Passeggiata al Petraio: la “piccola Capri” in 3 tappe

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Articolo di , 06 Dic 2020

Una passeggiata al Petraio è d’obbligo per gli appassionati della Napoli verticale.

Napoli si mantiene e aggancia ogni suo quartiere con numerosissime rampe di scale. 

Come una grande madre che tiene legati a sé – anche se distanti – i suoi figli, tutti bellissimi nella loro diversità. Scorciatoie, grotticelle, scale e scalini comunicano tra di loro, parlandosi in segreto, si manifestano a noi passanti solo quando li cerchiamo, quando vogliamo vederli davvero. Il Petraio è uno di quegli anfratti misteriosi, una di quelle intercapedini timide che schiudono i loro preziosi misteri al ricercatore intrepido, al passante stupefatto. Una passeggiata al Petraio è come una confidenza sussurrata all’orecchio, una parola d’amore bisbigliata.

Ci ricorda un po’ la Pedamentina di San Martino, per gli scorci bucolici e panoramici.

 

I Gradini del Petraio collegano il Vomero collinare con il Corso Vittorio Emanuele ed infine con i Gradoni di Chiaia, percorrendo la città obliquamente. La collina che tende un braccio, una mano aperta ad “acchiappare” il nuovo: il quartiere di Chiaia è rappresentativo della città “fuori le mura”. Chiaia è il quartiere nuovo per eccellenza, con le sue vie, i suoi negozi, il suo lusso.

 

Il Petraio è, invece, un viaggio a tappe con scorci meravigliosi, edifici antichi e moderni, viuzze che si inerpicano e discese inaspettate. Sarà questo suo arrampicarsi, questo suo essere tra il rurale ed il contemporaneo, tra l’alto ed il popolare a rendere conosciuto il Petraio come la “piccola Capri“.

Discendendo il Petraio, Napoli acquisirà molti volti, le prospettive sul suo profilo lasceranno talvolta spazio al mare, altre al Vesuvio, altrettante ancora ai palazzi color pastello incastonati come pietre in un gioiello molto grande.

Potrebbe apparire, ad un primo impatto, dai primi passi, come un sentiero unico, una sola lunga rampa che percorre Napoli come una aorta.

 

Ma ci accorgiamo, presto, durante la nostra passeggiata al Petraio che vi sono delle piccole pause, degli slarghi rilassati che ci permettono di guardar meglio.

 

Da Via Annibale Caccavello a Largo del Petraio

 

 

Partiamo da Via Annibale Caccavello. A sinistra, cominciano i Gradini del Petraio.

La prima parte del nostro percorso è divisa in due: perfette metà spartite da un corrimano centrale.

Ai due lati della scalinata, discendono file di palazzi tipici della zona: colorati, elaborati, intarsiati.  I portoni di queste abitazioni si affacciano direttamente sulle scale, confondendo passanti con residenti, turisti con abitanti locali.

 

Ci siamo messi in cammino partendo dall’alto del Vomero, i palazzi ci accompagnano gradualmente verso il mare: il nostro faro, il nostro canto.

Non sappiamo ancora cosa ci aspetta, ma solo che dobbiamo scendere.

E scendiamo, ancora, in profondità. Quasi scompariamo tra le costruzioni, ci immergiamo in Napoli.

 

La nostra tappa d’arrivo è il Largo Petraio. Il Largo Petraio è un ampio spiazzo panoramico.

La passeggiata al Petraio si interrompe. Prendiamo fiato per guardarci intorno: Napoli si estende sotto i nostri occhi in una magnifica schiera di borghi, palazzi, mare, golfo e Vesuvio.

 

Percepiamo come l’acqua piovana discendesse, come noi durante la passeggiata, sulla ferita verticale di una grande città. Questi vicoli, un tempo, erano costellati di ruderi, occupati dai contadini.

Dal Largo del Petraio lo scenario cambia, siamo sempre più vicini ai quartieri.

 

L’atmosfera sospesa, borghese, Liberty si inabissa nei bassi, più vivi e belli che mai.

 

Da Largo del Petraio al Corso Vittorio Emanuele

 

 

La zona più bella del Petraio comincia con le scale che portano dapprima a Salita Petraio e poi si precipitano giù, fino al Corso Vittorio Emanuele. La Napoli del Borgo – quello che appunto prima era il Borgo del Petraio – è la Napoli storica, del centro.

 

Il paesaggio assume tutte le caratteristiche tipiche del centro storico, dei vicoli dei Quartieri Spagnoli. I bassi, i panni stesi, le case antiche sono circondate da vegetazione selvaggia, cappelle votive, svincoli improvvisi.

 

L’alternarsi di ere, di culture, è un’eco profonda ed un richiamo potente alle origini di una città poliedrica. Gli ultimi gradini del Petraio, degno del suo nome riferito alla pietrosa natura dei materiali che lo compongono – sono larghi e aperti. Scivolano via lentamente mentre la nostra passeggiata approda infine al Corso Vittorio Emanuele.

 

La città qui riprende il proprio ritmo, il suono di traffico, macchine, motorini ci distoglie dalla sospensione dello spazio e del tempo che questo piccolo viaggio ci ha offerto.

La passeggiata al Petraio volge al termine, in questo contrasto improvviso.

Napoli, dopotutto, è sempre mille culure.

 

 

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