Gaiola, in pericolo l’ultimo “polmone azzurro” sopravvissuto a Napoli
Napoli, Il direttore dell'area marina protetta della Gaiola denuncia nuovi scarichi fognari nel sito.
Napoli, dopo piogge consistenti l’acqua dell’area marina protetta della Gaiola torna a sporcarsi nel tratto Gaiola-Nisida. È lo staff del parco sommerso, e il suo direttore Maurizio Simeone, a rinnovare l’allarme. Lanciata una petizione allo scopo di imporre lo stop dello scarico fognario per la salvaguardia del sito.
Il polmone azzurro di Napoli soffre: la Gaiola continua ad essere inquinata
Nuova allerta per l’incolumità dell’area marina protetta della Gaiola. La causa resta sempre la stessa: dopo ogni pioggia, lo sversamento di uno scarico di Coroglio adibito a raccogliere l’acqua piovana nelle strade della città fa defluire tutto l’eccesso, liquami compresi, nel mare di Cala Badessa a Nisida.
A dare l’allarme è stato lo staff del parco sommerso, che da tempo denuncia ormai questi accadimenti. Come ha fatto notare il CTM (Coordinamento Tutela Mare) la situazione è più grave del previsto: questo perché il PRARU (Piano di Risanamento Ambientale e Rigenerazione Urbanistica) per la zona Bagnoli-Coroglio prevede in realtà la futura intensificazione dell’attività di scarico attorno al nostro ultimo “polmone azzurro“.
Il PRARU prevede in sostanza un aumento del numero di scarichi in quest’area, invece di eliminarli, con il conseguente raddoppiamento della portata degli scarichi in mare, da 100 a 206 m3/sec. La risposta degli ambientalisti non ha tardato: il CTM, che raggruppa tutte le associazioni del settore come Fondazione Marevivo, Wwf Napoli, Greenpeace Napoli, Legambiente Città Flegrea – solo per citarne alcune – ha reso pubblica una petizione per difendere le sorti della Gaiola, ultimo “polmone azzurro” rimasto alla città di Napoli. La petizione ha già raccolto oltre 5 mila firme.
Clicca –> qui <– per avere ulteriori informazioni circa i rischi del progetto e la petizione aperta dalle associazioni.

