I murales di San Sebastiano… Le mani sulla pietà.

Grande Napoli

Sinceramente le ho pensate tutte… sette sataniche, movimenti politici, proteste…

Era diventata quasi un’ossessione, nessuno mi sapeva dire cosa rappresentassero quei disegni e sopratutto di chi era opera, nessuno sapeva nulla. Poi grazie a facebook sono arrivato alla fonte ed ho contattato direttamente gli autori di queste “opere metropolitane”, che gentilmente mi hanno scritto una email che riporto qui di seguito.

Questi disegni rappresentano un moderno San Sebastiano. Non dimentichiamo che questo santo, martirizzato sotto Diocleziano, viene raffigurato solitamente trafitto da frecce.
Cmq, tutto questo, suscita sempre reazioni molto contrastanti, si tende spesso a confondere quest’immagine con una derisione dei preti, con la volontà  (da parte degli autori) di uccidere simbolicamente i preti. Ma non è la chiesa, nella sua ormai millenaria storia, che ci ha abituato ad immagini cruente di flagellazioni, decapitazioni, crocifissioni?
Quelle frecce conficcate nel corpo del martire le abbiamo conficcate noi certo, ma questo noi è collettivo, plurale, non riguarda solo gli autori materiali dell’opera. Un diniego poco innocente tende a far credere che non esistano più i martiri. Da quì un certo fastidio e dunque una rimozione forzata. Spesso psicologica, molte a volte anche fisica: ce lo hanno cancellato più di una volta nelle 24 ore dopo averlo realizzato. Una volta lo realizzammo con la scritta “dio c’era”. Quella scritta non è stata cancellata, bensì distrutta, graffiata con qualche attrezzo con tanta foga da lasciare un solco di tre centimetri nel muro.

Spesso questi disegni hanno delle scritte sotto, tipo “le mani sulla pietà“, che ricalca il titolo di un famoso e ancora tristemente attuale film di Francesco Rosi ma che ammicca a tematica a noi più contemporanee come il pacchetto sicurezza che, ad esempio, prevede che i medici che curano extracomunitari irregolari debbano poi denunciarli alle forze di polizia.

Concludendo, attribuire un senso unico ad un’opera è una violenza che tentiamo sempre di evitare. Insinuare il dubbio, lasciare ampi margini alle interpretazioni dei passanti-cittadini-fruitori dei nostri lavori è alla base di chi, come noi, ha deciso di lavorare nello spazio pubblico.



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