Mura e Brera: cucina popolare e wine bar nel cuore di Salerno
Locale “antologico” quello dei tre soci owner Nicola Sessa, Daniele Greco e Francesca Genovese, sotto l’egida della contaminazione fra stili e della snellezza nell’offerta.
“Mura e Brera” altri non sono che Gianni Mura e Gianni Brera, due giornalisti e scrittori che hanno segnato il passo nella comunicazione italiana, coniando neologismi, contaminando differenti stili e linguaggi in ambiti diversi, dallo sport all’eno-gastronomia. Due personalità forti eppure diverse, che tuttavia avevano in comune la passione per il cibo e vino, tanto da essere convertiti sulla via per Damasco, ad un certo punto delle loro brillanti carriere, devolute precipuamente al giornalismo sportivo.
In Nicola Sessa, fondatore e owner di “Mura e Brera” – imprenditore salernitano con studi giuridici, già giornalista e inviato di guerra, agitatore culturale, gallerista d’arte – sono vividi gli anni trascorsi come redattore e inviato di E – Il Mensile, rivista di Emergency, proprio al fianco di Gianni Mura, suo inseparabile mentore e compagno di scorribande eno-gastronomiche, tanto da pagargli pegno nella titolazione del locale. Un nome evocativo diretto verso due personalità complementari, che finisce per divenire anche paradigma assiologico, culturale e finanche direttiva operativa, contro la deriva consumistica dei tempi moderni, rappresentandone una proficua palingenesi.
“Mura e Brera” fonde dunque consapevolezza dell’offerta enologica – con la selezione delle referenze curate da Sessa, una predilezione per il retaggio dei vini Georgiani, con affinamento in anfora interrata – e cucina “popolare” dello chef Daniele Greco, ovverosia devoluta alla tradizione regionale, prevalentemente di pescato autoctono. Non appaia un’aporia il tentativo di coniugare mondi e approcci culturali diversi, laddove Mura e Brera appare come locale “antologico”, alla continua ricerca di una sintesi fra elementi, di gusto e di storia.
Non era forse Gianni Mura, in un suo celebre pamphlet, a sostenere che “la tavola è l’arte dell’incontro, c’è un gusto imbattibile nel condividere cibo e bevande con le persone che prediligiamo, di dedicare tempo e vita a ciò che ci aiuta a restare umani”, ideale viatico per la nostra visita.
Un gusto spiccato per la cura del dettaglio, dunque, che sarebbe piaciuto molto anche al perfezionista Brera, sotteso alla ricerca verso l’autenticità, contro le mode effimere e i falsi guru della ristorazione: la sala è curata, con informale snellezza e affabilità, da Francesca Genovese, socia fondatrice nonché compagna dello chef.
Il volto di Marcello Mastroianni ci accoglie nel locale, ubicato in una traversa del corso principale di Salerno, facendo capolino da uno schermo, in proiezione il capolavoro di Fellini “Otto e mezzo” con poetica onirica da cui è permeato. I tavoli esterni delimitano l’ingresso, ma a causa della canicola prediligiamo la sala interna, con le teche colme di bottiglie dalla provenienza più disparata, dalla Grecia alla Romania, dalla Georgia alla Slovenia, passando per penisola Iberica e Portogallo, nota la predilezione di Sessa per i piccoli vigneron indipendenti.
Passando agli assaggi della serata, partiamo dalla pizza fritta ripiena di provola e tartufo scorzone estivo e dalla polpetta di melenzane, in pairing la bolla “Sui Generis” dell’azienda agricola Cherubini, blanc de blanc brut nature da uve Chardonnay, non dosata e con un affinamento minimo di trentasei mesi, acidità affilata come un rasoio, ultra-godibile. La cottura del polpo – nell’insalata con zucchine alla scapece – rende conto della qualità della materia prima adoperata dallo chef Greco, in abbinamento, sovvertendo i canoni inveterati delle progressioni, il “Fine Georgian wine – Rkatsiteli by Lagvinari” annata 2022, note di frutta secca si alternano a quelle erbacee, mai sovrastante nel gusto.
Sulle “linguine cozze e pomodorini” assaggiamo il vino bianco della zona del Ribera De Duero, Blanco De Guarda El Lebrero 2022, dal vitigno spagnolo Albillo, macerato almeno 10 giorni, con un breve passaggio in rovere francese: eccellente stratificazione olfattiva, al sorso mantiene la stessa espressività estrema.
Chiudiamo la mini-rassegna delle portate con la freschezza dello sgombro ripieno con caponata, da rimarcare la sagacia dello chef Greco nel maneggiare il pesce azzurro, come in questo caso: in abbinamento il Crama Anul Zero Ris, vino bianco dalla Romania, Dealu Mare, una zona misconosciuta dallo scrivente, capace di essere valorizzata dalle scelte eterodosse e sempre ragionate di Sessa.

