L’arte culinaria dei Monzù napoletani

L’arte culinaria dei Monzù napoletani
5 (100%) 1 vote

L’arte culinaria a Napoli alla corte di Maria Carolina raggiunse vette di eccellenza grazie ai grandi maestri di cucina: i Monzù.

Il Monzù è una parola napoletana dal francese Monsieur (“signore”) un appellativo dato anticamente ai cuochi professionisti. La cucina rappresentata da questi professionisti era il punto di unione tra la cucina francese e quella napoletana. Napoli insieme a Palermo, alla fine del ‘700 divenne la città dei “Monzù”, cuochi francesi professionisti  furono chiamati a Corte da Maria Carolina d’Austria che sbalordì i suoi ospiti con una cucina raffinata. Una tendenza regale che fu presto adottata dalle famiglie aristocratiche più importanti per esaltare il loro prestigio.

Dalla fusione delle  due cucine, francese e napoletana, si diede inizio ad una delle più squisite, saporite e raffinate linee di gastronomia. Le pesantezze gastronomiche francesi a base di salse burrose, di creme con elevato contenuto di grassi e così via, furono fortemente attenuate dalle basi estremamente sapide di una cucina di territorio; mentre i piatti migliori della gastronomia napoletana furono arricchiti con composizioni elaborate e di grande scena raggiungendo traguardi da far invidia ai più rinomati cuochi francesi dell’epoca.

I Monzù a Napoli erano quasi sempre conosciuti con nomignoli o con il loro nome di battesimo seguito dal cognome, così Nicola Micera (Pallino) era Nicola ‘e Tricase; Vincenzo Attolini era Vincenzo ‘e Compagna; Salvatore Ruggiano veniva chiamato Cunfettiello; Vincenzo Marino Terramoto: Un altro rinomato Monzù , Gennaro Spadaccino, si rese celebre per i Maccheroni (Spaghetti) , che il popolino mangiava con le mani e che erano banditi dalla corte perché indecorosi agli occhi della Regina. Ultimo Monzù a servizio della famiglia borbonica fu Giovanni Starace che, invaghitosi della Regina Maria Sofia, creò per lei un piatto delicatissimo dal nome “Timpano di Maccheroni alla Maria Sofia”.

La stirpe di questi geniali creatori di raffinate prestazioni culinarie si perpetuò quasi fino ai nostri giorni grazie alle famiglie aristocratiche che hanno sempre curato a Napoli i loro Monzù, considerandoli parte essenziale  delle loro esistenze. Oggi, l’arte culinaria aristocratica partenopea si riaccende grazie all’ultimo Monzù Gerardo Modugno rettore dell’ “Accademia della cucina aristocratica napoletana” Maestri Monzù.

Ancora oggi , grazie all’intreccio culinario,abbiamo diverse pietanze : il sartù, il gattò (gateau), il crocchè, il ragù, il supplì, il babbà,  Piatti che sono l’emblema della nostra tradizione culinaria.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu