Tour nella Napoli Liberty. Alla scoperta di Palazzo Zevallos Stigliano

Emanuela Francini

 

Dipinti di Caravaggio, statue seicentesche, manifesti pubblicitari e preziosi gioielli dell’Art Noveau sono alcune delle numerose opere esposte presso la galleria d’arte di Palazzo Zevallos Stigliano, di proprietà del gruppo Intesa Sanpaolo. Si tratta di un tour nelle Napoli Liberty.

 

Questo gioiellino monumentale ubicato in via Toledo, cuore e punto nodale del centro cittadino partenopeo, è stato eretto tra il 1637 e 1639 da Cosimo Fanzago su volontà della famiglia spagnola degli Zevallos, duchi di Ostuni. Ospita all’interno delle sue sale nobili con criterio cronologico le 70 opere della Napoli Liberty. Si tratta di pitture che vanno dal Seicento a quelle delle Ottocento. Disegni, inoltre, a matita e carboncino di Vincenzo Gemito eseguiti a cavallo tra il XIX e XX secolo, a cui è stata appunto dedicata un’intera sala.

 

Tra i pezzi più importanti della collezione artistica spicca l’ultima opera di Caravaggio, il Martirio di sant’Orsola, del 1610. Si sa, per comprendere fin infondo le radici ed i motivi delle opere artistiche è fondamentale contestualizzarle storicamente. Per tale motivo è importante porre l’accento sull’Art Noveau: questa si è affermata verso la fine dell’Ottocento in Europa.

 

Si tratta architettura polimaterica, multiforme, asimmetrica, sensuale e artistica contagia Napoli. Il nuove stile – In Italia detto Liberty – rispecchia l’affrancamento del monumentalismo ottocentesco e il benessere della borghesia.  Si tratta degli albori della Belle Epoque che porta con sé una moltitudine di progetti che rende Napoli una metropoli moderna e cosmopolita sin oltre la fine della Grande Guerra.
Adesso scopriamo insieme tutte le curiosità del tour nella Napoli Liberty e la storia di alcuni dei pezzi
peculiari che questa splendido edificio conserva al suo interno.

Martirio di sant’Orsola, 1610, olio su tela

Il tragico Martirio di sant’Orsola di Caravaggio, Michelangelo Merisi, è appunto il vertice delle raccolte d’Intesa Sanpaolo.  L’opera è stata compiuta a Napoli nel maggio 1610, poco più di un mese prima della sua morte. La Sant’Orsola è una delle tre sole testimonianze delle attività del maestro lombardo rimaste in città, affiancata dalle Sette Opere di Misericordia per la chiesa dell’omonimo Pio Monte e la Flagellazione di Cristo per San Domenico Maggiore. Questa ora è esposta al Museo di Capodimonte.

 

L’episodio del martirio della santa, secondo la tradizione, narra di una principessa cristiana di origine bretone uccisa a Colonia, di ritorno da un pellegrinaggio, per mano del re unno che se ne era invaghito. A questo livello della storia, l’opera è appunto concentrata al suo momento culminante ed è ridotta all’essenziale, fuori dagli schemi della precedente tradizione iconografica. Tra i testimoni del dramma figura lo stesso pittore, autoritrattosi sulla destra della composizione dietro la santa, quasi come presagio della sua imminente fine.

 

Commissionata dal principe Marcantonio Doria per il tramite di Lanfranco Massa e spedita a Genova poco dopo essere uscita dallo studio del pittore ancora fresca di vernice, la Sant’Orsola ha attraversato complicate vicende prima di essere acquistata nel 1972 dall’allora Banca Commerciale Italiana come opera attribuita a Mattia Preti. La reale paternità del dipinto e la sua fondamentale posizione storica saranno definitivamente chiarite dai ritrovamenti d’archivio soltanto nel 1980. Alle alterazioni subite posto rimedio l’importante restauro promosso dalla Banca e condotto tra il 2003 e il 2004 presso l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma.

