Giallo di Napoli: la storia di un colore che ci ha reso unici nell’arte

Annunziata Buggio
Giallo di Napoli: la storia di un colore che ci ha reso unici nell’arte
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Il Giallo di Napoli è un colore dalle origini antiche, famoso in pittura. Per gli Impressionisti era un colore indispensabile ricco di sfumature cromatiche: è l’emblema della nostra città.

“Dov’è il vostro giallo di Napoli? Il nero pece, la terra di Siena, il blu cobalto, la lacca bruciata? È impossibile dipingere senza questi colori!”.

Paul Cézanne

La magia, l’alchimia e la poesia del Giallo di Napoli

Quante volte associamo il colore Azzurro alla nostra città, Napoli? Ma ripercorrendo la storia, il colore che incarna e identifica al meglio la città è il Giallo di Napoli; non un giallo qualsiasi ma bensì un colore tutto suo, di gradazione chiaro, delicato e luminoso con l’altra variante di colore rossastro, tendente al rosa pesca e ai colori dell’incarnato che ha fatto la storia della pittura e dell’arte, godendo di fama e longevità.

 

Napoli Giallo-Rossa?! Ebbene sì: i colori dello stemma del Comune di Napoli sono giallo e rosso. La prima teoria risalirebbe all’imperatore Costantino che associò il Giallo dell’oro, del Sole e del divino alla città mentre il rosso fu simbolo di potere regale e di giustizia. La seconda teoria, smentita, è accostata ai colori della dominazione spagnola degli Aragona; in verità è che la città sin dai tempi del Ducato di Napoli godeva dei colori giallo e rosso sullo stemma a scudo sannitico.

 

L’Azzurro è il colore must della SCC Napoli (reminiscenza dei colori angioini e borbonici) mentre la città si sveglia ogni giorno avvolta nella vibrante luce del Giallo detto propriamente di Napoli, impiegato nel XIX secolo soprattutto dagli Impressionisti che folgorati dalle piacevoli gradazioni sprigionate da questo giallo, il colore sembrava emanare energie vibranti, cariche di suggestioni dal forte impatto emozionale sospeso tra il drammatico e il romantico, restituendo una dimensione a volte sacra e tal volta profana, come lo è appunto Napoli, in tutte le sue sfumature.

 

Per il suo accostamento alla città di Napoli si ipotizzò erroneamente che il pigmento derivasse dal Tufo napoletano, tratti in inganno dai colori di Castel dell’Ovo e da altre costruzioni storiche o dalla pietra dei Campi Flegrei ricca di zolfo.

 

Il colore Giallo di Napoli ha origini ben più antiche e molto longeve, impiegato dagli egizi e babilonesi per le decorare le preziose ceramiche; infatti in origine era conosciuto come Giallo Egiziano creato dalle sapienti mani degli artigiani di Thebe che riuscirono a dosare la giusta quantità dei pigmenti naturali quale l’ocra o gli ossidi di ferro per dare vita a gli spettacolari affreschi resi immortali; nel Nuovo Regno svilupparono un nuovo metodo, il cui colore derivava dall’orpimento puro (il minerale trisolfuro di arsenico alquanto tossico).

 

Il Giallo per gli egizi era associato alla divinità e in particolare a quella femminile, all’immortalità del Dio Sole-Oro e probabilmente questo colore giunse a Napoli tramite i mercanti di Alessandria d’Egitto nel I sec. a.C. che si stabilirono nell’area di Piazzetta Nilo (ovviamente non è un caso la presenza della statua fluviale Il Corpo di Napoli).

 

Il giallo, khenet, kenit, era creato dagli artigiani egiziani mescolando le ocre gialle derivate dagli idrossidi di ferro con il trisolfuro di arsenico o l’orpimento.

 

Nella tradizione popolare il Giallo è associato alla positività, alle relazioni con gli altri, alla chiarezza interiore, alla concentrazione, alla crescita personale, segno di cambiamento e di affermazione sociale. Il Giallo a Napoli è sinonimo di “Faccia Gialla” ovvero al busto reliquiario di San Gennaro, alle Ginestre del Vesuvio decantate da Leopardi, alle pietre del Tufo Giallo e ai limoni della nostra terra.

