Sant’Antonio e la leggenda de “‘O ‘pane p”e pezziènte”

Claudio Pezzella

La storia del meraviglioso legame tra Sant’Antonio da Padova e la città di Napoli, raccontata attraverso il miracolo de “‘o ‘pane p”e pezziènt”.

 

Sebbene sia nato a Lisbona e morto a Padova, il popolo di Napoli è molto legato alla figura di Sant’Antonio che, tra l’altro, fu patrono della città dal 1799 al 1814 per alcune vicissitudini di stampo politico per le quali subentrò in sostituzione di San Gennaro. Nato Fernando Martins de Bulhões, Antonio da Padova vide i natali, come detto, in Portogallo, il 15 agosto del 1195. In vita, ha appartenuto all’ordine dei Francescani e venne proclamato Santo da Papa Gregorio IX nel 1232. Sant’Antonio viaggiò molto, avendo vissuto prima in Portogallo, poi in Francia ed in Italia. Sant’Antonio da Padova viene illustrato come un uomo dotato di grande umiltà e di sapienza straordinaria. Il suo vasto bagaglio culturale, lo portò a diventare un predicatore di spicco, mostrando le sue attitudini oratorie, per la prima volta, a Forlì nel 1222.

 

Antonio venne incaricato, tra le altre cose, dell’insegnamento della teologia ed inviato da San Francesco in persona ad opporsi alla diffusione del movimento ereticale dei catari in Francia. Dopodiché, venne trasferito a Bologna e, infine, a Padova, dove morì all’età di 36 anni, il 13 giugno del 1231. Antonio sarebbe stato canonizzato in meno di un anno. Ad oggi, il suo culto è tra i più diffusi nell’ambiente cattolico. Il legame tra Sant’Antonio da Padova e la città di Napoli affonda le radici nella credenza popolare de “‘O ‘pane p”e pezziénte”, a partire da cui è nata una vera e propria tradizione, onorata annualmente in gran parte d’Italia nel giorno in cui si celebra il Santo.

Sant’Antonio, la storia de “‘O ‘pane p”e pezziènt”

La figura di Sant’Antonio da Padova è circondata da storie particolarmente affascinanti, forti di una simbologia radicata, ormai profondamente, nell’immaginario collettivo. Papa Pio IX amava affermare che il mondo fosse pieno di miracoli avvenuti per intercessione del Santo. La storia de “‘O ‘pane p”e pezziènt” deriva proprio da questo. Questa tradizione, infatti, proviene dal miracolo della resurrezione del piccolo Tommasino. Il libro dei Miracoli di Sant’Antonio da Padova riporta i dettagli della vicenda, da molti chiamata “Leggenda Rigaldina”.

 

Il protagonista della storia, comunque, è un bambino di soli venti mesi originario di Padova e, per l’appunto, di nome Tommasino. La leggenda vuole che il piccolo perda la vita annegando in una tinozza piena d’acqua, a causa di una distrazione della madre. Questa, rabbrividisce innanzi alla scoperta del corpicino privo di vita del piccolo, iniziando a piangere, pregare e disperarsi, invocando l’aiuto di Sant’Antonio.

 

La donna offre un voto al Santo, affermando di regalare ai poveri, ogni anno, una quantità di grano uguale a quella del peso del bambino; qualora lo riportasse in vita. Dopo ore passate a pregare senza sosta, non ottenendo il minimo segno di vita dal bambino, questi riprende improvvisamente conoscenza. Da quel momento in poi nacque la tradizione del “pondus pueri”, in italiano “peso del bambino”; attraverso cui, i genitori promettono al Santo di dare in beneficenza una quantità di pane uguale al peso dei propri figli, in cambio della loro protezione.

Perché a Napoli il numero 13 porta fortuna?

Come detto, il simbolismo rappresenta una forte costante nella storia di Sant’Antonio da Padova, soprattutto sotto l’aspetto numerico. Qualora vi foste mai chiesti il motivo per il quale il numero 13 sia un numero fortunato, a dispetto del pensiero comune vigente nel resto del mondo per il quale si tratti di una cifra nefasta, in questa sede i vostri dubbi saranno finalmente sanati. Il numero 13 è identificativo di Sant’Antonio. La cifra ricorre molte volte nella storia del Santo, essendo la data della sua morte e corrispondendo al numero di miracoli che compie ogni giorno. I fedeli rivolgono 13 invocazioni a Sant’Antonio per il miracolo e portano 13 pezzi di pane al Santuario di Padova, come nel resto d’Italia, come gesto di devozione. Durante le celebrazioni, i pezzi porti in sacrificio vengono spezzati in parti più piccole, in modo da simboleggiare la moltiplicazione del pane esplicata nei Vangeli.

 



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