La chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, un gioiello napoletano

Donatella Guetta

Nella piazzetta di Monteoliveto, appena defilata dalle vie principali del centro storico di Napoli, una facciata sobria, spoglia e discreta introduce il visitatore ad una chiesa monumentale di mirabile bellezza che svela al suo interno vere e proprie meraviglie artistiche ed architettoniche: la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi.

 

 

Conosciuta anche con il nome di chiesa di Monteoliveto, questo gioiello napoletano di architettura rinascimentale fiorentina, custodisce opere di tale valore e bellezza da guadagnarsi la valenza di un museo.

 

La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1411 con Gurello Origlia durante il regno del sovrano aragonese Ladislao di Durazzo. Al tempo della sua fondazione la chiesa era dedicata a Santa Maria di Monteoliveto ed era stata affidata ai padri Olivetani. Con Alfonso II d’Aragona , re di Napoli, la fabbrica del complesso religioso fu sottoposta a lavori di ampliamento e la chiesa divenne tra le favorite della corte aragonese.

 

Le testimonianze artistiche presenti al suo interno  rivelano la presenza a quel tempo a Napoli di artisti toscani come  Benedetto e Giuliano da Maiano, Giorgio Vasari e Antonio Rossolillo, noti esponenti del Rinascimento . Questi portarono un enorme contributo al complesso e intrecciarono il loro prezioso lavoro, intriso di esperienze fiorentine, con quello di importantissimi artisti napoletani come lo scultore Giovanni da Nola, Girolamo Santacroce e i pittori Fabrizio Santafede, Carlo Sellitto e Francesco Solimena.

 

Gli interventi di restauro

 

L’assetto originario della chiesa ha subito nei secoli diversi rimaneggiamenti.  Venne profondamente modificata nel XVII sec. Da Gaetano Sacco. Nel 1798 Fedrinando I delle Due Sicilie allontanò gli Olivetani per accogliere l’arciconfraternita dei Lombardi. Questi ultimi, dapprima risiedenti nella vecchia chiesa di Sant’Anna, nei pressi del palazzo Carafa di Maddaloni, trovarono così una nuova sistemazione quando videro crollare il soffitto della loro struttura religiosa.  Nel 1801 la chiesa assunse dunque la nuova denominazione di Sant’Anna dei Lombardi.  Anche dopo la seconda guerra mondiale la facciata della chiesa,  in seguito ai gravi danni riportati dai bombardamenti, fu ricostruita e gli interventi di restauro riguardarono in particolar modo l’atrio gotico.

 

Attualmente la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi  si rivela ai nostri occhi secondo l’aspetto che le fu dato nel XVII secoli, allorquando vennero eliminate quasi tutte le tracce dell’originario stile gotico ad eccezione  di alcune finestre e dell’atrio a sesto ribassato in piperno,  tipico del tardogotico.

 

La Facciata

 

La facciata della chiesa , della cui sobrietà abbiamo già detto, quasi a voler meravigliare ancor più una volta che si acceda all’interno, presenta un arco in piperno. L’atrio gotico ospita l’edicola sepolcrale di Domenico Fontana costruita nel 1627dai figli Sebastiano e Giulio Cesare Fontana e proviene dalla chiesa di Sant’Anna distrutta dal terremoto in cui alloggiavano precedentemente i Lombardi.

 

L’interno

 

Appena entrati nella chiesa l’occhio si perde tra le cinque cappelle presenti su ciascun lato e il meraviglioso soffitto cassettonato.  Altre tre cappelle sono presenti nel presbiterio, due sul lato sinistro e una su quello destro. Attraverso un piccolo passaggio si raggiungono altri luoghi del  monastero quali l’Oratorio del Santo Sepolcro, la cappella dell’Assunta, la sacrestia Nuova e la sacrestia Vecchia del Vasari.

La navata è unica e priva di transetto.

 

Le cappelle laterali

 

La struttura architettonica della chiesa presenta alcune tracce inequivocabili del rinascimento fiorentino come le grandi cappelle laterali a pianta centrale che ricordano le tipiche costruzioni fiorentine.

 

Le cappelle conservano al loro interno sculture, decorazioni ed opere di importanti artisti toscani attivi in città. Tra tutte, degne di particolare attenzione sono la cappella Correale che ospita le scultore di Benedetto da Maiano; la cappella Tolosa, di ispirazione brunelleschiana, di Giuliano da Maiano in cui si possono ammirare le sculture della bottega dei Della Robbia e gli affreschi di Cristoforo Sacco di Verona che offrono un tripudio di colori e la cappella Piccolomini, tipico esempio di arte fiorentina.