Tour nella Napoli Liberty, i luoghi della società

Come nel resto d’Italia, anche a Napoli lo stile Liberty o Floreale o Nuovo nasce tra la fine del XIX e del XX secolo. Napoli matura quel lento processo di modernizzazione della società civile e culturale che trova alimento in un rinnovato dialogo tra intellettuali, giornalisti, scrittori e
politici. L’istituzione della conferenza è una novità per le nuove élite borghesi della città, impegnate a divulgare i valori della cultura, delle scienze, delle aeri non più tradizionali in salotti privati ma in circoli, teatri, caffè, librerie e case editrici.

 

Nel mondo del giornalismo, spiccano Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao alla redazione de “Il Mattino” che Carducci definì il giornale meglio scritto d’Italia. Benedetto Croce e Salvatore Di Giacomo danno vita nel 1892 alla rivista “Napoli nobilissima”. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi del Novecento, i luoghi di vita associativa si trovano tra la Galleria Umberto I e il Circolo Artistico che si insedia a pochi passi dal Caffè Gambrinus.

 

Napoli come Parigi è una capitale mondana con i suoi cafés chantants. Al Salone Margherita si esibiscono numerose sciantose e la diffusione della canzone napoletana esplode in tutto il mondo. Si apre stabilmente il cinema in Italia, la Sala Recanati, e nel 1906 sono attive in città ben 27 sale cinematografiche. Con i produttori cinematografici Roberto Troncone e Gustavo Lombardo, esordiscono le prime dive  dell’epopea del muto, Francesca Bertini (Assunta Spina) e Leda Gys. La mostra Napoli Liberty è inoltre accompagnata da una piccola  antologia di brani tratti dal canzoniere napoletano dei più grandi autori dei primi anni del Novecento come Mario Pasquale Costa, Vincenzo Russo, Edoardo Nicolardi, Libero Bovio, Raffaele Viviani, Gabriele D’Annunzio, Ernesto Murolo.

Sculture e disegni di Vincenzo Gemito

Le opere di Vincenzo Gemito, provenienti dalla raccolta dell’avvocato Gabriele Consolazio, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti dell’artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento fino agli anni Venti del secolo successivo, documentano la straordinaria parabola artistica del grande Gemito.

 

Si parla di un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata dai profondi squilibri psichici che comportano lunghe interruzioni dell’attività creativa. Dal naturalismo più diretto si passa alla più sofisticata serie di ritratti di personaggi famosi e a una ricerca plastica. Anche gli splendidi disegni sono rappresentati attraverso una tecnica strabiliante. Sono usati contemporaneamente materiali e procedimenti diversi, come matita, carboncino, inchiostro, acquerello, sanguigna, tempera bianca con realismo prorompente e solare.

Tour nella Napoli Liberty, l’avvento del gioiello

La città partenopea è tra le prime città in Italia a cogliere l’esigenza del rinnovamento nei generi di lusso, facendo leva su un settore di antica tradizione, l’oreficeria che acquisisce un immediato successo internazionale nell’adozione dei modelli Art Noveau o Liberty. La critica modernista europea contribuisce ad esaltare il valore dell’arte orafa riconoscendone dignità artistica nell’equazione gioiello/opera d’arte. Tra i più famosi gioiellieri napoletani si ricordano Vincenzo Miranda, Gaetano Jacoangeli, Alfredo Knight.

 

Non è da meno il settore della lavorazione delle pietre dure, corallo, madreperla, spuma di lava, che conta artigiani di altissimo livello, grazie a maestranze della Scuola del corallo di Torre del Greco. Anch’essi liberano una fantasia straordinaria nell’invenzione di bottoni, bastoni, fermacarte, pertenesse e portagioie completando il lavoro della materia con l’oro e l’argento, per esaltare la lucentezza della madreperla, le venature della tartaruga e le qualità del corallo locale.

 

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