White Chill Out Lungomare – cucina di mare identitaria sullo scenografico litorale di Pozzuoli
Nicola Scamardella, terza generazione di ristoratori, è il carismatico e giovane owner del ristorante di famiglia
Non inganni l’anglofonia del nome, White Chill Out, evocativo di un cosmopolitismo gastronomico – che pure non manca nella proposta commerciale: in uno dei luoghi più evocativi e suggestivi della località capoluogo Flegreo, il locale della famiglia Scamardella rappresenta una vera e propria oasi di accoglienza e cultura eno-gastronomica, proprio ai piedi del leggendario Rione Terra.
Tocca oggi a Nicola Scamardella – anche, ca va sans dire, presidente della Confcommercio di Pozzuoli, a ulteriore imprimatur dell’amore incondizionato per i propri luoghi – raccogliere l’eredità familiare avita da oltre cinquant’anni: il nonno Nicola, capostipite generazionale, è stato il fondatore della Noce D’Oro, mentre il padre Salvatore del successivo “l’Incontro”, nomen omen per un locale assurto, in una manciata di anni, a vero e proprio ritrovo del jet-set non solo partenopeo, “Pibe De Oro” Diego Maradona in primis.
Per ciò che concerne la gestione attuale, è stato merito di Nicola Scamardella aver contemperato gli afflati di un lusso “sostenibile” – lontano dalla gratuita opulenza oggi tanto in voga – con le esigenze del fine-dining, innestato come mero correttivo della tradizione locale, come vedremo dalle evidenze di alcuni piatti degustati.
Due cenni sulla funzionale ripartizione degli spazi, con arredi moderni e boiserie in legno, chef’s table, tavolo ubicato nella funzionale cantina dei vini, dehor privé con affaccio nello splendido golfo di Pozzuoli: senza dimenticare lo scenografico bancone da cocktail, con una serie di signature preparati al momento, magari da gustare sugli stratificati appetizer.
La direzione della cucina, infine, è stata devoluta allo chef trentottenne palermitano Alessio Galati, con notabili trascorsi professionali allo stellato “I Pupi di Bagheria” e poi cooptato nei ranghi partenopei: possibilità di quattro menù degustazione – terra, mare, vegano e per eventi – e interessanti pairing con referenze enologiche, ideate dal momento dai sommelier, a rifinitura dell’esperienza degustativa.
Le portate della degustazione
Si parte dagli appetizer, dallo scrivente reputati cartina di tornasole del livello di un ristorante: iniziamo dal rigore classico del “gambero mandorlato”, transitando per l’equilibrata freschezza del binomio “tartare di tonno con rondelle di mandorle e salsa guacamole, salmone marinato con asparagi sbiancati”: il crudo è davvero esaustivo e scenografico con le “ostriche italiani e francesi, noci di mare di Barletta, gambero rosso di Ischia e scampo al traino di Ponza.”
Si continua con l’omaggio iberico “insalata di astice alla Catalana” – a mio avviso un “signature dish” del locale per la perfetta cottura del mollusco, estratto dal carapace, seguito dalle note aromatiche del “soutè di vongole veraci aromatizzato al bergamotto”: in pairing la bolla di Francesca Carannante “Vino spumante di qualità metodo classico da Pinot Noir dosaggio zero” non delude, sorretta da una notevole tensione acida e mineralità data dal vitigno impiegato in purezza.
Il “carciofo alla Giudea, gamberi, riccio e spuma di Parmigiano Reggiano invecchiato 36 mesi” è un piatto davvero spinto sotto il profilo della sapidità, che fa il paio con il baccalà alla Sofia – dedicato alla figlia dell’owner Nicola – prima fritto e poi ripassato in padella con pomodorini flegrei: per entrambi l’abbinamento enologico è con il Catà di Cantine Olivella – Catalanesca del Monte Somma IGP, che ben sostiene la complessità delle preparazioni.
Ancora è la volta dello “spaghettone quadrato con riccio selezionato e acqua di pomodoro al gin”, in pairing lo Chardonnay Pays d’Oc Louis Max 2022, cui fa seguito il “polipetto al barbecue in doppia consistenza e carbone vegetale”: sagace il servizio del sommelier con un vino rosso “scarico” come il Pinot Noir 2022 della maison francese Pierre Ferraud, per demolire stereotipi inveterati come quello dell’esclusività dei bianchi con il pescato.
Concludiamo con il dessert “tartelletta con pasta frolla e meringa”, rifinita al tavolo con il servizio del fuoco, a evocare il rito del flambè: di gran rigore ed essenzialità il pairing con il Tawny Port invecchiato dieci anni dell’azienda Graham’s, epitome di una terra che presenta più di un punto di contatto con la nostra amata regione, della quale i Campi Flegrei sono snodo turistico ineludibile.

