I Cimmeri: gli antichi custodi del sottosuolo e dell’oracolo dei morti. Mito e leggenda

Annunziata Buggio

 

I Cimmeri, l’antico popolo di origine nordica, sono tutt’oggi avvolti nel mistero. Dediti ai rituali del culto dei morti, vivevano in cavità sotterranee senza mai vedere la luce del sole. Diversi miti e leggende citano il Lago D’Averno come sede del loro oracolo.

 

I Cimmeri rappresentano per la storia, per l’archeologia e per la letteratura antica,un’affascinante mistero ancora tutto da decifrare, giunto fino a noi tra mitologia e leggenda.
Si narra che siano vissuti ai Campi Flegrei nell’oscurità del sottosuolo senza mai vedere la luce del sole e che gran parte delle gallerie, grotte e cunicoli tufacei siano da attribuire alla loro maestria. Sono stati considerati i custodi del sottosuolo e dell’oracolo dei morti, un vaticino misterioso ma non segreto consultato da numerosi popoli stranieri che giungevano tra le sponde del Lago d’Averno e del lago Lucrino.

 

Per la storia i Cimmeri sono stati un’antica popolazione nomade indoeuropea del Caucaso, provenienti dalla Russia Meridionale, stanziati sulle sponde del Mar Nero.
Dai Cimmeri prende nome la Crimea (una penisola dell’Ucraina) anticamente nota come Cimmeria. E’ probabile che siano stati citati anche nell’Antico Testamento con il nome di una nazione Gomer, da cui discenderebbe Jafet, uno dei figli di Noè.
In archeologia si indicano per Cimmeri, quell’insieme di tribù vicini agli iranici delle steppe e come narra lo storico Erodoto, furono scacciate dagli Sciti; una parte di queste tribù confluì nei Traci (Bulgaria e Turchia) e altre in Anatolia (Asia Occidentale).
In Campania non si esclude l’insediamento di questo popolo indigeno tra i Campi Flegrei, a Cuma dove nel 1852 durante gli scavi condotti da Leopoldo di Borbone Conte di Siracusa e quelli effettuati da Stevens nel 1878, furono ritrovate antichissime tombe, stoviglie, suppellettili e altri numerosi reperti assimilabili al corredo di una necropoli ma risulta difficile attribuire con esattezza, il ritrovamento dei reperti ai Cimmeri o agli Osci preellenici.

 

Di questo popolo sono state tramandate storie, leggende e mito da fonti storiche dell’antichità: secondo il mito, i Cimmeri sono gli abitanti della terra della Cimmeria, un luogo non ben definito da Omero che li pone oltre oceano, fitto di nebbia – Odissea XI-

«Il sole tramontò, si coprivano d’ombra tutte le strade. E la nave andava ai confini dell’oceano dalla profonda corrente. Là era il popolo dei Cimmeri, sempre coperti da una nuvola oscura di nebbia. E mai il sole splendendo li guarda in alto coi suoi raggi nè quando sale in cielo, nè quando di nuovo si volte verso la terra, ma sopra si estende una notte funesta fra quei miseri mortali»

 

Strabone parlando del libro XI dell’Odissea della ”Nékyia omerica” (in greco nékyia indica il sacrificio o il rito con cui si evocavano i morti a scopo divinatorio) cita in relazione gli scritti dello storico Eforo, il quale localizzava la sede dei Cimmeri presso il Lago D’Averno, un luogo considerato inospitale per le esalazioni che si levavano, dalle acque profonde e calde, un lago circondato e chiuso da montagne scoscese e fitte di vegetazione, tranne nel punto in cui si apriva la Porta degli Inferi, l’ingresso al regno del Dio Ade, signore dell’Oltretomba, connesso al mondo dei morti e ai culti della notte.
Plinio il Vecchio ci fa sapere dell’esistenza di una città Cimmera sorta tra il lago d’Averno e il lago Lucrino.

Sempre Strabone ispirato dai testi di Eforo precisa che i Cimmeri vivevano in case sotterranee ricavate dallo scavo di numerose gallerie collegate fra loro, dove accoglievano gli stranieri all’interno di un tempio predisposto alla consultazione dell’oracolo. Non vedevano mai la luce del sole e uscivano dalle profondità della terra soltanto di notte.
Grazie all’oracolo dei morti, i Cimmeri traevano sostentamento dalle offerte (una tariffa fissata da un loro re) e si cibavano in parte, delle carni animali da sacrificare al rito.

