Ponte della Sanità: l’anima più autentica del rione
Origine, segreti e leggende sospese del ponte della Sanità
Il Ponte della Sanità, con i suoi 118 metri di lunghezza sostenuti da sei arcate, è una storica struttura che funge da collegamento tra due grandi arterie cittadine: via Santa Teresa degli Scalzi e corso Amedeo di Savoia, due strade che in origine erano unite sotto un unico asse viario battezzato “corso Napoleone”.
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Un collegamento tra Capodimonte e il centro storico
L’idea del ponte nacque dall’esigenza di collegare direttamente il centro di Napoli alla Reggia di Capodimonte, superando l’ostacolo naturale del vallone della Sanità. Ad avviare i lavori fu Giuseppe Bonaparte nel 1807, nell’ambito di un piano di ammodernamento viario poi completato dal suo successore Gioacchino Murat con la creazione di “corso Napoleone”. Il progetto, affidato all’architetto napoletano Nicola Leandro, richiese però un sacrificio architettonico: per scavalcare il vallone fu necessario abbattere il chiostro maggiore e mutilare il chiostro ovale del seicentesco complesso di Santa Maria della Sanità. Inoltre, l’intero monastero venne soppresso dallo Stato per incamerarne i beni. I lavori del ponte si conclusero ufficialmente nel 1809.
La coraggiosa storia di Lenuccia, eroina del popolo
In un secondo momento della sua storia, il Ponte della Sanità è diventato un vero e proprio simbolo di resistenza e libertà. Durante le celebri Quattro Giornate di Napoli del 1943, l’esercito tedesco, ormai alle strette e costretto alla ritirata dalla rivolta popolare, decise di minare la struttura per isolare completamente il centro cittadino dalla zona nord. A salvare il ponte da una distruzione quasi certa fu, il 29 settembre, Maddalena Cerasuolo, un’operaia passata alla storia con il nome di “Lenuccia”. Grazie alla sua determinazione e a quella di un gruppo di partigiani del quartiere, le cariche vennero disinnescate in tempo. Per onorare questo incredibile atto di eroismo, oggi il ponte porta ufficialmente il suo nome.
La seconda natura del ponte
Secondo le leggende popolari, la struttura è stata nel tempo il teatro di numerosi suicidi, in particolare di giovani ragazze sedotte e abbandonate, i cui lamenti continuerebbero a risuonare tra le arcate nelle notti più buie e tempestose. Fu proprio per arginare questo drammatico fenomeno, diventato ormai una triste consuetudine per l’epoca, che nel 1880 vennero installate le alte inferriate protettive che vediamo ancora oggi.


