Pippo Pelo: 60 anni a tutta voce
Pippo Pelo: 60 anni a tutta voce
S. Parisi
7 Ott 2026 - 09:47

Pippo Pelo: 60 anni a tutta voce

Incontro/intervista con il più popolare e longevo conduttore di radio Kiss Kiss a pochi giorni dal suo party "Shine" per celebrare un magico 60° compleanno.

D: Ciao Pippo e… bentrovato nei sixties!
Mettiti comodo e parliamo di queste favolose 60 candeline, ma non solo.
Allora, s
essant’anni, oltre 300 invitati, Marechiaro, La Conca del Mare, tre piani di torta e 60 candeline: Pippo, ma tu volevi festeggiare un bel compleanno o organizzare il Festival di Sanremo?
R: In realtà volevo fare entrambe le cose: volevo festeggiare i sessanta e volevo che la lettura di tutti gli invitati fosse proprio attraverso le persone presenti, perché tutti hanno riconosciuto nei presenti le persone fondamentali per i miei sessant’anni e quindi festeggiarli in questo modo.
Volevo fare il Festival di Sanremo perché la mia vita è fatta di musica e soprattutto di musica di qualità, ma anche di musica per divertirsi: sia quella che ho annunciato alla radio, sia quella che ho guardato ai concerti, sia quella che ho frequentato! E quindi anche alla mia festa c’è stata l’orchestra come a Sanremo e la discoteca come nella mia vita di sempre.

D: ⁠Guardando quella distesa di amici, famiglia, colleghi, artisti, volti della radio e della tivù, hai avuto più la sensazione di essere alla festa o davanti alla fotografia di una parte della tua vita?
R: La mia festa è stato un momento di riflessione molto più potente di quello che potessi immaginare e me ne sono accorto esattamente quando ho guardato in volto tutte le 350 persone presenti, quando le lacrime anche contro la mia volontà sono venute fuori, proprio perché mi sono accorto in un attimo di tutte le cose belle e meno belle che mi sono capitate in questi 60 anni di vita e 40 di carriera. Quindi anche in questo caso mi sento di dirti che le emozioni hanno preso il sopravvento: le emozioni sono anche commozioni e quando ti vengono trasmesse dalle persone, dall’umanità ti rendi conto anche dell’affetto, del bene. Ho avvertito tanto tanto amore, moltissimo… durante tutta la festa mi ha talmente inebriato che non mi ha fatto vedere più niente con lucidità: ma sono contento così e poi… resta!

D: La location, gli allestimenti, il catering, l’orchestra, i cantanti, i dj, il dance floor… quanto c’era del Pippo Pelo che conosciamo e quanto invece di Cesare Falcone che magari conoscono soltanto gli amici più intimi (…tanti)?
R: C’era una divisione equilibrata. Di Pippo c’era la maniacalità delle cose che hai citato nella domanda, tutte le cose in qualche modo sono state apprezzate dagli ospiti: ospiti che erano metà relativi alla mia sfera lavorativa e metà alla mia vita privata. C’erano i miei amici d’infanzia, quelli di sempre, quelli che mi hanno aiutato in tutte le cose che ho fatto, c’erano i miei fratelli, che da quando non ho più i miei genitori sono l’unico riferimento importante. Volevo l’affetto per Cesare Falcone, volevo la presenza e la testimonianza di quelli che m’hanno accompagnato in tutti questi anni, che non ritengo assolutamente trascorsi e che anzi ritengo al punto importante in cui si fanno un po’ di bilanci.

D: Qual è stato un momento della serata in cui hai pensato: “Ok, questa cosa me la ricorderò per sempre”?
R: …Quando per la prima volta ho avvertito la mancanza di una persona che è stata fondamentale nella mia vita professionale, che non voglio citarti, ma che mancava per importanti ragioni. E poi quando ho avvertito che accanto a me c’era mia madre: l’ho avvertito in due momenti particolari della festa, che preferisco non raccontare, ma ho avuto la certezza di averla accanto come per rasserenarmi: ho avvertito che gli angeli esistono davvero, li abbiamo accanto, sono sempre presenti nelle nostre vite.

