Calata S. Francesco, un affascinante percorso tutto da scoprire

Un susseguirsi di ville private, chiese e pittoresche abitazioni caratteristiche dei borghi attraversati da questa strada affascinante.

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Articolo di , 11 Mag 2021

Lunga circa 1100 mt, questa strada, chiamata anche la “viuzza” o salita Vomero, porta appunto dal Vomero fino al mare, passando dal Corso Vittorio Emanuele, via Tasso e via Crispi. Lungo il percorso la viuzza cambia nome, ma sempre di lei si stratta, della stradina perpendicolare che percorre tutta la città. Forse è anche questo uno dei suoi punti di forza, il fatto cioè che cambi in continuazione, anche di nome. Ugualmente Calata San Francesco, come le Rampe del Petraio, è stata costruita lungo il letto di un fiume che scendeva lungo la collina per andare a ricongiungersi col mare del golfo di Napoli.

Le origini e le evoluzioni del nome

Come detto all’inizio, era chiamata salita Vomero, c’è anche una targa a ricordarlo lungo il percorso, ma perché ora si chiama calata? La spiegazione è la seguente. Nell’Ottocento le vie ripide si chiamavano salite se portavano verso l’esterno della città, calate se al contrario portavano alla vecchia città.

Il nome stesso della Calata è fonte di divergenze. Alcuni sostengono che l’appellativo sia dovuto alla presenza, nella parte bassa del percorso, della chiesa con relativo convento di San Francesco degli Scarioni eretto agli inizi del 1700 per volere di un mercante pratese. Una bellissima chiesa barocca con la statua del Santo che volge lo sguardo verso la collina. Altri invece asseriscono che il nome sia dovuto alla presenza, nella parte alta, del complesso religioso dedicato a San Francesco di Paola eretto alla fine del 1500. Complesso che attualmente è Villa Giordano, una villa nobiliare al pari di Villa Carafa, entrambe presenti a via Belvedere.

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Un percorso che coinvolge col suo fascino

Nonostante gli interventi subiti, soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, la calata conserva ancora una sua atmosfera magica , di un tempo passato, con le sue testimonianze storiche tutt’ora presenti. L’inizio della Calata San Francesco è in via Belvedere, una strada che pur essendo accanto alla moderna via Cilea, rappresenta uno dei luoghi storici del quartiere in cui si trova. La discesa fino al mare è un susseguirsi di ville private, chiese e pittoresche abitazioni caratteristiche dei borghi in cui sono state edificate. Ci sono poi luoghi appartati pieni di verde, scalinate che si arroccano lungo il percorso che fanno da congiungimento e ovviamente non mancano angoli dove si può vedere il golfo di Napoli. Insomma, Calata San Francesco ha le sue sorprese ed i suoi misteri.

Il primo tratto è privo di gradini, il manto stradale è in basali e la pendenza è minima. Anche se le vie trafficate sono poco distanti, da subito si percepisce una tranquillità che accompagna tutto il resto della passeggiata. Si possono scoprire dei bellissimi giardini mediterranei colmi di prodotti tipici. All’incrocio con via Aniello Falcone, ci sono dei giardinetti dedicati a Nino Taranto. Attraversando la strada iniziano le scale, i gradini sono bassi e larghi e  si ha la sensazione di percepire il profumo del mare. Del resto lo si vede, insieme alla penisola sorrentina e all’isola di Capri. Sotto c’è il quartiere Chiaia e il lungomare. Subito dopo i gradini diventano più stretti e ripidi, dando loro la possibilità di incunearsi tra gli edifici. Con i gradini cambia anche il paesaggio, ora si incontreranno qualche villa neoclassica e gli scorci del mare giocano a nascondino dietro le mura di tufo adornati da qualche fiore sbocciato.

Arrivati su via Tasso si torna al basalto, ma basta attraversare e i gradini ora prendono  il nome di Salita Tasso che mantiene fino ad intersecare il Corso Vittorio Emanuele. Qui la strada, ora una discesa liscia cambia di nuovo nome in Arco Mirelli, dove troviamo il Palazzo Guevara di Bovino, ancora bello nonostante che il crollo del 2013 gli abbia portato via un’ala. Nell’attraversamento successivo interseca via Crispi, subito dopo troviamo la Chiesa di cui abbiamo parlato all’inizio. Pochi metri e siamo arrivati alla Riviera di Chiaia e al lungomare Caracciolo. Il percorso dura una ventina di minuti.

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