Il Complesso Monumentale di Santa Chiara: storia e descrizione di un simbolo di Napoli

Giovanna Iengo

Tra le incredibili e impareggiabili bellezze della Campania non può non figurare il Monastero di Santa Chiara.

 

L’arte e la fede a Napoli sono inscindibili. Vi sono innumerevoli costruzioni monumentali che fondono i due elementi così presenti e così amati nella regione. Nel bel mezzo del centro storico partenopeo infatti è stato ad esempio eretto uno dei simboli della città. Si tratta del più grande elemento gotico-angioina del partenopeo: l’antico e celeberrimo Complesso Monumentale di Santa Chiara.

La costruzione

La costruzione del Complesso, a cui si accede tramite via Benedetto Croce, partì nel 1310. Ciò avvenne per volontà di Roberto d’Angiò e di sua moglie Sancia di Maiorca. L’erezione francescana constava di due conventi. Uno era femminile, per le clarisse, e l’altro era maschile, per i frati minori francescani. Era caratterizzato da forme gotiche. La sua facciata vedeva incastonato un antico rosone traforato. Tutto ciò è ancora riscontrabile all’interno della struttura in quanto oggi appare esattamente come allora per quanto riguarda queste caratteristiche.
Tra il 1739 e il 1742 l’architetto Domenico Antonio Vaccaro si occupò di alcune modifiche al Complesso, arricchendolo notevolmente di rivestimenti considerevoli in stile barocco. Formò due viali lasciandoli incrociare per dividere il giardino in quattro settori, decorandoli come ancora oggi possiamo notare. Il 4 agosto del 1943 un bombardamento aereo distrusse la chiesa, che fu perciò ricostruita seguendo lo stile originario. Dieci anni dopo fu riaperta al culto. All’interno del Museo presente nel Complesso è ancora possibile osservare ciò che è scampato al bombardamento.

Chiesa di Santa Chiara

La chiesa presenta un’unica navata con dieci cappelle per lato. All’interno del presbiterio sono presenti monumenti funebri della famiglia reale angioina. Al centro vi è la tomba di Roberto d’Angiò, a destra quelle di Carlo di Calabria e Maria di Valois e a sinistra quella di Maria di Durazzo. Nell’ultima cappella sulla destra sono conservati i resti della famiglia Borbone. La cappella ha invece tre navate, due delle quali sono ricoperte da volte a crociera.

Il Chiostro

Nel Complesso è presente il meraviglioso Chiostro Maiolicato. Lungo il corso della sua storia ha subito numerosi lavori con altrettante trasformazioni. Anche in questo caso la più rilevante è avvenuta per mano dell’architetto Vaccaro. L’erezione è in stile trecentesco, formata da archi a sesto acuto poggiati su pilastrini in piperno. E ciò è rimasto inalterato nel corso del tempo. Il giardino invece ha subito notevoli modifiche. Due dei quattro settori di cui sopra, nei quali è diviso, sono giardini all’italiana, con siepi, fontane e tanto verde. Gli altri due sono appositamente adibiti alla coltivazione. I viali sono fiancheggiati da pilastri ottagonali rivestiti da caratterizzanti maioliche rappresentanti festoni vegetali. Le sedute presenti tra l’uno e l’altro sono totalmente maiolicate, a riprenderne lo stile, con gli schienali rappresentanti scene popolari, marine, mitologiche, agresti e uno dedicato alla vita monastica.

Il presepe

Proprio fuori dal Chiostro c’è una sala. Al suo interno è presente un antico presepe con pastori del Settecento e dell’Ottocento. Gli elementi che lo compongono sono tutti dotati di una cura dei dettagli certosina, dagli abiti in tessuto, ai volti decorati, fino agli elementi più caratteristici della napoletanità cristiana. La natività è rappresentata in un monumento romano abbandonato, a simboleggiare una nuova cristianità, scampata al paganesimo. Ma in ciò è inquadrabile anche la scoperta dell’area archeologia ercolanese di quel periodo.

Il Museo dell’Opera Francescana

Alla fine del Chiostro c’è l’ingresso al Museo. Quest’ultimo risulta significativo per il Complesso stesso, in quanto ne conserva i resti sopravvissuti al famoso bombardamento. Contiene ben quattro sale: Sala Archeologica, Sala della Storia, Sala dei Marmi e Sala dei Reliquari. È possibile visionare anche i resti di Giotto risalenti al Coro delle monache.

L’Area Archeologica

All’interno dell’Area Archeologica sono presenti due livelli: un ipogeo e uno stabilimento termale romano. Quest’ultimo fu scoperto nel dopoguerra. Si suppone appartenesse a una villa patrizia e presenta una struttura simile alle thermae di Pompei e di Ercolano.

La leggenda

C’è una leggenda che aleggia sulla struttura. Parrebbe che una volta l’anno, nel giorno del suo compleanno, la regina Giovanna I, col suo sguardo mortale, faccia visita alla struttura.



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