Il bacio galeotto. L’antica usanza degli innamorati per forzare le nozze

Annunziata Buggio
Il bacio galeotto. L’antica usanza degli innamorati per forzare le nozze
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Il bacio galeotto è stata un’antica usanza tramandata oralmente nel regno di Napoli che ha come protagonisti gli innamorati. Il bacio pubblico oggetto di scandalo, obbligava la famiglia della fanciulla ad acconsentire al matrimonio.

«Paese che vai, bacio che trovi». Si potrebbe sintetizzare con il famoso detto popolare (modificato per l’occasione) il curioso caso di un aneddoto storico tramandato oralmente e che rappresenta uno spaccato di vita negli usi e nei costumi del regno di Napoli.

 

Il bacio dalle origini antichissime ha molteplici sfumature e significati diversi, di Paese in Nazione (in alcuni vietati in pubblico); da sempre è sinonimo di affetto, d’amore, di libertà e dagli enormi effetti terapeutici tanto da voler istituire nel 1990 la Giornata Internazionale del Bacio «International Kissing Day» celebrata annualmente il 6 luglio, inteso come momento di condivisione all’unanime.

 

Non possiamo trascurare l’apoteosi del bacio che culmina il 14 febbraio con la festa di San Valentino protettore di tutti gli innamorati e dei celebri cioccolatini evocativi che tra uno spot e l’altro, ci invita ad amare.

 

Il bacio, in alcuni racconti e romanzi letterari è stato spesso oggetto di scandalo, come quello che ha come protagonisti Lancilotto e Ginevra del ciclo arturiano o Paolo e Francesca della commedia dantesca, fino a giungere a Shakespeare con Giulietta e Romeo, vittime di un bacio galeotto di amore e di morte che ha prodotto gli amanti per eccellenza.
Il bacio è recepito come l’espressione di un momento storico, di un cambiamento sociale, l’emblema di un movimento di pensiero, celebrato dal cinema, dall’arte, dal teatro, dalla letteratura, dalla musica, dalla fotografia ecc.

 

Altri baci sono protagonisti di un’antica usanza tutta partenopea tramandata nel Rinascimento e che ha visto fiorire tanti «matrimoni riparatori» escogitati dagli innamorati per costringere le famiglie contrarie alle unioni dei giovani, a concedere la propria benedizione.
L’aneddoto popolare è stato tramandato oralmente e citato nell’antico testo «Famiglie estinte o forastiere» del duca Ferranate della Marra, scrittore napoletano vissuto tra la fine del XVI, la cui opera di araldica ricostruisce le antiche casate e i gradi di parentela con cui i suoi avi ebbero con numerose famiglie nobiliari. Il celebre volume di della Marra fu dedicato al granduca di Toscana Ferdinando I, con cui ebbe rapporti di privilegio e di servigi.

 

La curiosa vicenda trae origine da un’antica consuetudine che gli innamorati di Napoli escogitarono in età rinascimentale per costringere le rispettive famiglie a sposarli, contrari ad consentire al matrimonio. Un editto reale del 1332 pose fine a questa strana usanza generata da un bacio pubblico, che agiva contro la morale e soprattutto a danno delle famiglie delle fanciulle, costrette a matrimoni riparatori pur di tutelare il rango, il prestigio del casato.
Secondo le fonti, in questo periodo si registrarono episodi crescenti di “baci galeotti” tanto da indurre le autorità del regno a prendere seri provvedimenti legislativi e vietare ogni tipo di effusione pubblica.

 

L’usanza prese piede fra i giovani innamorati che avendo scarse possibilità di incontrarsi pubblicamente e solo durante le cerimonie religiose, nelle strade affollate e nelle piazze cittadine, adottarono il bacio pubblico come forma di protesta; infatti quando la famiglia della fanciulla era contraria all’unione con il giovane innamorato ma il legame di entrambi era saldo e appassionato, i giovanotti davano appuntamento alle fidanzate in pubblico, le abbracciavano e con audacia le baciavano. Questo gesto significava che la fanciulla era stata compromessa pubblicamente e ciò obbligava le famiglie (specialmente quelle più blasonate) a darla subito in sposa perché ormai «disonorata».

 

Un aneddoto realmente accaduto fece molto chiacchierare in città; un gossip che si risolse abilmente grazie alla capacità diplomatica di un genitore che evitò il matrimonio.
Si racconta di questo illustre nobile napoletano che aveva una bellissima figlia che tutti vedevano solo la Domenica a Messa. Un giorno, finita la celebrazione religiosa, un giovane forastriero che si trovava da poco in città, aveva notato da tempo l’avvenenza della fanciulla e voleva sposarla; forse venuto a conoscenza della faccenda del bacio, volle provarci. Ancor prima che i fedeli uscissero dalla chiesa, il giovane si accostò lentamente alla fanciulla, l’abbracciò e la baciò sulla guancia con grande meraviglia di tutti e con enorme disappunto di un nobile (forse il fidanzato) con cui si accompagnava. Lo scandalo fu generato e nacque una discussione all’interno della chiesa: tutti i fedeli si radunarono intorno ai protagonisti per capire come si sarebbe risolata la vicenda. Matrimonio a vita o una sentenza di morte?

 

Dopo alcuni minuti di tensione, il nobile napoletano e padre della fanciulla, senza troppo scomporsi, prese per un braccio la figlia e l’accompagnò verso l’acquasantiera dicendole: «Lavati il viso, figlia mia, così che la macchia sia eliminata!»

 

Tra lo stupore generale dei presenti e lo sbigottimento della ragazza, la discussione terminò senza troppi commenti e con grande dispiacere del giovane forestiero che si vide portar via la fanciulla amata, intascando una brutta figuraccia. Da quel giorno, il giovane forestiero scomparve per sempre dal regno e del bacio galeotto se ne perse l’uso.

 

Prima della classica ‘fuitina’ c’era il bacio

 

Curiosità: In questa vicenda il duca Ferrante della Marra, crede di riconoscere nei personaggi appena citati, tramite la consultazione di alcuni documenti ormai scomparsi, il nobile Giovanni d’Alagno, marito di Isabella Gesualdo e della loro figlia Maria, vissuti a Napoli in quel periodo.

FONTE: Leggende e racconti popolari di Napoli di Angela Matassa – Newton & Compton Editori



Comments to Il bacio galeotto. L’antica usanza degli innamorati per forzare le nozze

  • Possiamo rammentare in proposito la struggente scena del lavoro di Tornatore e Morricone ” Nuovo Cinema Paradiso “dove i baci, ancora considerati irriverenti venivano censurati dalle pellicole proiettate nella sala parrocchiale locale, con disappunto del piccolo Totò che adulto li avrebbe ricevuti e visionati tutti insieme !

    Avatar PIERA 13 Febbraio 2019 19:59 Rispondi

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