Il fascino e i misteri della statua del Nilo

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Annunziata Buggio
Il fascino e i misteri della statua del Nilo
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Chi, una volta nella propria vita non ha desiderato compiere un viaggio nel tempo? Magari vedere con occhi del passato le bellezze della nostra città, riscoprire i luoghi sotto casa ormai dimenticati e apprezzarli sotto un’altra luce, o addentrarsi fra le mura secolari tra vicoli e palazzi e sentire un richiamo diverso, una voce lontana che ci chiama e ci invita ad ascoltarla … provando un brivido sul cuore.Un ricordo passato sospeso fra estasi ed esitazione, alla ricerca di verità o arcani irrisoliti, fra i misteri di Napoli.

Il nostro viaggio nel passato ci porta nel Settecento napoletano, ai tempi del Principe Raimondo di Sangro, quando Napoli Capitale barocca era la seconda città più importante in Europa dopo Parigi, centro delle arti, dei commerci, delle scienze, meta di Grand Tour e fulcro di importanti studi esoterici; un ponte di contatto fra la Tradizione greca, con quella egizia e con la Tradizione ebraica.

Il nostro focus si concentra in largo Piazzetta Nilo o Seggio di Nilo e più precisamente si stringe sul monumento simbolo di Napoli, risalente al 200 -300 d.C. la Statua del Nilo. Cosa rappresenta per Napoli?A distanza di secoli, la scultura è diventata l’emblema della città col nome «Corpo di Napoli» oggetto di studi e ricerche sui culti della Napoli esoterica.

In un precedente articolo abbiamo trattato della storia della Statua del Nilo.

I simboli della Statua del Nilo

Anche se all’ apparenza il Dio Nilo dalle forme sinuose ricorda una donna, forse l’antica Partenope, il suo volto maschile, aggiunto solo nel 1657 durante i primi lavori di restauro, ci svela tutt’altro. Il barbuto Dio sdraiato su una riva con un’espressione che infonde serenità e saggezza, assicura prosperità al suo popolo, reggendo alla sua destra la Cornucopia dell’Abbondanza mentre allatta i figli al seno. Sono tutti riferimenti all’Egitto, con i putti che simboleggiano gli affluenti del fiume, mentre la vigile Sfige, da poco ritornata in Patria, suggerisce la città di provenienza, mentre un Coccodrillo, ormai rubato, l’antico Dio Sebek simbolo di fertilità, dorme ai suoi piedi. Lo sguardo del Dio è sull’Egitto, e la sua forza interiore abbonda come le piene del sacro fiume Nilo che rendono fertile la terra egizia.

Una leggenda narra di un passaggio nascosto alla base della Statua che condurrebbe al tesoro, e lo sguardo del Dio suggerirebbe il luogo del presunto nascondiglio.Vi è poi un’arcano che riguardano la scultura ed è sicuramente la sua posizione strategica: infatti si crede che sia perfettamente allineata al centro di Napoli, proprio ad indicarne il corpo della città.

Il Triangolo Magico

Ma il bello arriva ora: una ricerca colloca la Statua del Nilo ad uno dei vertici del Triangolo Magico, in pratica una specie di flusso di forze che anticamente percorreva il territorio formando nodi energetici, un fenomeno conosciuto agli antichi egizi. I tre vertici del triangolo magico coincidono con tre importanti monumenti della città: il convento di San Domenico, la Statua del Nilo e il Palazzo Di Sangro. Il collegamento non è solo simbolico ma anche reale. Si ipotizza che la causa di quest’energia, proviene dal sottosuolo, in presenza degli ipogei greci, cioè delle antiche cavità sotterranee destinate all’uso di culto. L’acqua è l’elemento comune e vibra nelle viscere della città.

Il nostro viaggio è terminato. Ora tocca a voi indagare l’occulto … ma il fascino misterioso che volteggia sulla Statua del Nilo sembra non aver fine e alimenta nuove storie, ispirando docufilm, eso-thriller, passeggiate narrate, dove leggenda, mito, magia, tradizioni ermetiche, sacro e profano confluiscono in una sola città, Napoli, incarnatasi nel suo simbolo chiave il «Corpo di Napoli» centro della convivenza culturale fra più popoli.



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