In cosa consiste il nuovo piano di emergenza dei Campi Flegrei

Bradisismo Campi Flegrei, Piano Nazionale di emergenza della Protezione Civile: dalle zone di intervento ai possibili scenari.

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Articolo di , 28 Mag 2024
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Wikimedia Commons

Per far fronte alla crisi bradisismica in atto nell’area dei Campi Flegrei sono state potenziate le attività di monitoraggio del vulcano e, più in generale, sono state rafforzate le azioni di prevenzione del Sistema di protezione civile. In particolare, il decreto-legge n. 140 del 12 ottobre 2023 ha previsto misure urgenti di prevenzione del rischio sismico connesso al fenomeno bradisismico. Il nuovo piano d’emergenza si differenzia notevolmente dal piano di emergenza previsto in caso di eruzione. Vediamo in cosa consiste.

Bradisismo. Cosa prevede il piano di emergenza della Protezione Civile

Il Decreto Legge 104/2023 ha approvato il piano d’emergenza terremoto per i Campi Flegrei, avanzando alcune procedure di sicurezza volte a ridurre il rischio che eventuali nuovi terremoti possano cogliere impreparate le autorità. Obiettivo della pianificazione speditiva di emergenza è la definizione di una specifica strategia e di procedure operative per rispondere agli effetti del bradisismo. All’interno della pianificazione speditiva di emergenza, è stata individuata la “zona di intervento” nelle aree dei comuni di Pozzuoli, Bacoli e Napoli (Quartiere di Bagnoli e parte della municipalità di Soccavo/Pianura e di Posillipo) maggiormente interessate dal fenomeno bradisismico e quindi da sismicità e deformazioni del suolo. La “zona di intervento” è stata individuata sulla base:

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– della localizzazione degli epicentri degli eventi sismici con magnitudo durata superiore o uguale a 2, occorsi nell’area flegrea a partire dal 1983;
– dei sollevamenti uguali o superiori a 10 cm dal 2015 (corrispondenti a circa 20 cm dal 2006). Comprende una popolazione totale di 84.961 persone e un numero complessivo (stimato) di edifici residenziali pari a 15.516.

All’interno di questa zona è stata individuata una zona di intervento “ristretta”, nella quale potrebbero registrarsi, in modo diffuso, i maggiori effetti, se il fenomeno del bradisismo dovesse proseguire e/o intensificarsi. Tale zona è stata individuata sulla base:

– della localizzazione degli epicentri degli eventi sismici con magnitudo durata superiore o uguale a 2, occorsi nell’area flegrea a partire dal 1983;
– dei sollevamenti uguali o superiori a 30 cm dal 2015 (circa 45 cm dal 2006) e include parte dei Comuni di Pozzuoli e Napoli (quartiere di Bagnoli). Comprende una popolazione totale di 33.653 persone e un numero complessivo (stimato) di edifici residenziali pari a 6.929.

Nella zona di intervento si svolgono, in particolare, le attività previste per l’attuazione di un Piano straordinario per l’analisi della vulnerabilità degli edifici pubblici e privati.

Mappa pianificazione speditiva Campi Flegrei (fonte: sito Protezione Civile)

La strategia operativa

Per le caratteristiche di imprevedibilità che caratterizzano le fenomenologie connesse al bradisismo, la risposta della Protezione Civile si basa su tre diversi scenari operativi definiti sulla base dei diversi impatti che il fenomeno sismico-deformativo produce su edifici e infrastrutture.

  • Nel primo scenario operativo le scosse di terremoto producono danni limitati e localizzati in piccole porzioni di territorio della zona di intervento. La risposta consiste quindi in: azioni di ripristino e messa in sicurezza puntuali o nell’interdizione dei pochi edifici e delle infrastrutture danneggiate. Tale risposta è attuata dal livello locale e regionale in raccordo con il livello nazionale.
  • Nel secondo scenario operativo, le scosse di terremoto producono danni più severi in porzioni più ampie del territorio e a un numero significativo di strutture e infrastrutture nella zona di intervento. La risposta consiste quindi in: azioni di verifica speditiva dei danni agli edifici e alle infrastrutture; eventuali interventi di rimozione del pericolo per la pubblica e privata incolumità; ripristino degli edifici e delle infrastrutture coinvolte; operazioni di soccorso e assistenza della popolazione. Sulla base delle valutazioni degli impatti sulle strutture e infrastrutture, si determina il coinvolgimento del livello nazionale attraverso il coordinamento da parte del Comitato operativo della protezione civile e attraverso la successiva eventuale attivazione della Direzione di Comando e Controllo-DiComaC.
  • Nel terzo scenario operativo, si registra un’accelerazione delle deformazioni e la sismicità aumenta in frequenza ed energia nel territorio della zona di intervento ristretta, provocando danni strutturali significativi agli edifici e alle infrastrutture e criticità tali da non poter più garantire, in modo efficace, i servizi essenziali per i cittadini. Sulla base delle valutazioni degli impatti sulle strutture e infrastrutture, il Dipartimento della protezione civile, in raccordo con la Regione Campania ed i Sindaci dei Comuni interessati, supporta la risposta operativa messa in atto dal livello territoriale, comprese le eventuali azioni di allontanamento parziale o totale della popolazione. La risposta operativa determina il coinvolgimento del livello nazionale attraverso il coordinamento da parte del Comitato operativo della protezione civile e con la successiva attivazione della Direzione di Comando e Controllo-DiComaC.

Il modello di intervento

Il Piano speditivo prevede un modello di intervento che definisce gli aspetti organizzativi, le strutture di coordinamento e le procedure per la salvaguardia della popolazione a rischio. In base ai tre scenari operativi che il Piano individua, i diversi soggetti coinvolti (Comuni, Regione Campania, Città metropolitana e Prefettura di Napoli, Dipartimento della protezione civile) sono chiamati a svolgere specifiche azioni di assistenza alla popolazione o, qualora si rendesse necessario, il suo eventuale allontanamento.

A livello comunale il coordinamento delle attività di protezione civile è assicurato dai Centri Operativi Comunali (COC) attivati in caso di emergenza nei Comuni di Bacoli, Pozzuoli e Napoli. A livello provinciale, presso la Prefettura-UTG di Napoli, viene attivato il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS), impegnato nella direzione dei servizi di emergenza in coordinamento con la Sala operativa regionale unificata (SORU), che provvede alla gestione delle risorse regionali.

Il Dipartimento della protezione civile, in base alle valutazioni effettuate nell’ambito del Comitato operativo e in raccordo con la Regione Campania, può attivare la Direzione di Comando e Controllo-DiComaC, che rappresenta la struttura di coordinamento nazionale e opera in prossimità del luogo dell’emergenza.

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