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’A Riggiola, che cos’è e perché si chiama così? Storia delle antiche ceramiche napoletane
M. D'Andria
Foto Shutterstock

’A Riggiola, che cos’è e perché si chiama così? Storia delle antiche ceramiche napoletane

La riggiola, uno dei più antichi elementi decorativi della storia di Napoli: quando nascono e perchè si chiamano così?

Quando parliamo della “riggiola” ci stiamo riferendo ad un termine specifico, utilizzato tutt’oggi in ambito artistico-architettonico.

La riggiola a Napoli, origine e tradizione

Durante il dominio spagnolo a Napoli, avvenuto nel sedicesimo secolo, ci fu una ricchissima produzione ed esportazione di artigianato. Tra gli elementi più in voga c’erano proprio le piastrelle, dette in napoletano “riggiole“. ‘A riggiola è infatti una ripresa del termine catalano “rajola” e si riferisce a uno specifico tipo di mattonella, quella maiolicata e decorata a mano.

Anche l’addetto alla posa, o “piastrellista”, in napoletano era più comunemente conosciuto come “riggiularo“. Luoghi simbolo della riggiola campana sono ad esempio le città sulla costiera amalfitana, ma non solo: uno splendido esempio di maioliche napoletane è offerto anche dall’antico Chiostro di Santa Chiara, nel cuore del centro storico di Napoli.

In questo periodo storico, in Campania, le riggiole diventano un vero e proprio mezzo d’espressione di grande impatto visivo. Tutt’oggi impreziosiscono e regalano un’atmosfera unica a chiese, palazzi, giardini, chiostri e terrazze. Nei secoli successivi, tra il diciassettesimo e il diciottesimo, si ampliarono inoltre gli elementi decorativi, includendo motivi floreali e scene mitologiche molto più elaborate.
La Napoli borbonica, oltre ad essere una città molto ricca, dai grandi capitali, era anche la terza città più grande e popolata d’Europa, dopo Londra e Parigi. Grazie alle committenze molto ricche nel settore artistico, le pavimentazioni cominciarono a non essere più considerati come sterile insieme di mattonelle ripetute, ma cominciano ad essere progettati come un “grande disegno”, un’idea armonica d’insieme che si sposi con l’architettura circostante.
I colori tipici della scuola napoletana del ‘700 sono solo 7 tra i quali si ricordano il “giallo napoli” e il “blu oltremare“, i restanti colori si ottenevano usando gradazioni e densità diverse oppure mescolando più colori. Le misure delle riggiole settecentesche erano 22×22 o 21x21cm.

Ad oggi, ci sono ancora piccole aziende artigiane che perpetuano questa tradizione – soprattutto per la resistenza e l’ottima resa nel tempo – nella zona di Vietri sul Mare, Cava de’ Tirreni e Nocera Superiore.

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