Flavio Briatore contro la pizza napoletana: “Non mi piace, sembra un chewing gum”
La dichiarazione di Briatore: “La pizza non appartiene solo ai napoletani, non l’hanno inventata loro e non è esclusiva di Napoli".
Flavio Briatore torna a far discutere con le sue dichiarazioni sulla pizza napoletana, proprio mentre annuncia l’apertura della sua pizzeria “Crazy Pizza” a Napoli. Durante una puntata del programma radiofonico La Zanzara su Radio 24, condotto da Giuseppe Cruciani, l’imprenditore ha espresso un punto di vista che ha fatto scoppiare la polemica sui social.
Nuove polemiche attorno a Briatore: pizza sì, ma non napoletana
“La pizza non appartiene solo ai napoletani, non l’hanno inventata loro e non è esclusiva di Napoli. La pizza è patrimonio dell’Unesco per tutti” ha affermato Flavio Briatore in un audio trasmesso da Giuseppe Cruciani durante la puntata del programma radiofonico La Zanzara su Radio 24 di giovedì 12 settembre. Ha poi aggiunto che, a suo avviso, l’Italia non ha saputo valorizzare adeguatamente la pizza all’estero, sottolineando come Crazy Pizza sia l’unico marchio a livello internazionale: “Non c’è un brand al di fuori di Crazy Pizza. È tutta gente che ha una pizzeria, due, tre pizzerie. Noi le nostre le stiamo esportando fuori dall’Italia”.
Queste le parole a pochi giorni dall’inaugurazione del suo nuovo locale “Crazy Pizza” sul lungomare di Napoli, che già sta facendo molto discutere i partenopei, soprattutto per i costi giudicati troppo alti.
Briatore, sempre durante la puntata, ha inoltre confrontato diversi tipi di pizza, spiegando di preferire quella sottile rispetto alla variante napoletana, caratterizzata dal “cordone” spesso. “La pizza alta non mi piace, sembra di masticare un chewing gum” ha concluso. Le sue parole, però, hanno suscitato la reazione critica dello chef Guido Mori, presente in studio. “Non si chiama cordone, ma cornicione, Briatore non sa una differenza tra una pizza e l’altra. Oltretutto è pieno di marchi di pizzerie napoletani all’estero. Perché gli ho detto di mettersela nel cu*o? Perché non è più pizza ma una presa in giro. Quella lì è una rappresentazione di qualche burino che vuole andare a mangiare in questi posti stilosi per pensare di essere ricco“.
Le dichiarazioni di Briatore, come spesso accade, hanno acceso il dibattito, dividendo l’opinione pubblica tra chi apprezza la sua visione imprenditoriale e chi difende con forza la tradizione culinaria napoletana.
Non è tardata ad arrivare la replica del noto pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, che a Radio Crc ha detto: “La sua è un’altra pizza. Le pizze con l’impasto all’acqua sono un po’ stile ‘scrocchiarella’, tipo crackers. Lui dice che non siamo stati capaci di tutelare la pizza, poiché è stato l’unico che ha esportato. Nel mio caso sono arrivato a superare i 30 punti vendita. Ho aperto dei locali a Tokyo, Miami e ne stiamo aprendo altri a Roma Termini, Pompei e negli Emirati Arabi. Noi abbiamo una storia”.
Sorbillo, poi, si è soffermato sui prezzi: “Il costo di una margherita in media? 6 euro e 50. Briatore la mette a 17 euro, però utilizza anche la notorietà che ha e il suo giro di amici. Bisognerà vedere se Briatore nelle altre città che ha aperto lavora o meno. A Milano io ho otto locali e lui solo uno, perciò non so se lavora tanto oppure no”. E infine la stoccata: “C’è ancora tanto spazio per chi vuole fare pizza, però non è detto che tutto ciò che è schiacciato può essere pizza“.

