La storia di Tobia e San Raffaele: l’Arcangelo dell’amore

Annunziata Buggio
La storia di Tobia e San Raffaele: l’Arcangelo dell’amore
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Il destino avverso di due innamorati, quello di Tobia e Sara, si intreccia con l’aiuto prezioso di un Arcangelo misterioso che li salverà da ogni pericolo.

Una storia affascinante è legata alla figura dell’Arcangelo Raffaele, protettore dell’amore coniugale. Lo spunto per poterla raccontare, ci viene tramandata da una scultura napoletana che proprio nel giorno di San Valentino, si può ammirare in tutto il suo splendore.
Il fulcro d’attrazione è il Museo del Tesoro di San Gennaro, che conserva una preziosa collezione di argenti di grande valore e fra questi spicca la scultura molto venerata dagli innamorati: è quella del Tobiolo e l’Angelo, una bellissima statua in argento del 1797 finemente lavorata, realizzata su disegno dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino (l’autore del celebre Cristo velato) che raffigura San Raffaele Arcangelo e Tobia con ai piedi il pesce miracoloso (simbolo cristiano legato al santo).
Secondo un’antica tradizione, che fondeva elementi pagani e quelli cristiani, per augurare fecondità alle donne e auspicare il fidanzamento delle ragazze in cerca di marito, queste si recavano il 24 Ottobre (data spostata il 29 Settembre) nella Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Materdei a baciare il pesce leggendario della statua per assicurarsi il divino intervento; usanza derivata dalla tipica espressione sarcastica e di buon auspicio “va’ a vasà ‘o pesce ‘e San Rafèle“ e da quell’antico rituale di fecondità sacro-profano, di potenziamento sessuale.
Dovreste vedere al Museo del Tesoro di San Gennaro, le fila di donne in cerca di marito, davanti alla statua di San Raffaele a chiedere la sua intercessione, nel giorno di San Valentino.

Il libro di Tobia

I protagonisti di questa storia sono due: l’Arcangelo Raffaele e il giovane Tobia o Tobiolo (nella versione italiana) che s’incontrano durante un leggendario viaggio. In contemporanea in un’altra città, una fanciulla di nome Sara, invoca Dio affinché possa mettere fine ai suoi giorni.
La storia è tratta dal Libro di Tobia, contenuto nella Bibbia Cristiana dell’Antico Testamento, è si presenta come una sorta di racconto popolare «a lieto fine» che esalta la buona condotta dei personaggi principali, nel rispetto del prossimo e della legge. Anche la scelta dei nomi non è casuale nella narrazione; infatti la radice ebraica del nome Tobia, significa appunto bontà e proprio questa virtù è messa in luce nel corso della storia.
Il racconto è ambientanto nel VII secolo a.C. con testo prevenuto in greco, e narra le vicende a puntate di una famiglia di ebrei: il padre Tobi, un uomo molto pio e umile, la madre Anna e il figlio Tobiolo. Nel testo greco, padre e figlio hanno lo stesso nome Tobias (senior e junior).

La storia e la leggenda

Il giovane Tobia è inviato dal padre (reso ceco e prossimo alla morte) a compiere un lungo viaggio in Media per riscuotere i dieci talenti d’argento che aveva conservato anni prima in deposito, presso un parente di nome Gabael, per poterne disporre prima che muoia. Per tale motivo si raccoglie in preghiera e chiede aiuto al Signore affinché sorvegli suo figlio.

Non lontano, si sviluppa la storia triste e drammatica di Sara; questa è una giovane donna parente di Tobi, posseduta dal demone Asmodeo che la induce ad uccidere ogni sposo, in questo caso i suoi sventurati sette mariti, durante la prima notte di nozze. Avvilita e disperata tenta di togliersi la vita, chiedendo aiuto a Dio.

