Il vero volto di San Gennaro: tra leggenda e miracolo

Annunziata Buggio
Il vero volto di San Gennaro: tra leggenda e miracolo
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Conoscete il vero volto di San Gennaro? Quando è avvenuto il primo miracolo? Del Santo Patrono di Napoli si conosce ben poco della sua vita, confusa tra storia e leggenda, così come è misteriosa la liquefazione del suo sangue.

 

Quando si parla di San Gennaro, sia a Napoli che in Italia e all’estero, inevitabilmente il suo nome si lega principalmente alla parola «Miracolo» al concetto di liquefazione del sangue, ridotto quasi esclusivamente a fenomeno folkloristico e di spettacolo, trascurando gli aspetti spirituali del martire che è stato prima di tutto, un uomo.

 

Ma che uomo era? Che volto aveva? Conosciamo tante immagini votive raffiguranti San Gennaro che comprendono busti, sculture, dipinti, bozzetti, medaglioni, monete recante il volto del santo che nel corso dei secoli, si è plasmato fra le mani del Domenichino, De Ribera, Stanzione, Fanzago, De Mura, De Rosa, Solimena, Falcone, Salvator Rosa, Luca Giordano, solo per citarne alcuni. Ma fra i numerosi soggetti elencati, nessuno ci restituisce il vero volto di San Gennaro, ovvero l’identikit preciso, il profilo esatto di come era in vita.

 

Anche della sua agiografia si sà ben poco e talvolta storicamente confusa, intrecciata a leggende arricchite dalla devozione popolare e dai scrittori del tempo che hanno divulgato e reso noto, il culto di San Gennaro, a cui bisognerebbe dare più strette dimensioni.

 

Matilde Serao, prolifica narratrice di storie, luoghi e personaggi napoletani, dedicò al Santo Patrono un libro dal titolo «San Gennaro nella leggenda e nella vita» del 1909 in cui rivela in forma leggendaria che il Santo nacque un sabato di Aprile del 272 d.C. a ridosso della Pasqua, appartenente ad una famiglia romana dei Januarius (un ramo per metà romano e per metà campano) trasferitasi in Campania; sua madre Teonaria Amato di casato napoletano diede alla luce un solo figlio: Publius Faustus Januarius, la cui nascita aveva già del miracoloso.

 

L’agiografia più antica «Passione di San Gennaro, gli Acta Bononiensia» risalente al sec.VI lo presenta come un uomo di circa trent’anni Vescovo di Benevento martirizzato sotto Diocleziano nel 305 d.C. reggente dell’Impero Romano che aveva avviato una furiosa e atroce persecuzione contro i cristiani e condannato da Draconzio, giudice della Campania.

 

Gennaro, rifiutandosi di sconfessare il credo cristiano fu condannato a morte e subì il martirio insieme al diacono Sossio (suo cugino) Festo e Desiderio, a cui si unirono anche i diaconi Procolo, Acuzio, Eutichete, per aver protestato a gran voce la sentenza; sette martiri condannati alla decapitazione presso la Solfatara di Pozzuoli. La leggenda vuole che San Gennaro fu sepolto in Campo Marciano, nella valle del lago di Agnano, ma le sue spoglie subirono un vero calvario, trafugate e ritrovate più volte.

 

Qual è il vero volto di San Gennnaro? E’ difficile risalire al ritratto originale dei primi martiri cristiani, visto l’uso simbolico dell’arte Paleocristiana ma molto probabilmente l’immagine più verosimile al Santo Patrono è del VI secolo, affrescata sulla parete esterna della camera sepolcrale del martire presente alle Catacombe di San Gennaro, che lo presenta con attributi di santo (si nota l’aureola circolare) inserito in primo piano fra il Vesuvio e il Monte Somma, in qualità di protettore di Napoli, a testimoniare il suo patrocinio sulla città. L’immagine è vissuta sfidando i secoli, quasi come un prodigio: la prima e più antica raffigurazione di San Gennaro nella storia.

 

Questo affresco ci restituisce un San Gennaro giovanissimo (morto a 33 anni come Cristo) vestito alla romana, dall’aspetto sereno e fiero pronto a infonde speranza e farsi carico del suo impegno come Patrono. Un volto autentico e privato di ogni autorità.

