Carlo Mollino, la Polaroid come teatro del desiderio
Dall'intimità indiscreta del boudoir agli editoriali di moda contemporanei: alla galleria Al Blu di Prussia, la fotografia di un architetto visionario rivela una sorprendente modernità dello sguardo.
Napoli accoglie l’universo fotografico di Carlo Mollino, maestro dell’architettura e del design, nella mostra “Polaroid“, inaugurata alla galleria Al Blu di Prussia di via Filangieri, spazio espositivo fondato da Giuseppe Mannajuolo e Mario Pellegrino. Curata da Maria Savarese, l’esposizione apre la nuova stagione della galleria e presenta una selezione di oltre cento istantanee provenienti dall’archivio conservato presso il Politecnico di Torino. Promossa dalla Fondazione Mannajuolo con la concessione dell’Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti del Politecnico torinese, la rassegna restituisce un capitolo singolare della ricerca di un autore dalla personalità poliedrica, per il quale la fotografia non fu mai semplice testimonianza, bensì territorio autonomo di sperimentazione estetica.
Disposte lungo le pareti in una sequenza continua di gruppi omologhi, le immagini traducono visivamente la sua inclinazione alla serialità e alla ripetizione ossessiva. Un procedimento che diviene strumento d’indagine sul corpo, sulla posa e sulla costruzione dell’immagine. È soprattutto nella disinvolta modernità di questi scatti che risiede la loro persistente fascinazione. Talvolta sembrano istantanee rubate dal buco della serratura, frammenti di un’intimità sottratta alla pubblica rappresentazione; altrove, la composizione rivela una consapevolezza scenografica che anticipa il linguaggio degli odierni editoriali di moda, con i loro rituali di posing, styling e set styling.
Corpi, abiti, fondali e sorgenti luminose concorrono a un dispositivo visivo attentamente orchestrato, nel quale nulla appare del tutto casuale. La spontaneità dell’istante convive con la regia dello sguardo, mentre l’erotismo si esprime in una sofisticata architettura della visione. È il «gusto del boudoir», secondo una definizione che restituisce l’essenza di un’estetica estrema, elegante e insieme perturbante.
Architetto, arredatore, designer, fotografo, scrittore, aviatore, pilota automobilistico e maestro di sci, Mollino fece della molteplicità dei suoi interessi una disciplina dello sguardo. Laureatosi in Architettura nel 1931, presso lo studio paterno affinò la perizia costruttiva e compositiva, coltivando parallelamente la passione per il disegno, la montagna e la fotografia.
All’attività professionale affiancò l’insegnamento al Politecnico di Torino, dove nel 1953 conseguì la cattedra di Composizione Architettonica. Alla storia dell’architettura italiana lasciò opere di rilievo, dall’Auditorium Rai di Torino, realizzato tra il 1950 e il 1953, al Palazzo degli Affari della Camera di Commercio e al Teatro Regio, entrambi sviluppati tra il 1964 e il 1973 e tra il 1965 e il 1973, rispettivamente.
Mollino morì improvvisamente nel proprio studio il 27 agosto 1973. La fotografia, tuttavia, rimane una chiave privilegiata per accedere alla sua immaginazione: bianco nero e colore, su pellicola e diapositiva, attraverso strumenti diversi — dalla Leica alla Minox, dalla Rolleiflex alla Polaroid — accompagna tanto la documentazione del quotidiano quanto l’elaborazione di un suo universo figurativo.
Oltre la testimonianza d’epoca, la mostra napoletana invita a riconoscere la sorprendente attualità di una ricerca che trasforma l’immagine in costruzione, il corpo in presenza scenica e la fotografia in un ricercato esercizio di desiderio e rappresentazione.
Polaroid è visitabile Al Blu di Prussia fino al 7 gennaio 2027.

