La chiesa di San Francesco di Paola: l’iscrizione sulla cupola e gli ipogei segreti

Annunziata Buggio
La chiesa di San Francesco di Paola: l’iscrizione sulla cupola e gli ipogei segreti
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La chiesa di San Francesco di Paola che sorge nella storica Piazza del Plebiscito, rappresenta l’abbraccio accogliente che Napoli riserva ai turisti e al suo popolo; eppure ha molto da svelare del suo passato fra iscrizioni e ipogei segreti.

 

La basilica reale pontificia ottocentesca di San Francesco di Paola che sorge nel cuore del centro storico di Napoli nella celebre Piazza del Plebiscito, bene UNESCO dal 1995, è l’emblema del nostro patrimonio culturale, inserito nella top ten dei luoghi più fotografati della città.
La chiesa fu voluta da re Ferdinando I delle Due Sicilie come ex voto nei riguardi del santo protettore San Francesco di Paola, fautore della scacciata da Napoli di Gioacchino Murat. Piccolo particolare che il re borbonico impose per la costruzione della chiesa: la cupola non doveva superare in altezza Palazzo Reale.

 

A spiazzare il visitatore è decisamente l’inconsueto stile neoclassico che domina e ruba la scena agli edifici circostanti; realizzata nel 1816-1846 dall’architetto Pietro Bianchi, la basilica fu concepita come tempio classico, preceduta da un ampio pronao e sostenuta da sei colonne ioniche in marmo di Carrara che sorreggono il timpano, sulla cui sommità svetta la statua della Religione, mentre alla sinistra notiamo la statua di San Francesco di Paola e rispettivamente alla destra, la statua di San Ferdinando di Castiglia.
Ai lati si sussegue il colonnato semicircolare che abbraccia per estensione la piazza mentre superba è la cupola ispirata al Pantheon romano e alla cupola della Basilica di San Pietro in Roma, in ridotte e discrete dimensioni.

 

La pianta circolare della chiesa è l’apoteosi dell’arte, ne ammiriamo i finissimi marmi policromi, le maestose colonne dai capitelli corinzi decorati dal classico Giglio borbonico, il pavimento geometrico che rimanda a disegni e percorsi dell’anima, mentre ai lati preziose cappelle ospitano i più bei dipinti della scuola napoletana, e solo per citarne alcuni tra cui Luca Giordano, Paolo De Matteis, Tommaso De Vivo e ignoti allievi di Jusepe de Ribera, per posare lo sguardo su alcuni esponenti della scuola del Rococò italiano.
La cupola decorata con lacunari e rosoni di pietra calcarea di rara bellezza, è come un’occhio vigile che irradia un religioso silenzio sul marmo bianco e lascia intravedere nella penombra, le cappelle laterali.

 

Prezioso è l’altare maggiore decorato da marmi policromi e pietre dure come il lapislazzuli e le pietre d’Agata, su disegno del noto architetto Ferdinando Fuga che per l’occasione fu voluto alla «rovescia» ovvero rivolto verso la platea per gentile concessione e privilegio dal pontefice Gregorio XVI, a somiglianza delle sette basiliche romane.
Gloriosa è la grande tela di Vincenzo Camuccini sulla parete dell’abside, raffigurante San Francesco di Paola che resuscita il giovane Alessandro.

La misteriosa scritta ebraica sulla Cupola

Nel 2014 fece notizia, durante i lavori di pulitura della Cupola, l’affascinante ed enigmatica scritta emersa sulla calotta che riportò alla luce la parola ebraica «Hanah».
Visto il fervore esoterico che si cela da sempre nei meandri del centro storico fra pietre e sottosuolo partenopeo, intriso di energie e attività misteriose, il ritrovamento dell’iscrizione sita all’esterno e sulla sommità della cupola, destò una strana curiosità.

 

Di cosa si trattava? Si trattava di inconsueti frammenti appena leggibili di sillabe, lasciate consapevolmente o inconsapevolmente sulla superficie della cupola, per mano di autori ignoti il cui scopo era probabilmente lasciare un messaggio ai posteri.

