Dove bere un buon drink a Napoli senza spendere troppo

Gabriele Dandolo
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Bevi responsabilmente” è la dicitura che campeggia su qualsiasi comunicazione che riguarda la consumazione e somministrazione di bevande alcoliche. Bevi bene potrebbe essere il sottotesto di questo imperativo civico e sociale. La cultura del bere, appannaggio culturale della “Milano da Bere”, sta conquistando sempre più spazio nella città partenopea. Ma dove è possibile bere bene e responsabilmente a Napoli (in maniera non pretenziosa, tipo dovendo bussare alla porta come nel caso de “L’antiquario” di Chiaia, né tantomeno nel bicchiere di plastica come dal famoso “Cammarota Spritz” dei Quartieri Spagnoli)?

 

Fatte queste premesse, le scelte che vi proponiamo non sono una guida esaustiva o una e vera e propria classifica ma uno spunto per un “drink” buono, responsabile e dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.

 

Partiamo dalla movida dell’antico centro storico napoletano, tra frittatine e cornetti per turisti, ci sono almeno 3-4 posti da menzionare.

 

La Fesseria: aperto da poco più di un anno, con il nome che è tutto un programma, è a Via Paladino da anni già luogo di ritrovo per il più anziano “Bucopertuso” da non disdegnare per un Gin Tonic con Gin superior a prezzi bassissimi. La “Fesseria” vi accoglie in un piccolo ma ricercato spazio con i loro sticker che riprendono modi di dire riattualizzati in versione “alcolica: “Va dove ti porta il liquore” al posto del cuore e “fino all’ultima goccia” con l’ampolla di San Gennaro. Ed è proprio il drink “faccia gialla” ispirato al patrono della città il consiglio spassionato: gin, chartreuse e miele, buono anche per il mal di gola.

 

Dopoteatro: a via Bellini di recentissima apertura è della stessa proprietà, i drink hanno la stessa cura anche se il posto manca (ancora) di una sua identità.

 

Jamon: a Piazza San Domenico per un aperitivo mattutino quando il sole scalderà le imminenti giornate primaverili, c’è “Jamon”. I drink sono ben curati e fatti con amore, ma qui si viene per sorseggiare un bianco preferibilmente freddo e francese: Blanc de Bourgogne o un inestimabile “Sancerre”. Vi stupiranno le mandorle e il pane e pomodoro servitovi da accompagnamento.

 

Risalendo verso i Tribunali, c’è Pepi Vintage RooM. La location non scalda i nostri cuori, il vicolo è davvero intasato dell’andirivieni di turisti e gente della movida napoletana, ma i drink specialmente quelli con una connotazione esotica (Margarita, Daiquiri, vari Punch) sono ben fatti e a un prezzo accessibile.

Possiamo salire alle colline vomeresi dove il posto d’onore non poteva che averlo “Clock American Bar”. Qui lasciate fare a Stefano che con maestria, competenza e talento, non vi deluderà. Se non fosse per la provincialissima tendenza a parcheggiare in doppia fila su Via Massimo Stanzione sarebbe a mani basse il nostro posto preferito per un drink buono e responsabile.

 

Da pochissimo nella parte bassa del Vomero, in Via Gemito, ha riaperto lo Slash in versione Plus. Anche qui troverete attenzione e cura al dettaglio nel prepararvi anche un semplice Gin Tonic in un’atmosfera versatile che può coinvolgervi in serate danzanti e momenti di arte e cultura.

 

Infine, la movida dei baretti che giocoforza è lontana dall’intento di questa breve guida su dove bere a Napoli perché spesso i luoghi sono, per antonomasia, più pretenziosi e posh. La menzione speciale va all’Happening di Via Bisignano che ormai è già storia. Drink perfetti, ricercati o non, fatti con passione e un aperitivo che vi stupirà, il grissino con il petto di tacchino e il casatiello rappresentano perfettamente la versatilità di uno dei protagonisti assoluti dei baretti di Chiaia.

 

Da segnalare, anche alcuni locali dei comuni limitrofi, che fanno comunque parte della città metropolitana di Napoli: il Brusco di Pozzuoli e lo Speakeasy di Pomigliano d’Arco, se avete voglia di visitare la provincia qui si beve davvero bene. Prosit.



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