Il Presepe napoletano: cosa non deve mai mancare

Sveva Di Palma

Il Presepe, come ci insegna Eduardo De Filippo in Natale in Casa Cupiello, è per Napoli ed i napoletani una delle tradizioni natalizie irrinunciabili. A Natale, sì, l’albero è importante, ma “vire quanto è bello ‘o Presepio“? Il Presepe napoletano è storia, è vincolo.

 

Noi abbiamo San Gregorio Armeno. Il nostro centro storico ruota intorno all’ usanza, al costume del Presepe, abbiamo fatto coesistere la tradizione con la modernità, abbiamo messo nello stesso rito San Giuseppe, Maradona e Donald Trump.

E dunque, in questo momento così delicato, particolare, in cui nessuna certezza è tale, dobbiamo ricordare le nostre tradizioni, le nostre origini.

 

Secondo Luca Zolli, autore del saggio Il Simbolismo del Presepe Napoletano, esistono circa (o “almeno”, come scrive lui) 72 elementi fondamentali per costruire il Presepe napoletano, tuttavia qui cercheremo di essere più brevi e selettivi.

Ci limiteremo, dunque, ai 7 elementi fondamentali del tipico, perfetto Presepe napoletano.

Il Paesaggio

È necessario, nel nostro Presepe, creare la giusta atmosfera. Dobbiamo sentirci immersi in quella vita pullulante, ma anche in un paesaggio rurale e familiare. Abbiamo bisogno di ambientare la nostra natività in una comunità agreste, ma un luogo ancora più evocativo sono i vicoli incastonati di una Napoli antichissima e popolare. La Napoli del XVIII secolo spesso si fonde con lo scenario agreste ed i nostri sugheri presepiali vedranno coesistere mulini, ruscelli, borghi, campagne e forni a legna con pizze appena sfornate. L’ ambientazione è  rigorosamente notturna. Creiamo tutto questo attraverso la struttura a “scoglio”, che allude ad viaggio spirituale e piramidale dal cielo alla terra.

 

I Simboli ed i Pastori

La simbologia è, probabilmente, l’elemento essenziale per la riuscita del nostro Presepe. Senza i giusti simboli, infatti, non siamo in grado di reiterare la tradizione, di comunicare con un rito antico, endemico, ancestrale.

 

Quali sono i simboli che rendono efficace il nostro Presepe? 

 

In primis, partiamo dall’alto del nostro scoglio.  È lì che troviamo la divinità, nel cielo notturno e dunque stellato. La stella cometa attraversa il nostro cielo natalizio iniziandoci al viaggio misterico e mistico che stiamo per intraprendere.

Troviamo poi, come primo personaggio umano, il pastorello dormiente Benino. Benino è il principio del percorso Presepiale e si ubica nel punto più alto della struttura.  Egli ha una sua simbologia particolarissima, che potete approfondire qui:  Cicco Bacco.

 

Importantissimi per il nostro viaggio sono i venditori. Dodici secondo la tradizione, ovvero uno per ogni mese dell’anno: Gennaio è il macellaio, Febbraio è il venditore di formaggio, Marzo è il pollivendolo e così via, fino a Dicembre.

 

Oltre alla Vergine Maria e San Giuseppe, sottolineiamo l’importanza del vinaio, detto Cicci Bacco in chiaro riferimento alla divinità pagana Bacco. I sincretismi religiosi e culturali, come possiamo notare, arricchiscono sempre la cultura napoletana. 

Una cultura che non si limita a riprodurre ma che cerca una coesistenza tra passato e presente.

 

Gesù Bambino, i magi e gli angeli

Il centro della scena, il fulcro della nostra struttura è Gesù Bambino. È lì che si trova e si pone, nella sua famosa mangiatoia, nella grotta con bue ed asinello. Da tradizione, la Natività va completata con la “nascita” di Gesù la sera del 24 dicembre. La “processione” della mezzanotte è usanza irrinunciabile di molte famiglie del meridione d’Italia.

 

I pastori sono rigorosamente posti attorno alla mangiatoia/culla e sono principalmente in terracotta. Rappresentano l’umanità che si raccoglie attorno alla divinità. Gli angeli sono altro elemento immancabile, perché assistono alla manifestazione della divinità in terra e portano la parola del Signore.

Gli angeli prendono posto precisamente sopra la grotta e alla mangiatoia.

Infine, il giorno della Epifania (il 6 gennaio) che tristemente tutte le feste porta via, dobbiamo apporre al nostro presepe una ultima, piccola modifica: i tre Magi.

Se fino al 5 gennaio essi erano posti ad Oriente, distanti dalla mangiatoia perché in arrivo, il 6 vanno (nel giorno del loro narrato arrivo) uniti alla natività.

 

Gli elementi sono qui, li abbiamo tutti, ora possiamo solo raccomandarci che pastori e paesaggi siano ricchi di preziosi dettagli, importanti per la credibilità ma soprattutto per l’Arte del presepio.

 



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