Ferdinando d’Aragona, la storia del sovrano che tinse di sangue il Castello di Ischia

Arte e Cultura
Articolo di , 26 Apr 2021

 

Ferdinando d’Aragona fu re di Napoli dall’alba del 1495 al tramonto dell’anno successivo. Figlio di Alfonso II e Ippolita Marzia Sforza, il sovrano era il nipote di Ferdinando I, passato alla storia per la sua straordinaria saggezza. Ferdinando venne alla luce nel 1467, nel Castel Capuano, residenza che Ferrante aveva ceduto in dono matrimoniale ai genitori del piccolo. Ferdinando d’Aragona fu salutato dai sudditi del regno napoletano con grande giubilo, essendo l’erede legittimo al trono. Delle sue vicende, ne raccontano i libri di storia e gli autori più prestigiosi. Benedetto Croce nel suo Storie e Leggende napoletane narra del suo spirito indomito e dell’efferatezza delle sue azioni. Ferdinando d’Aragona è ricordato negli annali per aver tinto di rosso sangue il Castello di Ischia. In quest’articolo, ripercorriamo gli oscuri passi del sovrano.

 

Cosa lega Ferdinando d’Aragona al Castello di Ischia?

“Giungevano di giorno in giorno più minacciose le notizie della grande spedizione, che il giovane re di Francia, Carlo VIII, apparecchiava contro gli aragonesi di Napoli.”. Esordisce così il Croce nei suoi scritti con protagonista re Ferrandino. Durante il regno lampo del sovrano, diverse furono le minacce che attentarono al quieto vivere della sudditanza e dell’aristocrazia aragonese. Ricordevole di antichi diritti angioini e animato da brame di avventure e di gloria, Carlo VIII finì per spodestare Ferrandino che, date le condizioni emergenziali in cui verteva, decise di riparare ad Ischia.

 

Era il 1495. Napoli fu messa a ferro e fuoco dall’esercito di Carlo VIII. Certo dei suoi appoggi ischitani, Ferrandino scelse l’imponente costruzione isolana a picco sul mare per proteggersi dal rischio di essere fatto prigioniero. Al tempo, il Castello di Ischia era proprietà di Justo De Candia. Costui era un nobile amico del giovane sovrano. Quella di Ferdinando d’Aragona e Candia, però, si rivelò una storia madida di oscure sfaccettature. Il nobile si rivelò ben presto un traditore. Ammaliato da Carlo e dalla sua imponente flotta, non solo decise di accoglierlo a braccia aperte nel suo maniero, ma ordinò anche alle artiglierie di sparare contro le navi di Ferrandino.

 

Cosa salvò Ferrandino dalla congiura

“Aitante e coltivato nelle arti e nella poesia”. Così Benedetto Croce descrive la figura di Ferdinando d’Aragona. Senz’altro un uomo colto, risoluto e perspicace. Fu proprio questo a salvare Ferrandino dall’infausto destino che lo attendeva una volta approdato sulle sponde ischitane. Il re di Napoli colse subito l’imminente pericolo e, per questo, propose a Justo di venire a soggiornare presso le sue stanze da solo con la consorte. Il cospiratore pensò di accettare, in modo da farlo prigioniero evitando spargimenti di sangue tra soldati. Quando Ferrandino incrociò lo sguardo e strinse la mano di Candia, però, non esitò a trafiggerlo con un pugnale che aveva sapientemente celato. L’esercito del nobile non si oppose, anzi, si prestò subito al servizio di Ferdinando che prese, dunque, possesso della magione.

 

La leggenda di Ferdinando d’Aragona e del Castello di Ischia

Intrisa di esoterismo, la storia di Napoli e della Campania presenta una moltitudine di sfumature interessanti. Il passato di Ischia è segnato da atti violenti, aspri saccheggi e racconti d’amore tormentato. Ciò che lega Ferdinando d’Aragona al Castello di Ischia, però, non è solo la testimonianza di quanto accaduto nel maniero, ma la leggenda che echeggia incessante tra le sue mura. Storia vorrebbe, infatti, che il fantasma di Candia continui a vagare nella magione e che, nelle notti di tempesta, l’ombra tormentata del traditore abbia modo di apparire sulle sommità dell’edificio.

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