta» l’arte sublime di pulire il piatto sporco di salsa con il pane, come un’antico rituale lento e misurato.
Insomma un vero toccasana, l’elisir della salute fatta con i nostri Pomodori campani.

L’omaggio al Ragù nella celebre poesia «’O ‘rraù» di Eduardo De Filippo con chiari riferimenti alle sue opere teatrali, nella nota commedia Sabato, domenica e lunedì del 1959.

‘O rraù

‘O rraù ca me piace a me
m’ ‘o ffaceva sulo mammà.
A che m’aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
Io nun songo difficultuso;
ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso

Sì,va buono: cumme vuò tu.
Mò ce avéssem’ appiccecà?
Tu che dice? Chest’ ‘è rraù?
E io m’ ‘o mmagno pè m’ ‘o mangià…
M’ ‘ a faja dicere na parola?…
Chesta è carne c’ ‘ a pummarola



Comments to Il ragù napoletano e la sua leggenda

  • piccolo particolare insignificante fino 1492 scoperta dell’america il pomodoro era sconosciuto in europa e ci vorranno ancora molti anni prima che diventi un ortaggio normale sulla nostra cucina. Quindi magari modificate la data della ricetta perchè siete troppo indietro nel tempo..datare 1300 o 1550 fa una differenza enorme, tipo chi sa la storia e chi no..il resto lo seguo sempre con interesse perchè le ricette sono valide..ciao e senza offesa

    marco vai 3 marzo 2016 19:12 Rispondi
    • Grazie Marco della giusta osservazione. E’ la stessa perplessità che mi sono posta anch’io mentre mi accingevo a scrivere l’articolo, che trae spunto da una “leggenda” e non dalla vera storia del ragù napoletano, la cui origine è da attribuirsi al 1700. E’largamente diffuso che il suo elemento principe, il pomodoro, è giunto sulle nostre tavole a seguito della scoperta dell’America e non prima. Non è un errore ripeto è una leggenda della nostra tradizione popolare che ci faceva piacere divulgare.

      Annunziata Buggio Annunziata Buggio 13 marzo 2016 20:01 Rispondi

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