Dal balcone di San Martino…

Grande Napoli

Di quanti colori è la città  di Napoli? Un’esplosione di rossi, verdi e gialli, e una lunga crepa imponente che l’attraversa nel mezzo. Intorno è azzurro, tutto azzurro, tanto che abbraccia la città , questo splendido scorcio, come una cornice. Affacciati dal balcone di San Martino si ha la città  ai propri piedi e la sensazione che ad allungare la mano qualcosa si possa toccare. Magari la guglia del Gesù Nuovo o il campanile della Madonna del Carmine.

Può succedere che si riesca a sfiorare il tetto verdissimo di Santa Chiara o a spingere un po’ più in là  lo scempio inguardabile del Centro Direzionale. Si scorgono i rossi elegantissimi del Museo Archeologico e dei palazzi che li stanno accanto, o i gialli luminosi del corso Vittorio Emanuele. Con un po’ di fantasia la mente ci porta in giro tra quelle viuzze, strade che a guardarle ricordano linee attorcigliate, si scendono i gradini della Pedamentina, si fa il giro dell’anello di piazza Sannazaro.

Spaccanapoli è certamente la visione più suggestiva, sembra un’esigenza d’ordine, un modo educato per dividere un pezzo della città  dall’altro: ai piedi della montagna del Vomero c’è il rione della Pignasecca, lo stretto budello che porta a Via Roma, San Domenico Maggiore, San Gregorio Armeno, Via Duomo, fino alle spalle di Castel Capuano, in corrispondenza della stazione centrale. Si vede chiaramente la coloratissima cupola maiolicata di San Pietro Martire dietro l’università , ma più di tutto, come non distinguere Capodimonte o lo splendido Castello Angioino, il Maschio con le fortificazioni turrite in tufo e piperno.

Se potessimo affacciarci meglio vedremmo il perfetto cortile quadrangolare e la cicatrice che mostra su un fianco. Non fu una palla di cannone, ma una scheggia di nave. Un pezzo della  “Caterina Costa“, la nave saltata in aria nel ’43.

Pizzofalcone  incombe alle spalle di Piazza Plebiscito, che da quassù sembra un ferro di cavallo o un gigantesco teatro all’aperto con enormi quinte naturali. Napoli è tutta lì. O tutta qui , in un plastico perfetto allestito a posta a beneficio di un osservatore appassionato ed esigente.

La distesa di tetti è protetta alle nostre spalle dal minaccioso Castel Sant’Elmo, progetto di Roberto d’Angiò del 1300. Accanto il paradiso in terra, la Certosa di San Martino. Due giganti che convivono, collegati da segreti, misteri e un lungo corridoio che non si è mai scoperto”.  Tanto bellico l’uno quanto serafica e pacifica l’altra. E pensare che nel 1943 a salvare la fortezza fu una lacrima: i tedeschi in ritirata ne decisero l’abbattimento con più di 10 casse di dinamite , a farli desistere furono il pianto e le suppliche di una donna svizzera, vedova di un italiano.
Fonte dell’articolo: 101 cose da fare a Napoli almeno 1 volta nella vita.



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