Luoghi del cuore FAI: Napoli, Nola e Salerno nella classifica nazionale. In testa Santa Luciella

23 meravigliosi luoghi in tutta Italia avranno nuova vita grazie al FAI: tre sono in Campania.

Arte e Cultura
Articolo di , 14 Dic 2023
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Foto FAI

Ventitré “Luoghi del Cuore” avranno nuova vita grazie al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS in collaborazione con Intesa Sanpaolo, nell’ambito della più importante campagna italiana di sensibilizzazione dei cittadini sul valore del patrimonio e sulla necessità di proteggerlo, restaurarlo e valorizzarlo.

Sono storie e progetti che raccontano un’Italia di piccole comunità che si impegnano con tenacia a preservare e a valorizzare il proprio territorio a partire dal patrimonio culturale e paesaggistico, riconosciuto testimonianza significativa e imperdibile di storia, identità e tradizioni, ma anche motore di aggregazione sociale e sviluppo economico, stimolo per il coinvolgimento di tutta la comunità, con grande attenzione ai più giovani, e occasione per affrontare i temi della sostenibilità, della crisi ambientale e dell’accessibilità.

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Luoghi del cuore FAI, 23 progetti in tutta Italia

Da Nord a Sud Italia saranno finanziati ventitré progetti che riguardano luoghi amati e identitari, che rivelano storie uniche di passione e perseveranza. Tra questi incontriamo ad esempio l’impegno di un’associazione di giovani nel centro di Napoli per il recupero e la riapertura di piccole e antiche chiese abbandonate, che ha coinvolto anche gli abitanti del quartiere. Ci sono luoghi simbolo dell’impatto del cambiamento climatico, come l’antica Salina Camillone di Cervia (RA), sommersa dall’alluvione dello scorso maggio, e luoghi dove si lavorerà a una fruizione dell’arte multimodale, inclusiva e autonoma per diversi tipi di pubblico, come l’Oratorio della Beata Vergine Assunta a Calvenzano (BG).

Storie e luoghi capaci di far dialogare privati cittadini, enti pubblici ed enti scientifici, come nel caso di Via Vandelli, un cammino sulle Alpi Apuane progettato nel Settecento per collegare Modena e Massa e che sarà reso maggiormente fruibile in collaborazione con una rete di Comuni e con il CAI, oppure a Oristano, dove un piccolo nucleo di suore di clausura si sono battute a favore del proprio monastero fino a ottenere il contributo per la sua valorizzazione con la collaborazione della Prefettura e dell’Università di Cagliari. E ancora, troviamo luoghi capaci di ricucire tradizioni quasi scomparse, come l’antica arte di fondere – e suonare – le campane che ancora resiste a Valduggia (VC).

Con questi 23 interventi salgono a 162 i progetti finanziati dal 2003 a oggi grazie al censimento del FAI.

