Campi Flegrei, un nuovo studio sulle fumarole svela i segreti della crisi bradisismica
Uno studio pubblicato su "Nature Geoscience" migliora la comprensione della crisi in corso ai Campi Flegrei.
Ricerca. Un nuovo studio sui Campi Flegrei migliora la comprensione dell’attuale crisi bradisismica. Il monitoraggio continuo resta cruciale.
Indice dei contenuti
- - Bradisismo Campi Flegrei: nuova indagine sull’aumento dello zolfo nelle fumarole
- - La scoperta: lo zolfo indica un contributo magmatico crescente
- - Nel dettaglio: tra campionamenti e analisi
- - Monitoraggio continuo: la chiave per il futuro
- - Un passo avanti nella comprensione della crisi bradisismica
Bradisismo Campi Flegrei: nuova indagine sull’aumento dello zolfo nelle fumarole
Un nuovo studio, dal titolo“Escalation of caldera unrest indicated by increasing emission of isotopically light sulphur”, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Geoscience, gettando nuova luce sull’attuale crisi bradisismica dei Campi Flegrei.
La ricerca, condotta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con università e centri di ricerca internazionali, ha individuato un’importante anomalia nella composizione dei gas delle fumarole della Solfatara, legata all’aumento di idrogeno solforato.
Questa scoperta rappresenta un passo avanti nella comprensione delle dinamiche che regolano uno dei sistemi vulcanici più complessi al mondo e sottolinea l’importanza di un monitoraggio continuo per prevedere e gestire possibili evoluzioni.
La scoperta: lo zolfo indica un contributo magmatico crescente
A partire dal 2018, i livelli di idrogeno solforato nelle fumarole della Solfatara hanno mostrato un aumento significativo. I ricercatori hanno scoperto che queste variazioni non sono attribuibili esclusivamente a processi superficiali.
“La nostra analisi dimostra che le variazioni osservate nella composizione delle fumarole non sono esclusivamente attribuibili a processi idrotermali superficiali. Il nostro studio evidenzia che l’anomalia di zolfo registrata nelle fumarole sia imputabile a un crescente contributo di gas dal magma che alimenta il sistema vulcanico dei flegrei, avvalorando l’ipotesi del coinvolgimento magmatico nell’attuale crisi bradisismica dei Campi Flegrei”, spiega Alessandro Aiuppa, Professore presso l’Università di Palermo.
Nel dettaglio: tra campionamenti e analisi
Attraverso campionamenti sistematici e analisi chimiche, lo studio ha identificato un contributo crescente di gas magmatici provenienti da un magma in risalita nella crosta terrestre, tra i 9 e i 6 km di profondità.
Il crescente trasporto di questi gas verso la superficie, inducendo il riscaldamento del sistema idrotermale e concorrendo alla generazione della sismicità osservata ai Campi Flegrei negli ultimi anni, potrebbe aver determinato una crescente ri-mobilizzazione dello zolfo intrappolato nei minerali idrotermali, contribuendo all’anomalia di zolfo osservata nelle fumarole.
Questo fenomeno è tipico di vulcani quiescenti che attraversano fasi di graduale riattivazione.
“La vera novità del nostro lavoro è aver documentato una chiara evoluzione nell’origine dello zolfo. Il crescente contributo magmatico nei gas suggerisce una importante evoluzione nella dinamica del sistema vulcanico flegreo dal 2018”, sottolinea Giovanni Chiodini, Dirigente di Ricerca Associato presso l’INGV.
Monitoraggio continuo: la chiave per il futuro
La ricerca si basa su uno dei dataset più completi al mondo, con dati raccolti dal 1980 a oggi. Il monitoraggio multiparametrico delle fumarole, sia nella porzione emersa che sommersa della caldera, è considerato cruciale per comprendere l’evoluzione del sistema vulcanico.
“Questi risultati migliorano la nostra comprensione della crisi bradisismica in corso e ricordano l’importanza di un monitoraggio costante” sottolinea Stefano Caliro, primo autore dello studio e responsabile del monitoraggio geochimico presso l’INGV.
In futuro, l’integrazione dei dati geochimici con modelli numerici più avanzati consentirà interpretazioni sempre più dettagliate e una gestione consapevole dei rischi associati ai Campi Flegrei.
Un passo avanti nella comprensione della crisi bradisismica
“In questo ed in altri studi in corso sulla caldera dei Campi Flegrei emerge la fondamentale importanza del monitoraggio continuo multiparametrico della caldera sia nella porzione emersa, che sommersa, La combinazione di tutti i dati offrirà una visione sempre più accurata della possibile evoluzione del sistema” conclude Mauro A. Di Vito, Direttore dell’INGV-OV e co-autore dell’articolo.
In sintesi, questo studio rappresenta un ulteriore tassello nella comprensione di un sistema vulcanico unico al mondo, con importanti implicazioni per la sicurezza delle popolazioni locali e la gestione del territorio.
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