Il nuovo corso del San Pietro di Cetara sotto l’egida del gruppo Armatore
Nuova vita per il San Pietro, situato nel meraviglioso borgo di Cetara.
Cetara, piccolo borgo di pescatori incastonato alle pendici del monte Falerio, sulla costiera Amalfitana, patrimonio Unesco per la bellezza morfologica e paesaggistica del suo territorio.
Il legame indissolubile che esiste fra territorio e industria dell’ospitalità in senso lato, ha portato da sempre a considerare il San Pietro in piazzetta come uno dei ristoranti paradigmatici del luogo, con una storia oramai cinquantennale alle spalle. Ebbene, da circa due mesi, tale antro gastronomico rinasce a nuova vita, grazie alla famiglia Della Monica – già owner e founder del brand Armatore, azienda leader nel settore della lavorazione del tonno e delle alici, con un packaging fra i più innovativi sul mercato europeo – cui il precedente chef Franco Tammaro ha ceduto la titolarità.
Per la verità, una palingenesi che si è collocata nel solco della continuità, grazie all’apporto dello chef Andrea Falcone – già allievo di Tammaro – che ha saputo mettere, con concreta dedizione, il proprio estro al servizio della materia prima autoctona, cifra distintiva identitaria internazionale. In sala troviamo – a rifinire l’offerta riguardante il servizio – il solerte e facondo Enrico, memoria storia di Cetara e il giovane sommelier, di origini russe, Gregory Pappalardo, fine selezionatore di chicche enologiche.
Una cucina dunque all’insegna dell’essenzialità, che colloca il mare al centro della proposta, con i prodotti di Armatore come sostrato, riflettendone con sagacia e creatività temperata le innovazioni nella gamma, ed un banco pesce quotidiano quasi “antologico”, con possibilità estesa di cottura alla brace delle varietà locali.
Splendida e privilegiata l’ubicazione e il restyling degli ambienti, curati dallo studio Apts Architettura, il cui operato ha preservato gli ambienti originari del San Pietro, unendoli ai nuovi trend come l’impiego di teak, superfici materiche e un’illuminazione calibrata, mai invasiva.
I piatti e i vini in pairing
Gli appetizer sono, come sovente accade, una vera e propria cartina di tornasole della proposta, e si parte con il trio “gazpacho di pomodoro con filetti di tonno rosso, stracciatella di bufala e crostini di pane – tentacolo di polpo, caponatina di verdure e salsa alla provola – alici fritte e ripiene con riduzione di aglianico” tutti hanno tensione acida, sapidità calibrata, la panatura delle alici è croccante, mai untuosa.
Il “carpaccio di tonno rosso con fichi, bottarga di tonno rosso e salsa agli agrumi” rappresenta, senza orpelli, il punto di congiunzione fra archetipo aziendale di Armatore e tradizione in cucina, con una materia prima apicale per qualità.
I due primi sono rappresentati dalla genovese di tonno con cipollotto croccante e riduzione di Aglianico (qui forse pleonastica, a cagione di un eccesso di sapidità) e dal risotto alla pescatora, delizioso e opulento, omaggio alla ricetta che impiegava lo chef Tammaro, con una grande selezione di molluschi e crostacei locali.
Si chiude la degustazione con un trancio di ricciola locale – prescegliamo la cottura alla brace – accompagnata da scarole saltate: nessun cedimento sul dessert, con la “torta di rose con crema al mascarpone”, attendiamo lo chef al varco con una prova sui lievitati, anche se il padellino con alici è già un must.
Passando ai pairing enologici ideati da Pappalardo, l’esordio spetta al Dubl metodo classico rosè, bolla da Aglianico vinificato in rosato, dell’azienda Feudi di San Gregorio: segue la scoperta – per lo scrivente – Arianiè Fiano di Avellino D.O.C.G. dell’azienda Laura De Vito, annata 2023, solo duemila bottiglie per tutta la mineralità dei terreni di Lapio in un calice. Il Greco di Tufo D.O.C.G. 2024 dell’azienda di Salza Irpina Di Meo è ormai un classico del territorio, eccellenti nuance di frutta esotica, cedro e lime, al palato grande freschezza: di Tenuta San Francesco – eccellenza nella vicina Tramonti – assaggiamo invece il nuovissimo Piedirosso, da vigne pre-filossera, annata 2021.
La chiusura ideata da Pappalardo è riservata al blend di Aglianico Tintore e Piedirosso Costa D’Amalfi D.O.C. “Tuffo di testa” – customizzata con il logo del ristorante San Pietro e a questi distribuito in esclusiva – sempre della medesima Tenuta San Francesco, e infine i liquori dell’azienda Agrocetus di Cetara, memorabile quello con limoni della costiera e mandorle dop, perfetto sul dessert.

