Terrae Motus: la Reggia ridisegna il futuro della collezione di Lucio Amelio
Dalla ferita del terremoto del 1980 alla contemporaneità: una commissione d'eccellenza dovrà definire entro il 30 marzo 2027 il nuovo volto espositivo della straordinaria raccolta.
Alla Reggia di Caserta si apre un nuovo capitolo di Terrae Motus, la collezione che più di altre ha saputo fare della tragedia un terremoto dell’arte, oltre che della storia contemporanea. Nata nel 1980 dalla visione di Lucio Amelio, gallerista napoletano e figura capitale dell’avanguardia internazionale, la raccolta fu la risposta culturale al sisma che devastò l’Irpinia e la Campania.
Amelio chiamò allora alcuni dei maggiori artisti del suo tempo a confrontarsi con quella ferita, trasformando il lutto in energia creativa e affidando all’arte il compito di interrogare il futuro.
Da Andy Warhol a Joseph Beuys, da Anselm Kiefer a Cy Twombly, da Jannis Kounellis a Robert Mapplethorpe, Michelangelo Pistoletto, Richard Long, Mimmo Paladino e Keith Haring: una costellazione di autori che ha reso Terrae Motus un unicum della cultura italiana.
Oggi oltre settanta opere costituiscono un patrimonio di eccezionale rilievo, legato alla Reggia per volontà testamentaria di Amelio, che nel 1993 destinò la collezione al Complesso vanvitelliano. Non soltanto un insieme di capolavori, dunque, ma un organismo culturale ancora profondamente contemporaneo, capace di raccontare il rapporto fra arte, memoria, territorio e ricostruzione identitaria.
Per rilanciarne il ruolo internazionale, la Reggia ha istituito una commissione tecnica di altissimo profilo, incaricata di studiare nuovi spazi, criteri espositivi e una definitiva strategia culturale.
A presiederla è Gabriele Simongini, ordinario di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ne fanno parte Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAM, Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina-Museo Madre, e Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera. Segretaria verbalizzante sarà Cristina Farnetti, della Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura.
Il comitato dovrà verificare lo stato conservativo delle opere, definire un allestimento permanente e delineare una promozione internazionale adeguata a una collezione valutata oltre 200 milioni.
«Occorre dare una propria identità alla collezione», osserva il direttore generale ad interim Antonio Tarasco, immaginando anche possibili nuove acquisizioni attraverso atti di liberalità.
Le conclusioni arriveranno entro il 30 marzo 2027. Ma quella data non sarà soltanto il termine di un lavoro tecnico: potrà diventare la soglia di una nuova stagione per Terrae Motus e per la Reggia.Perché la sfida non consiste semplicemente nel trovare alle opere un nuovo spazio, ma nel restituire loro la forza di interrogare il presente. Quella stessa che nel 1980 Lucio Amelio seppe
riconoscere nella contemporaneità, chiamandola a misurarsi con una terra ferita e con la necessità, prima ancora che di ricostruire, di immaginare nuovamente il futuro.
Oggi, tra gli stucchi e le geometrie del più celebre teatro della magnificenza borbonica, Terrae Motus può tornare dunque a essere ciò che fu nella sua origine: non una collezione da conservare, ma un pensiero in movimento, restituendo alla Campania un ruolo centrale nel dibattito internazionale sull’arte del nostro tempo.

