Toscana virus, dalla ricerca campana un biosensore che lo rileva in circa 10 minuti
Una nuova tecnologia sviluppata grazie alla collaborazione tra l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e l’Università degli Studi di Napoli Federico II permette di rilevare e quantificare il Toscana virus in circa 10 minuti.
Il Toscana virus è tornato in questi giorni al centro dell’attenzione dopo il caso del cantante Tommaso Paradiso, che ha raccontato di aver dovuto rinunciare a due concerti dopo essere stato colpito dall’infezione trasmessa da un pappatacio. Ma, ben prima che il virus tornasse nelle cronache, proprio in Campania un gruppo di ricercatori era già al lavoro per sviluppare uno strumento in grado di rilevarne la presenza rapidamente e con un’elevata sensibilità. Il risultato nasce dalla collaborazione tra due importanti realtà accademiche del territorio, l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e l’Università degli Studi di Napoli Federico II, affiancate da altri gruppi di ricerca italiani ed europei.
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Dopo mesi di lavoro è stato realizzato un biosensore in fibra ottica grande pochi centimetri, capace di rilevare e quantificare il Toscana virus in circa dieci minuti.
Cos’è il Toscana virus e come si trasmette
Non si tratta di un virus nuovo. Il Toscana virus è conosciuto da diversi decenni e viene trasmesso attraverso la puntura dei pappataci, piccoli insetti particolarmente attivi durante i mesi più caldi. Nella maggior parte dei casi, l’infezione è asintomatica oppure presenta sintomi lievi. In alcuni casi, tuttavia, il virus può interessare il sistema nervoso centrale e provocare meningite o meningoencefalite. Il Toscana virus è inoltre ancora relativamente poco studiato e l’infezione non viene sempre riconosciuta rapidamente.
L’obiettivo della ricerca non è quindi alimentare allarmismi, ma contribuire a migliorare la capacità di individuare il virus. Disporre di strumenti diagnostici rapidi può essere utile sia per la diagnosi sia per comprenderne meglio la reale circolazione.
Il biosensore sviluppato dai ricercatori campani
Il nuovo dispositivo nasce mettendo insieme competenze ingegneristiche, biologiche e virologiche. Un ruolo centrale nello sviluppo della tecnologia è stato svolto dal gruppo del professor Nunzio Cennamo, ordinario di Elettronica e Fotonica presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e impegnato da anni nella ricerca sui biosensori ottici portatili e a basso costo.
A questo lavoro si sono aggiunte le competenze biologiche e virologiche dei gruppi dei professori Giuseppe Portella, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e Massimiliano Galdiero, dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Tra i ricercatori coinvolti c’è anche Federica Passeggio, che aveva già lavorato allo sviluppo di altri biosensori ottici destinati alla rilevazione di patogeni, tra virus e batteri.
Alla collaborazione tra Vanvitelli e Federico II si sono aggiunti inoltre l’Università di Siena e gruppi di ricerca tedeschi e francesi, consegnando al progetto una dimensione internazionale.
Rileva il virus in circa 10 minuti
Il risultato del lavoro è un biosensore in fibra ottica portatile, dalle dimensioni di pochi centimetri. Secondo i risultati riportati dai ricercatori, il dispositivo è in grado di rilevare e quantificare la presenza del Toscana virus in circa 10 minuti. Nei test effettuati ha inoltre mostrato elevata sensibilità e selettività, raggiungendo una sensibilità analitica fino a mille volte superiore rispetto ai metodi diagnostici tradizionali.
Lo studio pubblicato su Analytical Chemistry
I risultati della ricerca hanno raggiunto anche la comunità scientifica internazionale. Lo studio è stato infatti pubblicato su Analytical Chemistry, rivista scientifica dell’American Chemical Society (ACS). La ricerca sul Toscana virus diventa così un esempio di collaborazione tra università e discipline differenti: ingegneria, biologia e virologia hanno lavorato insieme per sviluppare una nuova soluzione nel campo della diagnostica.
Un esempio della capacità della ricerca campana di fare rete, mettendo insieme professionalità e competenze differenti e aprendosi alla collaborazione con realtà scientifiche italiane ed europee.


