“Memento Vivi”: la mostra di Trallalla’ nella Basilica di San Giovanni Maggiore

Tutti pazzi per le "sirene ciacione" di Alfonso de Angelis. La nuova mostra in una chiesa nel cuore del centro storico di Napoli.

Arte e Cultura
Articolo di , 30 Mag 2024
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Instagram Trallalla' (@ormai1968)

Alfonso de Angelis, in arte Trallalla’, lo scorso 24 aprile ha inaugurato la sua mostra, “Memento Vivi“.  L’esposizione d’arte contemporanea è ospitata dalla splendida Basilica di San Giovanni Maggiore, nel cuore del centro storico di Napoli. L’espressione artistica di de Angelis si sposa con lo spirito di questo antico luogo di culto in un connubio affascinante. Sarà possibile prendere parte alla mostra fino al prossimo 10 giugno.

Memento vivi, la mostra che omaggia il culto dei morti  celebrando la vita

È stata la galleria Andrea Ingenito Contemporary Art ad annunciare la mostra personale dell’artista Trallallà dal titolo “Memento vivi”. L’esposizione è frutto della collaborazione con la Basilica di San Giovanni Maggiorel’Associazione Artenhope APS, Arcadia – progetti d’arte e con la partecipazione straordinaria della ditta Serpone Arredi Sacri per la realizzazione degli iconici stendardi. Dal 24 aprile al 10 giugno 2024 sarà possibile prendere parte a questo meraviglioso progetto di arte contemporanea per la città di Napoli.

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L’esposizione, curata da Andrea Ingenito, disegna un percorso unico attraverso temi profondi suggeriti dallo spirito del luogo. La mostra è arricchita da un testo critico scritto da Olga Scotto di Vettimo, storica dell’arte, che riprendendo la celebra frase di Matilde Serao, scrive:

“Parthenope non è morta – E a credere a questa affermazione è certamente Trallallà che, rievocando la Sirena per antonomasia sotto le spoglie delle sue sorelle contemporanee, trasforma il mito fondativo in leggenda e la leggenda in una desiderabile icona pop, appartenente allo ‘street culture system’ della Napoli di tutti i tempi.”

La Basilica di San Giovanni Maggiore, che per tanti anni è stata chiusa ed è oggi aperta al pubblico dal 2012, affonda le sue origini negli albori dello sviluppo cittadino, sfiorando la leggenda della sirena Parthenope e i primi stanziamenti greci, passando per le trasformazioni Costantiniane e bizantine, barocche e ottocentesche. I suoi tre antichi ipogei erano usati fino all’Ottocento per la sepoltura dei morti. Erano il luogo più grande di sepoltura dell’intero centro storico, dove il culto dei morti era molto diffuso e dove si pregava anche per i poveri resti senza nome, affinché le loro anime lasciassero il Purgatorio per raggiungere il Paradiso. La leggenda vuole la Basilica legata al mito della Sirena Parthenope che, secondo antiche credenze, trovò qui la sua sepoltura. A testimonianza di ciò, in Basilica esistono da secoli due antiche lapidi che raccontano la storia del mito della fondazione di Napoli.

Foto: Noemi Guida

Il concetto chiave di “Memento vivi“, chiave di lettura della mostra, è dunque un invito a vivere pienamente, a celebrare ogni istante della vita e a perseguire il bene con determinazione. In opposizione al “Memento mori”, che allude alla vita dell’oltretomba, “Memento vivi” pone l’accento sulla vita terrena, da godere pienamente.

La protagonista dell’esposizione è naturalmente la figura della sirena che con le sue radici nelle antiche leggende e mitologie, incarna una moltitudine di significati: da traghettatrice di anime nell’aldilà a seduttrice fatale che attrae i marinai con il suo canto ipnotico. Trallallà esplora questa figura leggendaria millenaria, portando alla luce le sue molteplici interpretazioni attraverso opere che catturano l’immaginazione, ma allo stesso tempo stimolano alla riflessione. Altra tematica affrontata dall’artista è quella del Purgatorio, rappresentato con la tradizionale iconografia di fuoco e fiamme che avvolgono le anime in purificazione. Questo elemento, ricorrente nell’opera di Trallallà, trova una sede naturale nell’ipogeo di San Giovanni Maggiore, fino a pochi decenni fa teatro del culto delle anime del Purgatorio.

Il cuore dell’allestimento è costituito da sei preziosi stendardi realizzati dall’artista insieme alla ditta Serpone, produttrice di arredi sacri di antica tradizione. Questi stendardi, adornati con immagini di sirene, si trovano nelle nicchie laterali dell’ipogeo, in un percorso in bilico tra sacro e profano. Una serie di figure in legno a forma di sirena assumono la funzione di immagini votive. Nel terreno sacro si scorgono alcune code di sirena suggerendo la discesa nell’Ade.

Foto: Noemi Guida

 

 

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