 

Per Eforo, furono i Cimmeri che guidarono gli stranieri nella consultazione dell’oracolo svolgendo funzioni simili ai sacerdoti, mentre per Strabone furono dei veri e propri sacerdoti custodi del culto oracolare, detentori di antichissime conoscenze di origine divina legati ai culti della Terra.
Inoltre qui viene presentata la «Sibilla Cimmeria» che secondo le fonti storiche attribuite a Nevio nel suo «Bellum Punicum» e a Servio Mario Onorato, pongono i vaticini della veggente tra Cuma e Baia. Il termine di origine greco Cimmeria (secondo vari studi) è Kymmeria – Kyme – Cumae – che si accosta al culto della «Sibilla Cumana».

 

Eforo aggiunse che l’oracolo esisteva ancora anche se fu trasferito in un altro luogo e se ne ha memoria fino ai romani.
In effetti la più antica connotazione toponomastica di origine greca “Cimmeria” (da Kyme) cadde in disuso dopo Nevio, facendo affermare la dizione latina “Cumana” (da Cumae); forse a questo cambiamento non è estranea l’adozione da parte di Cuma del latino come lingua ufficiale nell’anno 180 a.C. [fonte https://www.wikiwand.com/it/Cimmeri]

Le origini e la fine di questo misterioso popolo

Notizie e rinvenimenti del mondo antico sui Cimmeri ne sappiamo poco o niente: spesso sono nozioni e frammenti contraddittori dovuti alla consultazione di testi storici (Omero, Eforo, Erodoto, Strabone, Plinio il Vecchio, Cicerone) il più che li accomuna è che sicuramente i Cimmeri furono una popolazione nomade provenienti dalla Russia Meridionale e che scacciati dagli Sciti poi vagarono per altre terre, occupando la Crimea.
Non si conosce con precisione quando giunsero in Campania nel Golfo di Napoli e perché si dedicarono ai culti notturni dell’oltretomba ma una cosa è certa: furono dei profondi conoscitori della terra, traevano sostentamento dal sottosuolo perché fonte di inesauribile ricchezza, dedicandosi principalmente all’estrazione di minerali e ai rituali sacri della Terra, favoriti e spinti da una volontà divina che concesse loro, la divinazione dell’oracolo.

 

Secondo una leggenda, i Cimmeri temevano così tanto la forza distruttrice del Vesuvio che per questo motivo si erano rifiugiati nel sottosuolo, venerando il vulcano con offerte e sacrifici – alla pari di un Dio – pur di scongiurare la sua furia.
Nella fantasia popolare e in alcune leggende napoletane, i Cimmeri sono stati identificati nei Giganti, in esseri mitologici dalle fattezze umane e dotati di un’incredibile statura e forza, a cui sono state attribuite lo scavo delle enormi gallerie tufacee e le misteriose cavità del sottosuolo che si estendono da Napoli fino a Cuma.

 

Come la presenza dei Cimmeri è stata considerata misteriosa, altrettanta leggendaria è stata tramandata la loro scomparsa: secondo Strabone, fu il responso cattivo dell’oracolo a loro sfavore che segnò l’imminente fine, distrutti da un re a cui non si era avverata la profezia.

 

Curiosità napoletane: tra i cognomi più diffusi a Napoli, particolare attenzione merita «Cimmino» di cui si suppone sia una derivazione in riferimento all’antico popolo.
Giovanni Pontano che nel suo «De Bello Neapolitano» ci narra l’esistenza di un quartiere dei Cimmeri situato nei cunicoli sotterranei della Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, di cui oggi è indicata col nome di una via «Via dei Cimbri» (Cimmeri in greco antico) e che ancora nel 1623 Don Cesare d’Eugenio Caracciolo in «Napoli Sacra» indica la Chiesa di Santa Maria di Portanova a Cimmino – così chiamata per la presenza in zona di tal nazione Crimea (i Cimmeri).
E da qui che si è plasmata l’idea che i Cimmeri siano stati gli antichi custodi della Napoli sotterranea …

 

Si ringrazia per le fonti Archeoflegrei – http://www.archeoflegrei.it
Per approfondire si consulti https://books.openedition.org/pcjb/670?lang=it



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