D: Quasi quarant’anni di Kiss Kiss: se potessi rimettere in cuffia un episodio della tua carriera, quale sceglieresti?
R: Non amo ascoltarmi o riascoltarmi, non lo faccio mai: ma mi piacerebbe tanto risentire (non lo faccio da tempo perché non la trovo più) la mia prima puntata a radio Kiss Kiss, cioè l’emozione di un ragazzino di poco più di vent’anni che parlava per la prima volta ad un microfono a tutta l’Italia. Quella mi piacerebbe risentirla perché penso che così ingenuo non so mai più stato…

D: Cinquant’anni di Kiss Kiss e quasi quaranta vissuti da conduttore e protagonista: cosa è cambiato di più secondo te nella radio e cosa invece non cambierà mai?
R: La radio è cambiata moltissimo negli anni: sono cambiati i mezzi con cui il pubblico approccia la radio, oggi facciamo una radio interattiva, con gli ascoltatori che intervengono attraverso whatsapp; c’è stato il periodo del telefono fisso, il periodo dei fax, quello delle mail e degli sms per arrivare oggi ai vocali e l’interazione in diretta, le radio strizzano l’occhio a un pubblico giovane che ahimè stenta a lasciarsi conquistare dalla radio. Racconto sempre che quando negli anni 90 conducevo Facciamo Candy Candy o Pelo e Contropelo spesso incontravo genitori che mi fermavano per strada mi dicevano “mio figlio ti adora: possiamo farci una foto? poassiamo scattarti una foto? o puoi fare una dedica a mia figlia perché ti adora? Oggi incontro quasi sempre ragazzi che mi chiedono “puoi fare un video per mio padre o per mia madre che ti adorano?”

Non è un problema mio, non sono io che sono cambiato o cresciuto e quindi mi rivolgo al pubblico adulto: è cambiato il pubblico della radio e quello che c’era prima, è cresciuto con noi. Oggi i ragazzi di vent’anni ascoltano le piattaforme, ma quello che mi piace pensare è che però prima o poi arrivano alla radio: certo, dobbiamo abituarci all’idea che prima dei trent’anni difficilmente i ragazzi oggi ascoltino la radio, insomma questa è una cosa per cui è cambiato assolutamente l’approccio, il target medio, l’età del pubblico che ascolta la radio: per il resto rimane sempre il mezzo più potente, più caldo, più immediato e veloce, più di compagnia… soprattutto per chi viaggia o chi va a lavoro. Questa credo è la forza che continuerà a far sopravvivere la radio a tutte le insidie arrivate con il mondo dei podcast e le piattaforme digitali con la musica che è cambiata…

Insomma credo che la radio vincerà sempre, perché finché ci sarà qualcuno che avrà voglia di sentirsi in compagnia e di ricevere compagnia da un medium, ascolterà la radio!

D: Hai visto nascere, crescere e diventare famosi tanti personaggi: qual è un talento che hai riconosciuto prima degli altri e quello che invece ti ha fregato completamente le previsioni?
R: Talenti riconosciuti prima degli altri? Posso vantarne alcuni, ma se devo dirne uno… Gigi e Ross, due ragazzi che scoprii facendo zapping su una radio campana, erano giovanissimi, un diluvio di battute, di calambur, di simpatia: erano due persone sulle quali potevi lavorare e li chiamai subito qui a radio Kiss Kiss. Da lì a qualche mese erano in onda: abbiamo lavorato tanto insieme e con loro mi riconosco proprio la capacità di averli fiutato subito. Un po’ com’è successo con Adriana, che oggi mi accompagna ogni mattina in diretta. Invece l’occasione persa sono stati Pio e Amedeo, che avrei voluto seguire volentieri e ascoltavo da una radio pugliese: li fece venire qui per un incontro col nostro editore, ma l’incontro purtroppo per vari motivi non andò a buon fine ed è stato un mio grande rammarico. Anche in loro avevo visto un talento efficace: magari l’aveva visto anche un altro dalle loro parti prima, però volevo essere il primo a dar loro la platea nazionale! Non ho potuto perché… la radio non è mia, per cui l’incontro previsto non è mai arrivato e sono andati altrove infilando la carriera che tutti conosciamo!

