Bollicine d’altitudine, sapori del Golfo: la lezione di stile di Altemasi Trentodoc
A Napoli, una settimana di Metodo Classico tra identità territoriali e alta cucina: da CrudoRè una cena verticale esplora le affinità fra bollicine di montagna, crudi di mare e sapori mediterranei.
Dal 12 al 18 ottobre, Napoli accoglie Altemasi Week, itinerario enogastronomico dedicato al Metodo Classico trentino, fra ristoranti d’autore, degustazioni e incontri. Sette giorni nei quali le bollicine di montagna dialogano con la cultura gastronomica del Golfo, in un confronto che intreccia sensibilità territoriali e ricerca del gusto. Protagonista è Altemasi Trentodoc, espressione della viticoltura d’altitudine e di una concezione stilistica fondata su freschezza, precisione ed eleganza misurata. Le uve provengono da vigneti collocati fra 450 e 850 metri, dove le escursioni termiche preservano tensione acida e definizione aromatica, elementi distintivi del Metodo Classico di montagna. Una cifra identitaria che incontra la luminosità marina e la generosità della tavola partenopea.

Altemasi Week coinvolge venti locali fra Napoli, Campi Flegrei, Procida e area vesuviana, affiancati da sette enoteche che propongono le etichette a condizioni speciali. Il progetto porta la firma di Cavit, consorzio trentino che riunisce undici cantine sociali e oltre 5.250 viticoltori, con una presenza internazionale consolidata.
Momento significativo della kermesse è stata la «Cena Verticale» di martedì 13 ottobre da CrudoRè in via Carlo Poerio, nel cuore di Chiaia. Il ristorante, fondato da Gianni Liotti con la moglie Lina e la sorella Antonella, ha costruito la propria identità sulla cucina di mare, sul pesce crudo e su un’attenta carta dei vini (co-redatta dal sommelier Mario Vitiello), nella quale Champagne e spumanti di rango occupano un posto di rilievo. La serata ha percorso un itinerario in cinque tempi, concepito per misurare la versatilità delle etichette Altemasi attraverso consistenze, sapidità e differenti registri gustativi, dall’aperitivo al dessert.

Il benvenuto è stato affidato all’Altemasi Trentodoc Millesimato 2022, che introduce con freschezza il carattere del territorio trentino e prepara il palato alla portate. A seguire una variazione di tartare e sashimi, accompagnata dall’Altemasi Trentodoc Pas Dosé 2020: l’assenza di dosaggio esaltava la nettezza del sorso e la componente minerale in un pairing di precisione col pesce crudo fresco e assai delicato. Il primo piatto, bigoli con astice e tartufo nero, ha incontrato l’Altemasi Trentodoc Rosé. La struttura avvolgente del crostaceo ha trovato un interlocutore naturale nel profilo fruttato del rosé, mentre il tartufo, terroso e persistente, ha introdotto complessità e olfatto. È stato il passaggio più suadente e ambizioso del menu: l’effervescenza ha alleggerito la pasta, mentre la componente aromatica del fungo ha messo alla prova la delicatezza del vino.

Il pescato del giorno alla mugnaia con porcini e misticanza è stato servito con Altemasi Trentodoc Riserva Graal 2018. Qui la maturità della cuvée e la maggiore articolazione del profilo evolutivo si sono confrontati con la morbidezza della preparazione alla mugnaia. La freschezza del Trentodoc contrastava la componente grassa, mentre la persistenza del vino sosteneva il sapore del pesce col suo side senza introdurre interferenze aromatiche superflue. In chiusura una torta al formaggio infornata con marmellata d’arance e caramello salato ha accompagnato Rupe Re Vendemmia Tardiva 2022: la dolcezza del vino con quella del dessert, la nota agrumata dell’arancia e la sfumatura tostata sapida del caramello. Un epilogo di contrasti calibrati, in cui componente zuccherina e persistenza acida restituivano slancio al finale.

La serata si è congedata lasciando nel calice l’eco della montagna e al palato la memoria del Mediterraneo. A CrudoRè Altemasi ha siglato un incontro di misura, carattere ed eleganza conviviale.