FAI, 3 progetti in Campania

La Chiesa di Santa Luciella a Napoli

In Campania il FAI sosterrà con un contributo di 20.000 euro un progetto di valorizzazione a favore della Chiesa di Santa Luciella a Napoli, al 19° posto della classifica nazionale del censimento 2022 con 11.450 voti raccolti grazie all’Associazione “Respiriamo Arte” che ha scelto il Censimento “I Luoghi del Cuore” per ampliare la conoscenza del luogo. L’Associazione, nata dal desiderio di un piccolo gruppo di giovani laureati partenopei di far “vivere e respirare arte” a molti, attraverso la tutela del patrimonio della città, si occupa dal 2013 di promuovere il recupero e la valorizzazione della Chiesa di Santa Luciella ai Librai e del Complesso dei Santi Filippo e Giacomo dell’Arte della Seta, sia da un punto di vista di sviluppo turistico sia d’inclusione sociale. Per fare questo propone momenti aggregativi per gli abitanti del quartiere, come scuola di canto, lezioni gratuite per i bambini su temi fondamentali quali la legalità, l’educazione civica e l’impegno sociale. La passione, la perseveranza e il dinamismo operoso che contraddistingue l’associazione ha potuto creare concrete opportunità per alcuni giovani e permette quotidianamente agli abitanti del quartiere, della città e ai turisti di scoprire e conoscere un pezzo importante della storia della città. La piccola chiesa di Santa Luciella, alle spalle di San Gregorio Armeno, fu fondata poco prima del 1327 per volere del consigliere reale degli Angiò, Bartolomeo di Capua. Dal 1739 fu sede di culto dell’antica corporazione dei maestri pipernieri, artisti che scolpivano il piperno, una pietra durissima. Essi lavoravano con martello e scalpello e, temendo che le schegge potessero conficcarglisi negli occhi, iniziarono a venerare Santa Lucia, protettrice della vista. Questi artisti erano una corporazione molto potente in città, visti i presunti forti poteri alchemici di infondere alle pietre energie benigne o maligne. L’affresco con lo stemma della corporazione è ancora visibile sopra il portale d’ingresso in piperno. Profondamente rimaneggiata nei decenni successivi, divenne sede dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione. L’interno, di ridotte dimensioni, ha un’unica navata rettangolare, con soffitto a volta stellata e un pregevole pavimento maiolicato. Dalla sacrestia si scende nell’ipogeo, ove è custodito il celebre, quanto insolito, teschio con le orecchie: un raro esemplare di cranio a cui sono rimaste conservate le cartilagini mummificate delle orecchie. Fino all’inizio del ‘900 i napoletani si recavano per rivolgergli preghiere, ritenendolo un canale privilegiato per comunicare con l’aldilà. Il culto delle “anime pezzentelle” fu molto venerato nella città, con la pratica di adottare un teschio, elargendogli cure e preghiere, in cambio di favori. Cessato l’utilizzo da parte dell’Arciconfraternita, la chiesa era rimasta in completo abbandono per oltre trent’anni, fino all’affidamento, nel 2019, all’Associazione Respiriamo Arte, che l’ha riaperta alle visite provvedendo ai primi interventi di restauro, secondo un programma che continuerà con il progressivo reperimento di finanziamenti. Il progetto sostenuto da FAI e Intesa Sanpaolo, richiesto dall’Associazione Respiriamo Arte – prevede la valorizzazione della chiesa attraverso una nuova illuminazione degli spazi, con un sistema di luci gestite da una regia, che permette tanto l’ottimizzazione nell’ottica del risparmio energetico, quanto l’illuminazione di singole parti durante le visite guidate per dare maggiore enfasi alla narrazione della Chiesa di Santa Luciella.

La Chiesa di Santa Maria Jacobi a Nola

Ancora, il FAI sosterrà con un contributo di 19.000 euro un progetto di restauro a favore della Chiesa di Santa Maria Jacobi a Nola (NA), al 33° posto della classifica nazionale del censimento 2022 con 7.777 voti raccolti dal comitato “Nola oltre Nola”, composto dall’Archeoclub d’Italia, sezione di Nola, in collaborazione con numerosi altri enti del territorio. La Chiesa di Santa Maria Jacobi sorge su preesistenze di epoca romana; fu una dimora laica nel Duecento, trasformata in luogo di culto delle clarisse nel secolo successivo, con più trasformazioni tra Cinquecento e Settecento, fino alla soppressione dell’ordine nell’Ottocento, dopo la quale il complesso monastico divenne una scuola. L’intervento sostenuto da “I Luoghi del Cuore” si concentrerà sulla chiesa: la semplice aula rettangolare, con due archi a tutto sesto, trova conclusione nella luminosità spoglia dell’abside quadrata, su cui si apre una bifora traforata che si ispira a modelli di derivazione francese (di origine francese è anche il culto della Madonna dei Jacobi). Le pareti della navata erano ricoperte da un ciclo di affreschi, eseguito tra i secoli XIV e XV, in cui è evidente la lezione cromatica, figurativa e compositiva di artisti di provenienza laziale, toscana e marchigiana, chiamati alla corte degli Angioini. Il ciclo di carattere religioso era stato strappato e ricollocato su pannelli fissati alla parete. Staccati questi ultimi per motivi di conservazione, è riemersa la precedente decorazione profana, tardo duecentesca, appartenente alla fase del palatium laico, con motivi fitomorfi, zoomorfi e araldici. Il progetto sostenuto da FAI e Intesa Sanpaolo, richiesto dalla Diocesi di Nola, prevede il restauro conservativo dell’intera parete affrescata sinistra e delle murature medievali a vista della chiesa. L’intervento riguarderà in particolare le decorazioni laiche a finto paramento murario abitato da motivi floreali e da uccelli, che costituisce una rarità nel panorama figurativo della Campania medievale e che si trova in precario stato di conservazione. Sarà oggetto di recupero anche la fascia superiore con la raffigurazione a carattere moraleggiante di Aristotele e Filide. L’intervento chiude un programma di azioni già in corso che includono il restauro della parete destra, oggetto di un finanziamento dell’Archeoclub, e dei pannelli con gli affreschi religiosi trecenteschi (il cui strappo ha fatto emergere la decorazione duecentesca), che saranno allestiti nel coro superiore (Coro delle Clarisse).

