Il pomodorino del piennolo tra storia e gusto

Grande Napoli
Il pomodorino del piennolo tra storia e gusto
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Tra i prodotti tipici della zona del Vesuvio, ce n’è uno che supera tutti gli altri per bontà; è il pomodorino del piennolo. E’ così famoso che nei secoli scorsi è stato raffigurato nei quadri di vari pittori ed è riuscito a ritagliarsi un posto anche sul presepe.

Sono pomodori di  piccole dimensioni la cui caratteristica principale è l’accentuata punta detta “curniciello” o “pizzo”; altre caratteristiche organiche di questo prodotto sono la consistenza spessa della buccia e la polpa carnosa e povera di succhi, a causa dell’aridità del terreno su cui cresce e del sole che batte sui pendii del vulcano.

Per le sue caratteristiche organolettiche e per la sua storia affascinante, si è meritato il marchio DOP, ed è diventato uno degli ingredienti fondamentali per dare un tocco in più ai piatti della cucina napoletana.
Grazie al terreno su cui cresce, ricco di sali minerali, il pomodoro acquisisce un sapore molto particolare, estremamente intenso senza però risultare pesante. Con il passare del tempo, durante l’asciugatura, il sapore diventa più intenso e le concentrazioni saline aumentano, rendendo praticamente inutile condirli con il sale.

Viene detto “pomodoro del piennolo” proprio per il modo in cui viene conservato una volta raccolto; il grappolo intero viene intrecciato con un coordino di canapa che permette di conservarlo ed utilizzarlo per parecchio mesi, a patto che venga messo in un luogo con la giusta umidità e temperatura.
L’ideale sarebbe appendere il piennolo ad un chiodo (come vuole la tradizione), posizionato fuori al balcone o comunque all’aperto in un luogo areato.



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