Simbologie della Fontana di Spina Corona

Annunziata Buggio
Simbologie della Fontana di Spina Corona
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Mito e mistero si fondono per decifrare l’iconologia e i simboli che danno vita alla fontana di Spina Corona.

«Dum Vesuvii Syren Incendia Mulcet» è l’iscrizione in latino, incisa nel marmo (lapide ormai scomparsa) attribuita all’umanista Antonio Epicuro, che con due versi ha voluto sintetizzare il rapporto alchemico che vi è fra acqua e fuoco (maschio-femmina principio vitale) la “Sirena mitiga l’ardore del Vesuvio” sia per indicare l’antico culto (ellenico matriarcale) della Sirena Partenope protettrice della città che per alludere alle ribellioni passate del popolo napoletano (simbolo controverso del potere politico) che insorgeva infiammante come il Vesuvio e spente e soffocate tramite le invocazione alla Sirena, vista come una Madre mitigatrice. Singolare è il simbolo del Violino che a livello esoterico rappresenta al meglio i 4 elementi della natura che vibrano all’unisono; è lo strumento musicale a quattro corde, massima espressione dei sentimenti umani, sinonimo dell’anima imprigionata che vuole liberarsi, proprio come la forza energetica del Vesuvio.

Partenope. Angelo o demone?

La scultura marmorea presenta una primitiva Sirena metà Donna e metà Uccello (alata non con la classica coda da pesce) che si aggrappa con gli artigli sulla sommità del Vesuvio e con le mani a coppa sotto i seni, fa uscire a fiotti l’acqua che spegne le ardenti fiamme.
La Sirena (il nome dal greco “seirios” cioè bruciante) evoca Parthenope (letteralmente Vergine) la creatura mitologica che ha dato vita alla città di Napoli, di cui invano si cercano le sue spoglie. Ancora oscure sono le varie attribuzioni sulla natura benevola o malefica di queste creature marine che le vedono compagne di Proserpina, divinità degli Inferi, traghettatrici delle anime dei morti, il cui canto funereo dirigeva le vittime nell’ora del trapasso.
In origine la figura della Sirena era simboleggiata in una Donna-Uccello (simile alle Arpie) e la credenza popolare la raffigurava con il volto da donna e il corpo da volatile, prosperosa di seno,con le ali e gli artigli ben definiti, come nelle tradizioni orientali, incarnazione della fertilità; qui si spiega perché il suo canto ammaliasse gli esseri umani, alla pari di un usignolo, mentre resta incompreso il passaggio da Donna-Pesce durante i secoli, in quanto le creature marine non possono esprimersi nel canto. Dietro ogni simbolo c’è sempre una scelta precisa, religiosa e tal volta politica, anche perché siamo nell’epoca della Controriforma; in questo caso la Donna Alata, in quanto vicina a Dio è dispensatrice di conoscenza per gli esseri umani, viceversa la comune Sirena-pesce fu assoggettata alla lussuria e all’eros, sinonimo di perdizione. 

La Fontana delle Zizze mette in evidenza questo tipo di Sirena primitiva «angelica» di stampo orientale ed è collegata ad un episodio: l’eruzione del Vesuvio del 1139 documentata in alcuni scritti; nella scultura marmorea, si nota, la lava fuoriuscire dai lati del cono che a differenza delle altre emissioni non parte dalla cima del cratere ma tende a creare due versanti;qui interviene la Sirena alata, divinizzata come un angelo o una dea. Questa simbologia è positiva in quanto riconosce l’autorità di Partenope nella storia e la proclama protettrice della città (come San Gennaro) che accorre in soccorso al suo popolo contro le calamità naturali, la cui “acqua celeste o latte virginale” placa le ira del vulcano e spegne le indemoniate fiamme.
In questo caso come si dice: Partenope piensace tu!



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