La Madonna Immacolata del Tesoro di San Matteo nel Duomo di Salerno

Infine, sempre in Campania il FAI sosterrà con un contributo di 3.800 euro un progetto di restauro conservativo a favore della Madonna Immacolata del Tesoro di San Matteo nel Duomo di Salerno, al 23° posto della classifica nazionale del censimento 2022 con 9.754 voti raccolti dal comitato locale “Amanti della cultura e della spiritualità per la Madonna Immacolata nel Duomo di Salerno”, supportato dalla Delegazione FAI di Salerno. Sono inoltre state coinvolte tutte le scuole del territorio. Il Duomo è il monumento più importante e illustre di Salerno. È dedicato a San Matteo Evangelista di cui ne conserva le reliquie. La costruzione della cattedrale fu avviata dal duca normanno Roberto il Guiscardo, subito dopo la conquista di Salerno, avvenuta nel 1076 al termine di quasi sette mesi di assedio. Per esaltare la propria figura e guadagnare il favore della cittadinanza, volle costruire un tempio in onore dell’Evangelista Matteo, le cui spoglie vi erano conservate sin dal 954. La chiesa venne consacrata nel 1084 direttamente da papa Gregorio VII, che troverà anch’egli sepoltura nella cattedrale. Fu costruita in stile romanico, di cui resta il campanile e il quadriportico, circondato da un colonnato con archi a tutto sesto intarsiati. Nei secoli seguirono diverse modifiche e aggiunte barocche. Appartiene al Tesoro di San Matteo la statua lignea policroma della Madonna Immacolata. Fu scolpita nella prima metà del ‘700 da un autore di ambito napoletano. L’Immacolata, di ottima fattura e grande espressività, viene raffigurata nell’iconografia tradizionale: con le braccia spalancate, lo sguardo rivolto al cielo, i panneggi svolazzanti, in piedi su una nuvola con tre cherubini. La statua risulta essere stata già restaurata in tempi passati, lo testimonia un pesante strato di ridipintura che ne ha alterato l’aspetto originario. Il progetto sostenuto da FAI e Intesa Sanpaolo, richiesto dalla Cattedrale primaziale di Salerno, prevede il restauro conservativo della scultura raffigurante la “Madonna Immacolata”. La statua, già oggetto di un restauro in passato, presenta ampie ridipinture che coprono tutta l’opera, celando i colori originali. Le condizioni generali sono pessime: sono presenti perdite e sollevamenti di colore ma anche estesi fori di attacchi xilofagi che ne mettono in pericolo il supporto ligneo. In alcuni punti il legno è completamente polverizzato. Il progetto redatto e pronto per essere attuato è già approvato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino. La statua, collocata in posizione centrale nel passaggio dei visitatori che visitano la cripta del Duomo, è oggetto di grande venerazione da parte dei fedeli.

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