San Carminiello ai Mannesi: la gemma esoterica nel cuore di Napoli

Arte e Cultura
Articolo di , 26 Apr 2021

 

Lo si incontra percorrendo via Duomo in discesa. Proteso verso il mare, Vicolo San Carminiello ai Mannesi è una stradina che, di primo acchito, potrebbe apparire come uno dei tanti scorci della Napoli che fu nelle zone del centro storico. Un vicolo da percorrere tutto d’un fiato, da utilizzare come scorciatoia per raggiungere la propria meta. La città della Sirena, però, ha istruito il suo popolo ad andare oltre le apparenze. Ciò che può sembrare una stradina insignificante, a Napoli, ha modo di diventare un punto nevralgico per l’approfondimento storico del luogo; una gemma celata di suggestivo esoterismo. In quel vicoletto, infatti, sorge o, per meglio dire, sorgeva la chiesa di San Carminiello ai Mannesi; un posto tutto da scoprire e di cui, sicuramente, non si parla abbastanza.

 

La storia di San Carminiello ai Mannesi 

All’inizio del XX Secolo, la Chiesa di San Carminiello ai Mannesi era un punto di ritrovo per i cittadini partenopei. La chiamavano “Carminiello” per le dimensioni minute del luogo, per la strettezza della stradina, per l’atmosfera raccolta che si respirava in quel vicolo. Nella stradina che portava alla chiesa, un tempo, si susseguivano le botteghe dei falegnami, detti “mannesi”. San Carminiello sorse nel ‘500. Trecento anni dopo, il Chiarini ne testimoniò i lavori di restauro e le sottrazioni indebite ad opera di ignoti che ne compromisero la bellezza.

 

Quella di San Carminiello ai Mannesi è, come detto, una storia intrisa di affascinante mistero. La II Guerra Mondiale mise a ferro e fuoco il capoluogo campano che, sotto la fredda scure della ferocia nemica perse alcuni luoghi culturali di straordinaria bellezza. Sì come una fenice risorge dalle sue ceneri, però, Napoli ebbe modo di essere riscoperta, in una chiave ancor più oscura ed intrigante. Nel 1943, infatti, durante uno dei sanguinosi bombardamenti che attanagliarono il quieto vivere partenopeo, la chiesetta fu quasi rasa al suolo, riportando alla luce un tesoro custodito per secoli.

 

Le scoperte dopo il bombardamenti

Diverse stratificazioni storiche emersero dalle ceneri di San Carminiello ai Mannesi. Il sito conservò, per secoli, tutte le costruzioni sorte in precedenza. Lo strato più antico custodito da San Carminiello, risale all’epoca della Roma repubblicana. Parliamo di un periodo storico compreso nei primi quattro secoli prima di Cristo. Terme lussuose, bagni caldi e vasche fredde si ergono accanto ad un mitreo. Ma di cosa si tratta? Il mitreo è un luogo di culto dove gli antichi solevano riunirsi per venerare Mitra, divinità di origine persiana che, nell’accezione partenopea, ebbe modo di riprendere diversi riferimenti da numerose religioni differenti.

 

Le rappresentazioni romane presenti nel sito napoletano ritraggono Mitra nell’atto di uccidere un Toro, mentre distoglie lo sguardo dalla sua vittima, protraendolo verso il Sole. Mitra sprigiona la forza vivificante dell’universo, mentre il toro rappresenta un chiaro parallelismo con il Minotauro di Teseo. Uno scorpione, un cane, un corvo ed un serpente spiccano nella rappresentazione insieme al Sole e alla Luna. Il culto del Mitraismo viene, spesso, considerato dagli studiosi come un precursore del Cristianesimo. Basti pensare che, secondo la leggenda, Mitra sarebbe nato in una grotta in una data corrispondente al 25 dicembre; a differenza di Gesù Cristo che, in realtà, non sarebbe venuto alla luce nel medesimo giorno in cui cade la celebrazione della sua nascita. Sebbene, infatti, il Cristianesimo abbia avuto modo di riformare Roma e di attecchire profondamente nella cultura imperiale, questo rischiò inizialmente di soccombere innanzi alla spaventosa propensione dei cittadini al Mitraismo.

 

Fonti: Napoli esoterica e misteriosa (Martin Rua)/Mitraismo.info (Associazione Arte e Archeologia).

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