Il Signore ascolta le preghiere di Tobi e Sara e decide di inviare sulla terra l’Arcangelo Raffaele in loro aiuto, sotto mentite spoglie.
Durante il viaggio, Tobia incontra un uomo misterioso che si propone come guida e che lo accompagnerà luogo la strada; nel corso della storia, il ragazzo si imbatte in tanti avvenimenti insoliti che torneranno utili alla salvezza di suo padre e alla liberazione di Sara.
L’episodio importante è quello della sosta presso il fiume Tigri in cui Tobia è assalito da un grosso pesce; la sua giuda (l’Arcangelo Raffaele) lo incoraggia a non scappare ma di catturare la bestia per la testa ed ucciderla.
Su consiglio dell’uomo misterioso, Tobia sconfigge il pesce ed estrae da esso il fegato, il fiele ed il cuore, che custodirà in saccocce durante il cammino.
Arrivati ad Ecbatana, Tobia è informato sulla triste vicenda della sua parente Sara che vuole tentare il suicidio. Giunto in casa di lei e colto dalla bellezza della fanciulla, Tobia si innamora a prima vista e la chiede subito in moglie. Raguele, padre di Sara, acconsente alle nozze e senza rivelare nulla all’ignaro sposo, fa scavare dai suoi servi una nuova fossa al malcapitato.
Sara ricambia il suo amore ma teme che anche questa volta Asmodeo la indurrà all’omicidio.
Intanto l’Arcangelo Raffaele informa Tobia della possessione demoniaca di Sara e lo incita a cucinare il cuore di quel pesce e di farlo mangiare alla ragazza prima di coricarsi con questa, in quanto annullerà il maleficio di Asmodeo.
La notte d’amore per la gioia di Sara e di Tobia, passa felicemente sotto ogni punto di vista: la maledizione finalmente è sparita.

Lungo il ritorno una serie di peripezie si avvicendano. Riscossa la somma di danaro da Gabael, Tobia fa rotta verso casa con Sara e giunto nella sua dimora, su indicazione di Raffaele, egli chiede di spalmare sugli occhi del padre non vedente quel fiele estratto dal pesce in quanto gli ridarà la vista. Miracolosamente Tobi acquista l’uso della vista e gioisce per la buona sorte del figlio. Solo a quel punto l’uomo misterioso si rivela come l’Arcangelo Raffaele inviato da Dio per salvare dalle sventure il vecchio Tobi e la giovane Sara.
Morale della favola: ancora una volta vince la bontà e l’amore e tutti vissero felici e contenti.

Nella tradizione biblica Raffaele vuol dire “medicina di Dio” o “Dio guarisce” e si contrappone al significato del nome del demone Asmodeo “colui che fa perire”.
L’Arcangelo Raffaele è considerato il protettore dei giovani, dell’amore coniugale, dei fidanzati, dei viaggiatori, dei profughi e dei farmacisti. I suoi simboli sono il pesce e il vaso farmaceutico.

Un’invito a San Valentino, per tutte le single in cerca dell’amore, di recarsi al Museo del Tesoro di San Gennaro per toccare la statua miracolosa di San Raffaele. Provare per credere!



Comments to La storia di Tobia e San Raffaele: l’Arcangelo dell’amore

  • Scusate ma credo che la foto non sia dell’Arcangelo, ma piuttosto San Rocco…La conchiglia, simbolo del cammino di Compostela, ed il cane sono la simbologia classica del Santo. Malato di peste, fu il cane a nutrirlo e salvarlo.

    Silvia M. 24 novembre 2016 16:18 Rispondi
    • Si tratta di una foto proprio della statua miracolosa.

      Valentina Cosentino Valentina Cosentino 24 novembre 2016 20:46 Rispondi
  • Confermo che si tratti effettivamente della statua di
    “san Raffaele” l’ho vista proprio ieri nel museo del tesoro di s.Gennaro a Napoli, dove una guida giovane e bravissima ci ha raccontato la storia e l’ammonimento divertente che ne deriva. E’ vero che l’arcangelo ha sul petto la con conchiglia di Campostela ma è un simbolismo per indicarlo come viaggiatore, come infatti si presenta a Tobiolo sotto mentite spoglie.

    Anna.L 16 dicembre 2016 6:30 Rispondi
  • Preciso i mariti li uccide il demone non sara la prima notte di nozze… tobia non morira’ perche’preghera’ con sara tutta la prima notte chiedendo la benedizione di Dio su di loro.

    Alice 4 giugno 2017 21:11 Rispondi

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