Casa Brecceto, vini di territorio e narrativi in Ariano Irpino eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Casa Brecceto, vini di territorio e narrativi in Ariano Irpino
C. Straface

Casa Brecceto, vini di territorio e narrativi in Ariano Irpino

Casa Brecceto è una giovane azienda agricola, collocata nell’alta Irpinia, che in pochi anni di vita ha saputo assurgere a realtà di rilievo assoluto nel panorama enologico nazionale, imponendo un proprio stile distintivo.

Casa Brecceto è una realtà imprenditoriale nata da una “convergenza ludica” fra più amici, con la passione per il buon bere e le storie di vita vissuta, fra quelle reali biografiche e quelle immaginarie letterarie, perché, come la vita c’insegna, i discrimini sono fatti per essere abbattuti.

Tutto è partito da cinque soci – ora quattro, dopo la dipartita prematura di uno, al quale sono subentrati gli eredi – e al loro prodotto primigenio, l’Aglianico “Pitatza”, omaggio ad una storica cantina del paese avito, Ariano Irpino, espressione traslata in un modo di dire gergale, vino di grande estrazione e longevità.

I nomi dei proprietari sono Mario Manganiello, Igor Grassi, Fortunato Sebastiano, Maria Teresa Ciccarelli e Oto Tortorella, e i primi anni del loro progetto in divenire segnano il passo in un’Italia che cambia: esponenti del movimento dei “garage wine-makers” si muovevano nei canali alternativi di vendita nei centri sociali, “la fiera del Leoncavallo, a Milano, la porteremo per sempre nel cuore” spiega Mario Manganiello, uno dei fondatori.

Appena tremila bottiglie, oggi divenute circa ventimila, dopo l’acquisto di altri tre ettari di terreno in altre zone vocate nei circondari di Ariano, in località Brecceto, da cui mutua il nome, con una viticoltura volta alla valorizzazione delle varietà autoctone e della biodiversità.

Casa è sinonimo di convivialità ed accoglienza, a rifinire l’elemento nominale, ulteriore propaggine aziendale è rappresentata dai terreni in cui sono allocati circa 150 olivi secolari della produzione autoctona, uno splendido forno secolare delimita l’ingresso del casolare padronale aziendale, oggi in fase di ristrutturazione.

La gamma dei vini

L’ancoraggio è quello del terroir di riferimento, come dicevamo, ma anche a quello del macrocosmo dell’immaginazione, con le splendide etichette aziendali che rimandano a topoi letterari e biografici – da Che Guevara al fotografo parigino Nadar – raccontate dalle icastiche illustrazioni del grafico Igor, uno dei soci.

Viticoltura dunque di montagna, con vigneti situati spesso oltre i 650 metri d’altitudine, i terreni sono argillosi e morenici: il lavoro in cantina è prevalentemente manuale, le fermentazioni spontanee e per l’invecchiamento si prediligono contenitori “neutri” come anfora, acciaio, barrique esauste, a seconda delle annate e dei vitigni impiegati.

Il numero di etichette è passato a dieci, prevalentemente a base di Aglianico – anche nel biotipo autoctono “Lasco” – Fiano, Coda di Volpe, Greco Piedirosso e Sciascinoso, da agricoltura prevalentemente biologica, quasi tutti proposti in purezza.

Fra gli assaggi segnalati dallo scrivente, la freschezza e spinta acida della nuova bollicina “Almanacco”, spumante a base di Fiano affinato in anfora, “Lapoderosa” Coda di Volpe I.G.P., il Greco I.G.P. “Sassafrass” – tutti con skin contact limitati, in modo da preservare integrità di bevuta e identità territoriale – ed infine la sorpresa, il rosso outsider Picaro, delizioso Piedirosso affinato in anfora.

Importante, infine, anche la penetrazione e presenza nell’ambito del mercato ristorativo – segnatamente quello stellato Michelin e segnalato da guide di settore – ci preme segnalare la presenza nei bi-stellati “Kresios” di Telese, “O me o il mare” di Gragnano e “Berton” di Milano, entrambi con una stella.

 

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