 

La preparazione chimica del Giallo di Napoli è a base di piombo e antinomio, un pigmento inorganico, minerale e sintetico che si ottiene dall’ossidazione dell’antimonio e il risultato è un antimoniato basico di piombo che imita il colore originale.

 

E’ un giallo che si altera con i colori a base di zolfo e ferro, si mescola bene con i tutti i bianchi ed ha una medio-alta stabilità a luce, temperatura e umidità. I tempi di asciugatura sono lenti e assorbe una media quantità di olio. E’ un pigmento piuttosto opaco e coprente, con un potere colorante medio, pittoricamente interessante per dipingere gli incarnati. Se utilizzato con le spatole di ferro o acciaio, il colore renderà un verdognolo.

 

La sua tonalità è di un Giallo chiaro tendente al camoscio che si riscalda raggiungendo vibrazioni luminose, un colore molto amato e versatile se non addirittura indispensabile sulla tavolozza di molti pittori e che ha visto la sua evoluzione con gli Impressionisti, celebrato e consacrato nelle mani di Paul Cézanne, Matisse, Gauguin, dai Fauves, Mirò, Kandinsky, e anche in alcune composizioni di William Turner. Ci sono prove evidenti nel dipinto del 1800 “Castello di Dolbadarn” dove usò il pigmento Giallo di Napoli.

 

Dal Giallolino al Giallo…

La storia dei gialli a base di piombo, dal XVII secolo si arricchisce del famoso “giallolino di Napoli” conosciuto come  “Luteolum Napolitanum” è citato per la prima volta nel trattato di Andrea Pozzo ‘Istruzione per dipingere a fresco’ del 1693-98. Il “giallolino di Napoli” come una formula misteriosa da non trapelare ne fa un primo accenno il farmacista napoletano Ferrante Imparato, a fine Cinquecento.

 

Le prime notizie riguardanti la preparazione del colore, si leggono nel saggio di Fougeraux de Bonderoy del 1766. Il suo studio sfata la leggendaria origine del vesuviana del pigmento, affermando che si tratta di un composto conosciuto a Napoli come giallolino, e di cui un solo produttore ne custodisce il segreto di fabbricazione (Fougeraux de Bonderoy A. D., 1766).

 

Naples yellow per gli inglesi e gli americani, Jaune de Naples per i francesi, Amarillo de Nápoles per gli ispanici e Neapelgelb per i tedeschi, un colore entrato di diritto nei dizionari, nei manuali di storia dell’arte, nei volumi di storici e cultori che già nel 1915 era spesso citato nel Manuale per i dilettanti di pittura a cura di G. Ronchetti, edito da Hoepli.

 

Gli effetti provocati dal colore Giallo di Napoli in pittura, sono notevoli e sublimi per immortalare paesaggi, tramonti e espressioni umane.Questa è la vera magia del Giallo di Napoli che rende espressive perfino le cose inanimate e dona senso a tutto.

 

Curiosità: Aprile 2018. Parte il nuovo piano di progettazione di riqualificazione urbana di Torre del Greco, il centro storico cambia colore: «Il giallo/ocra della pietra di tufo, il giallo Napoli terra di origine minerale, il rosso/rosato/ocra rossa delle terre argillose di Pozzuoli e il grigio della pietra vesuviana». Il Piano Colore comunale, spiegano gli esperti, è l’espressione dell’identità del luogo che influisce positivamente sulla godibilità degli spazi pubblici e ne fanno apprezzare la bellezza.

 

FONTI WEB

http://www.ilmediano.com/IL-GIALLO-DI-NAPOLI-UN-COLORE-CHE-HA-FATTO-LA-STORIA-DELLA-PITTURA/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/05/12/il-giallo-di-napoli-e-il-giallolino-per-tramontiNapoli09.html

https://angeloforgione.com/2017/04/18/giallo_napoli/

http://pigmenti.net/giallo_napoli.html

Bibliografia: Manuale pratico di Tecnica Pittorica. Enciclopedia Ricettario. V Edizione. Editore Ulrico Hoelpli Milano.



Comments to Giallo di Napoli: la storia di un colore che ci ha reso unici nell’arte

  • complimenti per l’articolo molto interessante e ben curato, anche insolito. leggo i suoi articoli sempre con piacere

    Mario 18 settembre 2018 17:23 Rispondi

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