Storia e mito della Statua del Nilo

Annunziata Buggio

Nel ventre di Napoli tutto è vita e si muove da secoli con un’energia insonne, proveniente da popoli e culti più antichi dei nostri: gli egizi alessandrini, che nel cuore del centro storico,vivevano in comunità come colonia alessandrina e proprio in Largo Corpo di Napoli, dedicarono il loro culto al sacro Dio Nilo. Da fonti storiche scopriamo inoltre che in quest’area sorgeva l’antico Tempio di Iside, dove i sacerdoti della comunità alessandrina praticavano i loro riti segreti, dedicati alla Dea lunare Iside. Culti maschili e femminili si riversano da secoli nelle arterie principali del centro storico e per la maggior parte si avvicendano sul mito della Statua del Nilo.

In un precedente articolo abbiamo trattato del restauro del Corpo di Napoli con la Sfinge ritornata al suo posto dopo cinquant’anni.

Ma cosa rappresenta questo Dio barbuto per Napoli?

Dilemma: Uomo o Donna? Le sue origini risalgono al periodo alessandrino del II secolo d.C. dell’antica Neapolis, quando gli egizi, per la maggior parte schiavi e mercanti di Alessandria d’Egitto, vivevano in comunità nel cuore del centro storico, e scelsero di edificare una statua al culto del Dio Nilo a memoria delle loro origini. Di quel prezioso monumento si persero le tracce, occultata nel corso dei secoli tra una dominazione e un’altra e con il passaggio in epoche successive da culti pagani a quello cristiano.

Il ritrovamento della statua venne alla luce durante i lavori di riqualificazione del Seggio di Nilo, durante il Medioevo. La sorpresa fu enorme e alimentò la fama dell’antica scultura, ritrovata acefala ovvero, senza testa, con il corpo sinuoso che emergeva dalle polveri. L’interpretazione storica l’attribuì al mito di Partenope, e il culto della sirena alimentò la leggenda del “Corpo di Napoli”.

Restauri e interpretazioni del Dio Nilo

L’incanto della sirena Partenope svanì a seguito dei lavori di restauro, ed il primo si ha nel 1657-58 a opera di Bartolomeo Mori su commissione degli Eletti di Nilo, che posero il blocco di marmo su un basamento a forma di parallelepipedo. In seguito fu integrata la testa del Dio barbuto, la Cornucopia, la Sfinge ed il Coccodrillo, tutte le simbologie che attualmente vediamo, atte a onorare l’origine egizia. Altri restauri susseguirono: nel 1734 fu posta la lapide dettata da Matteo Egizio ancora tutt’ora leggibile e solo ad onor di cronaca, Angelo Viva, un giovane allievo di Giuseppe Sanmartino (il famoso autore del Cristo Velato) completò il rifacimento dell’intera scultura tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. L’ultimo restauro risale al mese di Novembre 2014 con la Sfinge trafugata nel dopoguerra, tornata al suo posto, grazie al contributo del popolo napoletano. Ora il suo calvario sembra aver fine.

Ma oggi cosa resta dell’originale Corpo di Napoli o Statua del Nilo? Forse ben poco di “egiziano” ma è enorme la sua gloriosa fama e la sua leggenda che le varie integrazioni l’hanno resa una contaminazione di stili e linguaggi da Neapolis a Napoli, frutto di quell’antica fratellanza che suggellava popoli e culti differenti, oggi emblema del cuore antico di Napoli.

Articolo a cura di Annunziata Buggio



Comments to Storia e mito della Statua del Nilo

  • Bello l’articolo non conoscevo tutta la sua storia, è molto intrigante! Mi farò un giro nel centro storico per ammirare da vicino la statua. Quanta storia e arte abbiamo a Napoli.

    Alessandro 19 febbraio 2015 22:56 Rispondi

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