 

Le altre numerose cappelle presentano le tombe della nobiltà napoletana del XV secolo ed affreschi di artisti come Giuseppe Simonelli, Baldassarre Aloisi, Nicola Malinconico, Francesco Solimena.

 

 

La controfacciata

 

Nella parte alta della controfacciata è presente l’organo del XVII secolo ai cui lati è decorato da un ciclo di affreschi con angeli, opera del pittore seicentesco  Battistello Caracciolo.

 

Nella parte bassa invece , ai lati dell’ingresso, spiccano due altari gentilizi. Sul lato destro quello della Famiglia Ligorio realizzato nel 1532 da Giovanni da Nola. Al centro troviamo la statua della Madonna del Soccorso fiancheggiata ai lati dai santi Andrea e Girolamo. Nel paliotto si ammira il rilievo di San Francesco di Paola che libera dei viandanti raggiunti da una frana.

 

Sul lato sinistro invece troviamo l’altare della famiglia dei Del Pezzo, ad opera di Girolamo Santacroce che lo eseguì nel 1524. Al centro qui troviamo una Madonna col Bambino ai cui lati si ammirano i santi Pietro e Giovanni Battista. Nel paliotto, Cristo e San Pietro sulle acque del lago Tiberiade.

 

Il compianto sul Cristo deposto

 

Imperdibili le opere in terracotta del modenese Guido Mazzoni, conservate nell’oratorio del Santo Sepolcro. Esse rappresentano il gruppo del Compianto sul Cristo deposto e sono una delle opere più famose della Chiesa. Si tratta di otto sculture in terracotta policroma a grandezza naturale. Al centro del gruppo, la figura esanime del Cristo morto e intorno a lui Giuseppe d’Arimatea, Nicodema, la Vergine e gli altri personaggi che erano presenti, secondo i canoni del tempo, nelle iconografie delle rappresentazioni simili. Ad arricchire il contenuto del monastero contribuiscono  le sculture di Antonio Rossolillo, Benedetto da Maiano, Giovanni da Nola e tanti altri.

 

L’altare maggiore fu eseguito su disegno di Giovan Domenico Vinaccia da Bartolomeo e Pietro Ghetti nella seconda metà del XVII secolo.

 

Un passaggetto con corridoio conduce all’oratorio del Santo Sacramento ed alle due sacrestie.

 

Sacrestia del Vasari (o Vecchia)

 

Subito dietro l’abside della chiesa, dopo la cappella dell’Assunta, ci troviamo sul lato sinistro la sacrestia Nuova, la cui volta mostra decorazioni del tipo vasariane, sul lato destro la sacrestia Vecchia o del Vasari, antico refettorio del monastero degli olivetani.

 

Sulla volta della sacrestia vecchia ci sono affreschi del maestro aretino con allegorie. Nel 1544 Giorgio Vasari la volta dell’antico refettorio con Allegorie delle Virtù, mentre le pareti sono adornate da tarsie lignee ad opera di frà Giovanni da Verona (1506-1510).

 

Questa chiesa, di impronta dichiaratamente rinascimentale, ha un’architettura che ad un occhio più attento, rivela una commistione di stili. L’assetto rinascimentale convive con le rimanenze architettoniche gotiche e i rimaneggiamenti di epoca barocca.

 

Piccole curiosità

 

Il vecchio monastero come residenza privata. Ammirando la chiesa dall’esterno si può notare che di fianco ad essa si estende l’ex monastero di santa Maria di Monteoliveto che dopo essere stato soppresso nel 1799 fu utilizzato sia come residenza privata, suddiviso in più unità abitative, che per usi pubblici, come quando nel 1848 ospitò il Parlamento napoletano.

 

Un complesso monastico senza chiostro. L’edificio in origine comprendeva ben quattro chiostri, ornati da giardini e fontane. Successivamente vennero tutti sconnessi dal monastero ed attualmente sono parte integrante della caserma dei Carabinieri “Pastrengo”, adiacente alla chiesa. Il chiostro grande è stato invece destinato ad uso privato ed il monastero dunque risulta privo di chiostro principale.

 

I reali aragonesi nel gruppo di Mazzoni. Il gruppo del Compianto sul Cristo morto di Guido Mazzoni, nelle sue sculture a grandezza naturale, raffigura alcuni sovrani aragonesi. Probabilmente la richiesta di raffigurare i loro volti provenne dai sovrani stessi. Si riconoscono, tra gli altri, Ferdinando I e il figlio Alfonso II di Napoli (nella figura di Giuseppe d’Arimatea).

 

COME ARRIVARE, ORARI E PREZZI

 

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