La Capera: simbolo di un’emancipazione tutta al femminile

Arte e Cultura
Articolo di , 30 Gen 2016

La Capera simbolo della tradizione napoletana, appartiene alla categorie dei mestieri che si diffondono a partire dall’ 800 nella città di Napoli.
La Capera non è altro che una parrucchiera a domicilio, che lavorava tutto il giorno e andava da una casa ad un’altra, da quella più altolocata a quella più umile per sistemare i capelli di clienti sempre più esigenti e che volevano seguire la moda.

La figura di questa donna è una figura che fin da subito trasuda emancipazione. La capera infatti era una donna indipendente che grazie al suo lavoro, poteva non solo mantenere se stessa, ma anche la sua famiglia, lavoro che veniva tramandato da madre in figlia. La capera oltre ad essere una donna emancipata era anche una donna versatile poichè sapeva adattarsi ad ogni tipo di ambiente, nelle case di signore altolocate per esempio il suo vestiario era decisamente più curato, come anche il suo linguaggio decisamente meno dialettale e più forbito.
I suoi strumenti di lavoro erano per lo più utensili semplici come: mollette, forcine d’osso, particolari pinze che una volta riscaldate venivano utilizzate per lisciare o arricciare i capelli a seconda dei gusti delle clienti.

Ditelo alla capera!

Questo tipo di mestiere non si limitava alle semplici acconciature, la capera infatti dava non solo consigli di moda ma spesso consigli medici, consigli personali e all’occorrenza anche numeri a lotto. Alcune di esse per guadagnare qualche soldo in più si dedicavano anche alla magia, dimostrando anche “poteri da fattucchiera” , alcune di esse preparavano sortilegi d’amore, pozioni commissionate da giovani ragazzi per far innamorare ignare fanciulle, prelevando ciocche di capelli a loro insaputa.

L’aspetto più innovativo di questo mestiere però era sicuramente l’intrattenimento. Nell’accezione classica, una capera oltre a saper sistemare i capelli, doveva tener aggiornate le sue clienti con i pettegolezzi riguardanti le persone del quartiere, di cui veniva a conoscenza durante il lavoro. La capera diventava così una buona ascoltatrice un vero e proprio confessore che però aveva un solo difetto, quello di non mantenere i segreti che le venivano confidati, e che puntualmente venivano raccontati di casa in casa. Per questo motivo nel dialetto napoletano, anche di uso corrente, quando ad una donna le si da della capera, lo si fa in modo dispregiativo per sottolineare la natura di pettegola.

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