Il mito del Castel dell’Ovo

Arte e Cultura
Articolo di , 19 Mar 2009

Ciò che caratterizza la classica cartolina di Napoli è senza dubbio il mitico Castel dell’Ovo, elemnto che spicca maggiormente nel celebre panorama del Golfo.

Il Castel dell’Ovo sorge imponente sull’antico Isolotto di Magaride. Una delle più fantasiose leggende napoletane farebbe risalire il suo nome all’uovo che Virgilio avrebbe nascosto all’interno di una gabbia nei sotterranei del castello. Il luogo ove era conservato l’uovo, fu chiuso da pesanti serrature e tenuto segreto poichè da ” quell’ovo pendevano tutti li facti e la fortuna dil Castel Marino”

Da quel momento il destino del Castello, unitamente a quello dell’intera città  di Napoli, è stato legato a quello dell’uovo. Le cronache riportano che, al tempo della regina Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo dell’arcone che unisce i due scogli sul quale esso è costruito e la Regina fu costretta a dichiarare solennemente di aver provveduto a sostituire l’uovo per evitare che in città  si diffondesse il panico per timore di nuove e più gravi sciagure.

Un pò di storia

Sorge sull’isolotto di Megaride, costituito da due scogli uniti tra di loro da un grande arcone. Su questo isolotto sbarcarono i Cumani (di origine greco-euboica) a metà  VII secolo a.C. per poi fondare sul retrostante Monte Echia la città  (o, quanto meno, un organizzato centro abitato) di Partenope, di cui nel 1949 è stata scoperta la necropoli in Via Nicotera 10, mentre si stavano scavando le fondazioni per la costruzione di un edificio che ha sostituito un altro distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra.

Sull’isolotto e sul Monte Echia, nel I secolo a.C., durante la dominazione romana, fu costruita la celebre villa di Lucio Licinio Lucullo, che, probabilmente, si estendeva con giardini e fontane fino all’attuale Piazza Municipio, come sembra dimostrare una struttura riportata alla luce dai recenti scavi sotto Castelnuovo.
Della ricordata villa rimangono i rocchi delle colonne nella cosiddetta “Sala delle Colonne” che, durante l’alto Medio Evo, fu adibita a refettorio di uno dei conventi che furono costruiti sull’isolotto e i resti di un ninfeo sulla terrazza di Monte Echia

Testo tratto dal sito del comune di Napoli

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