Napoli limita i B&B: il 70% degli immobili nel centro storico dovrà restare ad uso abitativo
Approvata la variante urbanistica che introduce il limite del 30% per le attività ricettive extralberghiere. Almeno il 70% degli immobili dovrà restare destinato alla residenza.
Napoli introduce nuove regole per gli affitti brevi e le strutture ricettive extralberghiere nel centro storico. Il Consiglio comunale ha approvato la variante urbanistica che stabilisce un limite preciso alla trasformazione degli immobili in B&B, case vacanza e altre attività turistiche: una quota massima del 30% degli edifici potrà essere destinata alla ricettività, mentre il restante 70% dovrà mantenere una funzione abitativa. Si tratta di una misura che punta a tutelare la presenza dei residenti nelle aree del centro storico maggiormente interessate dalla crescita del turismo, introducendo per la prima volta in Italia un meccanismo basato su una percentuale fissa tra uso turistico e uso residenziale.
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Cosa cambia per B&B e case vacanza a Napoli
La nuova disciplina riguarda gli immobili situati nelle zone del centro storico individuate dall’amministrazione comunale come maggiormente sottoposte alla pressione turistica. Secondo il principio introdotto, non sarà possibile trasformare interi edifici o porzioni consistenti del tessuto abitativo in strutture destinate ai visitatori. Per avviare nuove attività ricettive extralberghiere sarà inoltre necessario uno specifico cambio di destinazione d’uso, accompagnato dai relativi titoli autorizzativi previsti dalla normativa.
L’obiettivo è mantenere un equilibrio tra la crescita dell’offerta turistica, che negli ultimi anni ha contribuito alla forte attrattività internazionale di Napoli, e la necessità di preservare il carattere residenziale dei quartieri storici.
Perché il Comune ha introdotto questa misura
Negli ultimi anni, il centro storico di Napoli ha vissuto una forte trasformazione legata all’aumento dei flussi turistici e alla diffusione degli affitti brevi. L’incremento delle abitazioni destinate ai visitatori ha modificato il mercato immobiliare in alcune zone della città, con un aumento della domanda di immobili destinati alla locazione turistica e una progressiva riduzione delle abitazioni disponibili per chi vive stabilmente nei quartieri.
La variante nasce quindi dalla volontà dell’amministrazione di evitare uno squilibrio tra funzione turistica e funzione abitativa al centro storico.
La nuova disciplina non è considerata un provvedimento immutabile. Prevede infatti la possibilità di monitorare nel tempo gli effetti della misura e valutare eventuali modifiche alle aree coinvolte o alle percentuali stabilite. L’amministrazione potrà quindi intervenire sulla base dell’evoluzione del fenomeno turistico e delle condizioni abitative dei diversi quartieri.
Il confronto con gli operatori del settore
La decisione ha generato un confronto acceso in Consiglio comunale. Gli operatori delle locazioni turistiche, attraverso l’associazione Abbac, hanno espresso contrarietà al provvedimento annunciando l’intenzione di valutare un ricorso al Tar. Tra le osservazioni sollevate dagli operatori c’è la richiesta di maggiori dati sulla situazione abitativa dei singoli quartieri e sull’impatto reale delle attività extralberghiere. Il tema resta quindi al centro del dibattito cittadino: da una parte la necessità di sostenere un settore turistico in forte crescita, dall’altra la tutela del diritto alla residenza e dell’identità dei quartieri storici.
Con questa regola, Napoli si inserisce nel percorso intrapreso da diverse città italiane che stanno introducendo strumenti per governare la crescita degli affitti brevi, scegliendo però un modello basato su una soglia quantitativa precisa: 30% per il turismo, 70% per l’abitare.

