“Figli della stella”, ad Armonì Pozzuoli la cena celebrativa del retaggio gastronomico dello chef Peppe Guida organizzata da Mariano Armonia
Una serata speciale per omaggiare lo chef Peppe Guida.
La gratitudine e riconoscenza, diceva un vecchio adagio, rappresentano la memoria del cuore: ebbene, allo chef Peppe Guida, originario di Vico Equense e stella Michelin con il suo locale “Antica Osteria Nonna Rosa” sin dal 2007, è stato pagato un pegno di riconoscenza e affetto, con una serata in suo onore “Figli della stella”, ed un menù appositamente dedicato. Per la verità, quella organizzata da Mariano Armonia – founder e chef di Armonì Pozzuoli e Aversa – presso la sede del suo ristorante nella località Flegrea, è stata ben più di una serata antologica dedicata all’illustre figura di Guida, maestro ed amico, con colleghi ospiti, coesi nel voler omaggiare il proprio mentore, fra creatività e tradizione.
Gianluca Pisacane – resident chef di Sea Front Napoli – Alfonso Aquino, executive chef di Le Axidie Resort e lo stesso Mariano Armonia, con il contributo del pastry chef Salvatore Costagliola, patron di Materia Prima a Napoli, hanno animato la serata con i propri signature dishes, alla presenza del medesimo chef di Vico, che ha presentato un piatto ideato per l’occasione. Ognuno di loro portatore di una cifra stilistica e sensibilità autonoma – adeguata, ca va sans dire, anche al differente contesto in cui operano – eppure immediatamente riconoscibile, con evidenti “prestiti stilistici” a Guida, sotto l’egida dell’autenticità, dell’annullamento degli sprechi e della valorizzazione della pasta e dell’elemento vegetale, temi a lui cari.
I piatti
Ecco dunque l’esordio riservato – dopo i pani e grissini home-made – allo chef Alfonso Aquino, con il suo appetizer “spigola fritta ripiena di fiordilatte e aneto, scarola ripiena e papaccelle”, acidità e equilibrio in risalto; sovviene lo chef omaggiato Guida, con i suoi “fusilli delle signore di Gragnano, porcini, provola e Santoreggia”, note speziate come rifinitura, suo marchio distintivo.
È il turno dello chef Pisacane, con le sue “eliche giganti, tartare di ricciola, burro affumicato all’arancia e porro croccante”, eleganti alternanze fra nuance di gusto affumicate e sapide, del pescato.
Prima della chiusura, dedicata al dessert di Costagliola “Citrico” – Paris Brest al limone con pasta choux e craquelin, ganache montata, lemon curd, biscotto alla vaniglia e zest di limone – c’è spazio per il secondo del padrone di casa Mariano Armonia, “zuppa di pesce dei fondali dei Campi Flegrei in bianco, alga marina croccante e pane aromatizzato all’aglio”, territorio in evidenza, in una creazione dalle stratificazioni di gusto davvero memorabili.
In definitiva, una cena che prende l’abbrivio da un insegnamento condiviso – che diviene patrimonio culturale, prima che gastronomico – da preservare, valorizzata da interpretazioni personali, legate alle rispettive radici degli chef riuniti per l’occasione, al di fuori dei soliti paradigmi auto-celebrativi.