 

Da allora in poi, il suo volto subisce varie metamorfosi a secondo del potere e del prestigio di Napoli; l’immagine di San Gennaro acquista potenza (espressiva, politica e religiosa) dal XIV secolo, trasformandosi nel volto che tutti conosciamo: «Faccia Gialla» ovvero il busto in oro e argento presente nella Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, all’interno del Duomo.

 

Il bellissimo e prezioso busto reliquiario in oro e argento risalente al 1305, è un capolavoro assoluto dell’arte orafa provenzale fatto eseguire da Carlo II d’Angiò, contenete sia le ossa del cranio che le ampolle del sangue, che da oltre settecento anni è diventato l’emblema di Napoli, il volto ufficiale di San Gennaro, il cui culto si è sparso in tutte le regioni di Oriente e di Occidente.

 

Secondo varie leggende pare che il volto fosse ispirato all’Arcivescovo di Napoli Umberto d’Ormont nativo di Borgogna, o come sostengono altri, prende a modello il volto umile del popolo; è l’evocazione della bellezza platonica senza volto e senza tempo, ricca di valenze simboliche. Il busto di San Gennaro portato in processione su richiesta di napoletani, non ha fatto altro che fortificare la fede di un popolo, invocando la sua protezione nei momenti di maggior sconforto e di pericolo, durante epidemie, terremoti, eruzioni del Vesuvio, assedi stranieri, conquistatori. E come vuole il rito, San Gennaro con il suo miracolo (temuto, invocato, deriso o spettacolarizzato) come sempre risponde, in positivo e in negativo.

Quando è avvenuto il primo miracolo?

La prima notizia storica, data da un cronista medioevale, colloca la liquefazione del sangue di San Gennaro il 17 agosto del 1389 (prima non vi sono certezze) in un periodo buio della storia di Napoli, divisa tra lotte di potere fra Papato e Impero, in una città stremata dalla fame, dalla guerra, dalle carestie, senza una vera guida e preda dello scisma cristiano.

 

Quel miracolo fu prodigioso e inatteso: proprio in un momento così difficile e disperato per Napoli, venne l’aiuto provvidenziale di San Gennaro che per la prima volta (documentata su carta) il suo sangue si liquefa improvvisamente e in pieno agosto, lontano dalle sue ricorrenze liturgiche. Un tale evento che ancora oggi fa riflettere. Da allora e a partire dal XV secolo che il miracolo ha continuato ininterrottamente, rafforzando il legame tra Reliquia e Napoli, ovvero tra San Gennaro, il Miracolo e la sua città, costituendo l’identità culturale di un popolo in cammino spirituale, in un rapporto diretto a tu per tu.

 

Come avviene il miracolo?

Il rito della liquefazione dei santi grumi, secondo tradizione, vuole che avvenga accostando il busto reliquiario contenenti le spoglie del santo, alle sue ampolle; ovvero il volto di San Gennaro deve guardare il suo sangue per adempire al miracolo. Ma in alcune occasioni il sangue si è sciolto in anticipo e prima di essere esposto in pubblico.

C’è chi ritiene che il miracolo avvenga in virtù di un energia psichica emanata dalla folla presente in chiesa, specialmente dalle donne e rientrerebbe nei «fenomeni psicomeccanici» operati dai medium; secondo la natura esoterica-alchemica, l’uso delle cantilene (musica-magica) utilizzate come segna-tempo e operate dalla donne, indurrebbe sul rito e sulla materia e qui si collegano le cantilene operate delle parenti di San Gennaro.

 

Senza entrare nel merito della natura miracolosa, il sangue di San Gennaro (più volte esaminato corrisponde all’emoglobina) è stato attribuito a cause naturali, rientra nell’evento «Miracolo» oggetto di devozione, un segno della sua reale presenza sovrannaturale nella comunità cristiana.

 

Ora non ci resta che aspettare il Miracolo il prossimo 19 Settembre e invocare il suo prodigioso intervento al grido: «Faccia ngialluta fà o’ miracolo!»

 



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