Fariniello: una parola prestata dal teatro alla lingua napoletana

Mariangela Martoccia

La maschera del seduttore è un’istituzione nella storia del teatro italiano. L’attore che la interpreta, che sia giovane e prestante o maturo e con i segni dell’età, ha il suo segreto per apparire sempre affascinante e attraente: un velo di farina sul viso e…”pronto, in scena!”.

 

Come questa antica pratica teatrale abbia dato origine a una delle parole di uso più comune, soprattutto tra i giovani, del dizionario della lingua napoletana è ciò che scoprirai in questo articolo.

Il personaggio del seduttore

L’incarnazione del seduttore per antonomasia è Don Giovanni Tenorio, il personaggio che rappresenta il clima teatrale, sensuale e passionale della società barocca di inizio Seicento, segnata da una visione del mondo al confine tra bene e male, piacere e dovere morale, trasgressione e punizione.

 

Il Don Giovanni  è il seduttore irrefrenabile. Il libertino senza scrupoli. È il conquistatore seriale senza morale che si prende gioco non solo delle donne e dei mariti, ma anche della morale comune, delle leggi terrene e dello stesso Dio.

 

Il desiderio del Don Giovanni – come dice lo psicologo Massimo Recalcati – riflette il fantasma del desiderio maschile: godere del proprio fascino irresistibile, trasformare la donna in conquista, allungare infinitamente la lista delle proprie imprese seduttive, impiegando la maschera, il trucco, l’artifizio. Giocando con la realtà.

 

È un personaggio leggendario portato sulle scene teatrali spagnole da Tirso de Molina con Il Burlador de Sivilla e El Convidado de Pietra, tra il 1625 e il 1630. Arriva, poi, nella capitale partenopea rappresentato dagli attori della Commedia dell’Improvvisazione,  con la versione in italiano de il Convitato di Pietra e il Nuovo Risarcito.

Cosa è rimasto di questo personaggio nella lingua napoletana?

“Che fariniello!”, quante volte lo avete pensato o esclamato ad alta voce? Mi riferisco soprattutto a voi, donne partenopee. Personalmente, credo ogni volta che mi si avvicina un uomo che esagera con le moine e i complimenti atteggiandosi così a bellimbusto o, peggio ancora, è convinto di essere un grande amatore.

 

Il suo costante sforzo di apparire simpatico e spiritoso, quasi al limite del tollerabile, lo rende una persona estremamente odiosa ed irritante. Addirittura ridicola e tristemente simpatica. Ad ogni modo, fastidiosa.

 

La parola in sé, l’appellativo fariniello, deriva da un consolidato trucco teatrale impiegato dall’attore che interpretava la maschera del seduttore incallito nella Commedia dell’Improvvisazione.  All’attore era richiesto di apparire sempre giovanile e in splendida forma, per questo ricorreva all’espediente di “incipriarsi” il viso con la farina.

 

Solo così l’infarinato, o il fariniello, poteva mascherare i segni del tempo e continuare a fingersi l’amatore che tutte sognavano, mentre sotto il trucco si celava nient’altro che il volto di un uomo segnato, come accade, dagli anni.

 

Nient’altro che un uomo che vuole apparire ciò che non è.

 

Photo credits: Alberoni Magazine



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