O Cuorpo e Napule: la statua del Nilo

Grande Napoli
O Cuorpo e Napule: la statua del Nilo
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La storia partenopea è riccamente intessuta di vicende più o meno significative collegate alla presenza di forti comunità  straniere, stabilitesi a Napoli per motivi economico-commerciali.

Nel quartiere che si sviluppa presso l’estremità  occidentale della palteia inferiore di Neapolis, l’attuale Piazzetta Nilo, si stabilì, fin dalla prima età  imperiale, una comunità  di mercanti e marinai provenienti da Alessandria d’Egitto. Tale comunità , come confermato dalla topomastica medioevale, pose la sua residenza nell’area della città  greca che a luogo fu poi ricordata come Regio Nilensis.

Ancora oggi il largo che si apre ad Oriente di piazza san Domenico maggiore prende il nome dal Nilo, fiume caro alle popolazioni in questione e divinità  da esse venerata. Con la partenza dei mercanti, la divinità  fluviale, rappresentata mediante una statua in marmo bianco, fu sepolta e dimenticata. La statua riemerse nel 500 a seguito della demolizione della vecchia sede del seggio, battezzato “del Nilo” per l’abbondanza d’acqua nel sottosuolo. Nel largo, denominato ed indicato fino a tutto il medioevo come Vico egli Alessandrini, fu collocata già  nel XVII secolo la statua, definita anch’essa del Nilo. La divinità  fluviale è raffigurata secondo la consueta immagine ellenistica del vecchio sdraiato ed appoggiato su una roccia dalla quale sgorga l’acqua; coperto da un mantello nella parte inferiore, il dio-fiume è attorniato da diversi putti e da una sfinge, a simboleggiare rispettivamente i rami del fiume ed il legame con l’Egitto. Inizialmente si pensava che tale corpo appartenesse ad una donna, che nell’immaginario collettivo rappresentava Napoli che allatta i suoi figli. Dagli scritti antichi emergono le chiacchierate tra la statua, denominata “˜O cuorpo “e Napule, ed il fiume Sebeto.

La statua del Nilo è un’opera romana, anche se risulta alterata dai diversi restauri. In particolare, la testa fu aggiunta solo nel 1657, quando la statua venne restaurata e collocata presso il sedile del Nilo. Il corpo era stato infatti trovato acefalo.
Il basamento su cui oggi è posizionata la statua risale al XVIII secolo, quando, durante il regno di Carlo di Borbone, fu nuovamente restaurata.

Fonte dell’articolo comune.napoli.it



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