Le origini del Vomero: come la collina verde è diventata uno dei poli attrattivi di Napoli

Storia
Articolo di , 25 Nov 2020

 

Il Vomero è – a detta di chiunque vi sia nato e cresciuto  – senza alcun dubbio uno dei quartieri più belli, vivibili e ricchi di Napoli. Negozi, bar e pub in grandi quantità sono disseminati tra piazze e vie residenziali, tra palazzi moderni e storici, alberi, parchetti.

 

Il Vomero pullula di vita, ma non quella  chiassosa e brulicante del centro storico. I locali, al Vomero, sono distribuiti con elegante rilassatezza, le vie sono spaziose, principalmente pedonali. L’ideale, in questo quartiere alto di Napoli, è passeggiare, poi fermarsi in uno dei graziosi e numerosi bar a sorseggiare un ottimo caffè. Nel frattempo, perché no, dedicandosi anche ad un po’ di sano shopping. A meno che non sia Natale, il Vomero offre possibilità e relax in egual misura.

 

Ma quali sono le origini del Vomero? Come si è evoluto nel tempo? Ha sempre svolto la funzione di cuore pulsante della città? E – come mai – porta il suo nome?

 

Il Vomero prima

La storia del Vomero è piena di curiosità e sorprese. Chi lo avrebbe mai detto, infatti, che quello che noi oggi conosciamo come quartiere residenziale fino a poche centinaia di anni fa era una periferia isolata dal centro, una collina verde che sovrastava la città guardandola e proteggendola dall’alto?

La Tavola Strozzi – il dipinto attribuito al pittore Francesco Rosselli, risalente al 1470 circa e conservato al Museo nazionale di San Martino – immortala perfettamente la lussureggiante, piccola montagna vomerese.

Insomma, per secoli noi vomeresi non siamo stati altro che coltivatori di broccoli. Ed il nostro amato Vomero, dunque, per gran parte della sua esistenza è stato soprannominato ” ‘a collina dei broccoli”.

Sarà forse da questa tradizione che viene l’espressione napoletana “si proprie nu vruoccolo?”  Probabilmente sì.

 

L’ urbanizzazione del Vomero non avvenne prima della fine dell’ Ottocento. La data specifica che viene ricordata è quella del 1885. La legge per il “Risanamento di Napoli” fece sì che venisse fondato il Nuovo Rione. Nel “nuovo rione” (il Rione Vomero, appunto) non c’era spazio per la ramificata ma caotica varietà di salite e discese, acciottolamenti e scale tipiche del centro.

La topografia era quella progettata per un nuovo quartiere alto-borghese. L’elitarismo a cui si appellano – spesso arbitrariamente –  i vomeresi contemporanei ebbe origine, forse, proprio da qui.

 

O ancora, più probabilmente,  durante l’ operazione iniziata dall’aristocrazia nel Seicento. La peste del 1656 portò nobili e clero a cercare rifugio nelle terre selvagge e pure del Vomero, abbandonando momentaneamente le abitazioni del centro storico. La campagna si rivelò attraente all’alta società che iniziò ad istituire al Vomero le proprie residenze estive o le seconde case. Quest’ abitudine si collaudò nel Settecento, grazie all’apertura di Via Salvador Rosa, che facilitava la mobilità tra centro e Vomero.

Non è colpa nostra, ecco. È la nostra storia ad averci resi un po’ spocchiosi.

Nell’ Ottocento e nel Novecento, dunque, il Vomero comincia lentamente ad assumere il volto a noi conosciuto. Il reticolato quadrangolare di strade ordinate ed uguali, le piazze perfettamente circolari, sono la base perfetta per la nuova ondata Liberty. 

 

I bellissimi palazzi di Piazza Vanvitelli e di Via Palizzi , come piccole costruzioni eleganti e color pastello, si incastrano l’uno con l’altro fluidamente, giocando con geometrie e luci. Sono intarsiati gioielli architettonici.

La fase finale dell’evoluzione avviene, però, negli anni del Boom: il secondo Dopoguerra. Sono anni in cui la speculazione edilizia non lascia intatto nulla, e quindi vediamo fioccare negozi, supermercati, franchising, grandi catene. Da Coin a Zara, ormai, della verde collina coltivata, è rimasto ben poco .

Vomero : le origini di un nome

Le origini del Vomero non si fermano con la sua storia. Interessante è anche indagare l’etimologia della parola “Vomero”.

L’ etimologia, oltre ad essere divertente , ricca di curiosità e sorprendente, è un grande vettore culturale. Quante cose si possono capire di un luogo, di un personaggio e di una lingua grazie all’etimologia delle parole, al loro significato primo?

 

Il Vomero sembra dovere il suo nome ad una duplice possibilità, una doppia origine: la prima è greca, ovvero Bomòs (letteralmente: collina) da cui deriverebbe il seicentesco Vomer (una corruzione di Bomòs in vomòs) . 

 

La seconda è cinquecentesca e trae – si suppone – origine dall’antico gioco del vomere. Il fine di questo gioco, profondamente legato alle radici contadine e rurali, era quello di decretare come vincitore colui che con l’ aratro ( il vomere è, in effetti, il nome dell’ organo principale dell’aratro) fosse stato in grado di tracciare un solco dritto.

I Romani – sempre bravi a distinguersi – chiamavano invece il Vomero “Paturcium“.

La spiegazione ancora non appare perfettamente chiara, ma si suppone che sia in riferimento a Patulcius, ovvero Giano. 

 

Giano, a cui la collina è dedicata, è il Dio degli Inizi, materiali ed immateriali, ed è conosciuto anche con il nome di Giano Bifronte . Nella iconografia romana, latina ed italica è infatti rappresentato con due facce : una volta a guardare il futuro, l’altra il passato.

La mitologia di Napoli e dei suoi quartieri è ricca, il suo potenziale semantico ed immaginifico vastissimo .

Il nostro viaggio per i luoghi, le storie e le origini del Vomero, per ora, si conclude qui.

 

 

 

 

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