Nisida e il Lazzaretto del Chiuppino: la quarantena sull’isola perduta

Annunziata Buggio

 

Nisida è l’isoletta dell’arcipelago Flegreo collegata alla zona di Coroglio-Bagnoli che guarda verso Posillipo; è ricca di storia, come i resti del leggendario Lazzaretto sullo scoglio del Chiuppino.

 

«FILIPPO IV REGE Antonius Alvarez Toletux Dux Albae Prorex Purgandae Pestis Probandae Valetudinis Stationem Vitandum ob contagium Ab Continente, Oraque Pausilipi AEstivis caloribus celeberrima Huc in Insulam Amplificatus, Salubrisque Ablegavit Anno Magistratus III Tontatae Pestilentiae Trinacrie I. Salatis hum. CIC. IC. CXXVI».

Questa lapide fu posta sull’isolotto del Chiuppino nel 1593, un tempo non collegato a Nisida, e testimonia la costruzione di un Lazzaretto voluto dal duca d’Alba Antonio Alvaro de Toledo al tempo dell’epidemia di peste che dilagò in Sicilia, minacciando le rotte commerciali con il Mediterraneo.
Il Lazzaretto di tipo mercantile fu pensato (fra i primi in Europa) per raccogliere tutte le merci provenienti dai luoghi contaminati, sospettati di peste (oggi le indicheremo come zone rosse o focolai) e sottoposte a quarantena prima di raggiungere la terraferma scongiurando il contagio nel Viceregno di Napoli; il progetto per quanto atteso, fu attuato successivamente a causa di continue ondate epidemiche provenienti dal mare.

 

L’isolotto del Chiuppino o Coppino, dal latino Caupona cioè locanda, sconosciuto a più napoletani, faceva parte di un gruppo di isolette flegree che hanno subito molteplici trasformazioni nei secoli passati: la sua storia è legata indissolubilmente a quella di Nisida che le dimora accanto, e il suo nome latino «Caupona» stava ad indicare un luogo di ristoro e di delizie, e non a caso proprio nelle immediate vicinanze sorgeva la superba villa del ricco cavaliere Publio Vedio Pollione consigliere di Augusto.

 

Chiuppino si presenta di consistenza tufacea con grotte e insenature ma è citato come scoglio; sin dall’antichità i romani intuendo il suo potenziale commerciale, adottarono l’isolotto e lo perforarono per costruire una galleria lunga 128 metri (oggi semi-sommersa) impiegata come via di comunicazione con tutta la zona portuale di Nisida.
L’ex isola del Chiuppino, sprofondata a causa del fenomeno del bradisismo, è stata classificata come scoglio di Nisida, inglobata nei lavori di collegamento con la terraferma ma è proprio qui che sorgeva il famoso lazzaretto nel XVII secolo.

 

Nel 1619 gli Eletti di Napoli a causa del dilagare di nuova epidemia e per scongiurare che il flagello si abbattesse sulle coste della penisola, deliberarono la costruzione di un lazzaretto sull’isoloto del Chiuppino stanziando la cifra di 4800 ducati che fu realizzato tra il 1626-28, impiegato principalmente per mettere in quarantena tutte le merci che giungevano dalle navi e dalle imbarcazioni del Mediterraneo così come i loro equipaggi, sospettati di aver contratto il contagio in altri porti e paesi.

 

Il sistema sanitario sul mare, aveva escogitato un programma alquanto efficace: tutte le navi di transito a Nisida,venivano affiancate dalla Feluca della Sanità su cui operavano i Deputati della Salute che ispezionavano l’imbarcazione e il loro carico, e in seguito controllavano le bollette sanitarie e la patente. Se il test di buona salute dava esito negativo, le navi erano autorizzate alla libera circolazione ovvero all’ingresso nel porto e nel regno, viceversa in caso di esito positivo, le navi venivano dirottate a Nisida e obbligate alla quarantena.