 

Quale messaggio? La scritta che venne fuori durante la fase di pulitura, unendo le sillabe maiuscole rinvenute in una sorta di rebus, vide la parola «Hanah» e si ipotizzò un nome di matrice ebraica, segnata in modo impreciso e tremolante.
Gli studi sull’interpretazione della scritta e sulle altre incisioni rinvenute su uno dei pannelli in piombo, aprirono nuovi scenari sul rapporto intrinseco che la comunità ebraica di Napoli ebbe con la città fin dai tempi più remoti, e della sua definitiva permanenza dal 1831 in poi.

 

Fra le tante ipotesi al vaglio, la più accreditata pare che sia quella riguardante un preciso periodo storico non molto lontano da noi: gli anni posti durante il secondo conflitto mondiale; si presume che l’iscrizione possa riguardare un nucleo di famiglie ebree costrette a fuggire o a nascondersi dagli orrori e dai rastrellamenti nazi-fascisti.
Senza trascurare che a pochi passi e sotto Piazza del Plebiscito, insiste la Galleria Borbonica impiegata un tempo come rifugio antiaereo.
«Hanah» potrebbe trattarsi della firma di una bambina ebrea in fuga? Il passato è un libro ancora aperto.

La città di sotto: gli ipogei di San Francesco di Paola

Poco si sa degli ipogei al di sotto della chiesa San Francesco di Paola, rinvenuti nel 2011 a seguito dei lavori di restauro, un’architettura sorprendente di tufo e di materiali vulcanici che innalzano volte e archi a pianta circolare, speculare alla pianta della chiesa superiore.

 

 

Ambienti magici, suggestivi e naturali che parlano del ventre dell’antica collina di Pizzofalcone fra mito e leggende.
Lo scopo è quello di valorizzarli attraverso un valido progetto di recupero destinato alla fruizione culturale, concepiti come spazio museale e in collegamento con la città di sopra, con Piazza del Plebiscito, ricreando un unicum sorprendente, un percorso quasi iniziatico in contatto con i quattro elementi: terra, cielo, mare, fuoco, ovvero il sottosuolo partenopeo in corrispondenza con il mondo dei vivi e dei morti, la vicinanza del golfo con i suoi elementi marini e le acque sorgive, senza trascurare il rapporto privilegiato con Vesuvio e i materiali vulcanici, zolfo e minerali.

 

In una proposta progettuale del Comune di Napoli, di riqualificazione di Piazza del Plebiscito e dei suoi ipogei (in corso) scrutando le piante e i prospetti illustrati, si legge con chiarezza l’intenzione di voler destinare gli spazi alla fruizione culturale: si parla di progetto integrato tra la piazza e il sottosuolo, con interventi di rilancio tesi a migliorare la vivibilità del luogo pubblico e offrire nuove condizioni di aggregazione sociale per i giovani.
Fra le proposte in cantiere: rendere accessibili al pubblico gli ipogei nascosti della chiesa di San Francesco di Paola e l’uso per attività culturali, museali, musicali, teatrali e artistiche, utilizzando nuove tecnologie all’avanguardia e sostenibili, in un mondo sempre più smart e virtuale, al fine di suscitare interesse nel visitatore locale e attirare sempre un gran numero di turisti; rendere la chiesa di San Francesco di Paola come il Guggenheim Museum di New York attraverso percorsi evocativi tra sacro e profano. Mirabili visioni sul futuro avveniristico.

 

fonti consultate
https://napoli.fanpage.it/l-enigma-di-piazza-del-plebiscito-sulla-cupola-spuntano-scritte-in-ebraico/
http://www.prefettura.it/FILES/allegatinews/1221/Progetto_del_Comune_di_Napoli_per_P.zza_del_Plebiscito.pdf
http://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/protocollo_dintesa_piazza_plebiscito.pdf  



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