D: Sei diventato famoso anche per gli scherzi telefonici. Oggi chi sarebbe più difficile da prendere in giro: l’ascoltatore, il politico, l’influencer o l’intelligenza artificiale?
R: Diciamo oggi gli scherzi sono diventati più difficili da fare per una serie di ovvi motivi da quando esistono i call center la gente non risponde più ai numeri anonimi o sconosciuti, ma io caparbio ho ripreso a farli e mi sto divertendo da pazzi. Ricordo che all’epoca quando i miei scherzi divennero famosi, Mediaset mi chiamò a fare una rubrica, la prima sul web, che si chiamava Un Pelo nel Web, in cui facevo video-scherzi e poi ho lavorato tanto in Scherzi a Parte: li organizzavo a personaggi che con la radio non frequentavo, come attori famosi, tipo Michele Placido, o calciatori come Lavezzi oppure la nuotatrice Alessia Filippi e poi tanti cantanti da Giorgia a tanti altri… Ma ricordo che non ho mai provato a farne uno a un politico: mi sarebbe piaciuto tantissimo. Non ci sono mai riuscito semplicemente perché ho avuto un po’ di paura…

Poi all’apice di questo successo per gli scherzi telefonici, dopo aver vinto anche Grolla d’Oro con Scherzi a Parte, ho deciso che forse era il caso di mollare la cosa mentre era al suo massimo, sebbene da qualche tempo ho occasionalmente ripreso e non è detto che a un politico non organizzi uno scherzo coi fiocchi…

D: Cosa replicheresti on air: “Il pelo nell’uovo”,  “Facciamo Candy Candy” o “Pelo e Contropelo”?
R:La radio per il 50º compleanno che ricorre proprio in questi giorni aveva pensato di fare una puntata speciale di Facciamo Candy Candy: non abbiamo ancora fatta, probabilmente la faremo… Facciamo Candy Candy è il programma che in qualche modo mi ha dato la possibilità di arrivare là dove con una radio era molto difficile arrivare, a un successo anche proprio estetico. Perché è un programma che in qualche modo ha rivoluzionato il modo di fare la radio, il modo di parlare di sesso in radio, quindi lo rifarei ma sempre in puntate speciali, una tantum, per far capire alla gente come oggi è cambiato il mondo della sessualità: oggi i ragazzi di dodici anni ne sanno già più di un quarantenne e quindi da quel punto di vista sarebbe divertente solo mostrarne l’ironia e la mia autoironia.

D: Qual è la parola(ccia) napoletana che meglio descrive Pippo Pelo?
R: …Ma quella che mi dicono gli ascoltatori è per strada è “sfaccimmo”!

D: Se alla festa di Marechiaro avessi potuto invitare una sola persona che non c’è più, chi avresti voluto veder entrare dalla porta?
R: La domanda è pleonastica: se devo essere Cesare ovviamente mia madre, ma Pippo Pelo avrebbe voluto vedere… Totò!

D: ⁠Tre parole per raccontare questi sessant’anni, ma non puoi usare “radio”, “Napoli” e “Kiss Kiss”
R: Entusiasmo, forza e… coraggio

D: Cesare, quella sera a Marechiaro c’erano 60 candeline. Ma se dovessi spegnerne una sola, quale periodo della tua vita non vorresti mai vedere spegnersi?
R: In realtà per Cesare la domanda è abbastanza facile e l’ho raccontato proprio stamattina in radio: quell’unica volta nella vita in cui penso di essermi veramente innamorato!

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