 

In caso di positività, l’intero equipaggio veniva sottoposto all’isolamento e condotto in appositi alloggi con dei costi stabiliti da un tariffario (dai documenti si leggono lamentele per dei costi considerati eccessivi) e tenuti sotto stretta osservazione sanitaria mentre la merce ritenuta contagiosa, come panni di lana, seta, cotone, lino, tappeti, pellami e persino i tabacchi, subivano una specie di sanificazione attraverso la pratica dello «sciorino» cioè una prolungata esposizione al sole e all’aria, giudicate disinfettante.
Le merci più sensibile come libri, carte e lettere, ricevevano processi di fumigazioni anche con l’aceto. A tutto ciò provvedevano gli addetti alla sanificazione che garantivano la certificazione.

 

Superata la quarantena, gli equipaggi venivano rilasciati e muniti della nuova «Patente della Salute» e la merce non più contaminata, immessa liberamente sul mercato.
Qui si contano anche storie di furti e contrabbando di merce, simili alle nostre preziose mascherine anti Covid-19 fabbricate e vendute illegalmente.
Questo provvedimento sanitario adottato nel 1624 durante il Viceregno spagnolo a Napoli ebbe un ruolo rilevante per contenere in parte l’epidemia via mare, questo perché i controlli nei porti del Mediterraneo e la carenza di misure di igiene erano poco affidabili, fatta eccezione per il Porto di Napoli che intensificò i controlli e tenuto sotto osservazione.

 

Il sistema sanitario è stato considerato rivoluzionario e moderno dal diabetologo di fama Andrea W. D’Agostino, docente e grande esperto di sistemi e organizzazioni sanitarie del periodo borbonico, nel suo volume dal titolo «Contagio» pubblicato dall’editore Musumeci nel 1999.

 

Il Lazzaretto del Chiuppino rimase attivo fino al XIX secolo e di volta in volta rimaneggiato e ingrandito per accogliere durante le varie fasi e scie epidemiche tra cui il colera, circa 6.000 persone. L’isolotto fino al 1775 era ancora separato da Nisida mentre nei primi decenni del 1800 fu costruito un terrapieno su antiche strutture romane portuali che collegò Chiuppino a Nisida e successivamente tutta l’area divenne sotto il regime Borbonico, una fortezza di sicurezza, un carcere; la stessa funzione che mantiene tutt’ora destinata al recupero dei minori con interventi socio-culturali. Per il recupero dei minorenni si ricorda la visita e l’intervento di Eduardo De Filippo che propose di riscattare quei giovani, attraverso la realizzazione di un laboratorio teatrale come sano impegno culturale e civile.

 

Il 25 Giugno del 1935 il Lazzaretto del Chiuppino venne demolito e muore anche la sua leggendaria storia, reduce di contenimento da epidemie, di isolamento e di quarantena che oggi dal mare sembra gorgheggiare.
Nello stesso anno fu costruito il collegamento di Nisida e Chiuppino alla terraferma, attuati i lavori per la scogliera e sistemato il manto stradale dell’isola. Suoi resti del Chiuppino, venne fondata nel 1945 l’Accademia Aeronautica Italiana, dismessa definitivamente nel 1961 come in seguito il deposito di munizioni della NATO.

 

Curiosità: nel XVIII secolo gran parlare fece la leggenda dell’ «Aceto dei quattro ladroni» che tutti ricercavano disperatamente; consisteva in una composizione botanica di erbe e piante che avrebbe goduto di potere terapeutico e magico contro le pestilenze. La leggenda vuole che questo aceto preservò dalla peste di Marsiglia quattro ladri che avrebbero rubato frequentemente in più case di appestati senza incorrere nel rischio di contagio. Catturati, si salvarono dalla condanna a morte rivelando la ricetta segreta di questo prezioso elisir: piante di assenzio, di ruta, di rosmarino, di menta, radice di calimo aromatico, corteccia di cinnamono, di noce moscata, e altre nobilissime piante. Così da ladroni diventarono imprenditori, facendo fortuna con la loro magica ricetta.

 

Fonti consultate
http://www.museoartisanitarie.it/00_eventi/ma_come_fanno_marinai.pdf
http://www.archeoflegrei.it/storia-del-lazzaretto-dellisola-di-nisida/

 



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