Villa Zelo: il rifugio segreto di Leopardi a Portici

Martina Guaccio

 

Il clima mite, il calore delle persone ed i paesaggi che sembrano quadri. Questo ed altro ancora ha portato l’illustre poeta dell’800 Giacomo Leopardi a soggiornare a Napoli, un toccasana per la sua salute precaria nei suoi ultimi anni di vita. Tutti sanno che, con la fedele compagnia di Antonio Ranieri, trascorse diverso tempo nella città vesuviana di Torre del Greco, alle pendici del Vesuvio, paesaggio che gli ispirò uno dei componimenti più celebri, La Ginestra”. Pochi, invece, sanno che qualche tempo prima, un’altra ridente cittadina, nel pieno dello splendore ottocentesco, ospitò il giovane favoloso: Portici. Ricostruendo una fitta corrispondenza epistolare con Alessandro Poerio, la preferenza tra le varie alternative di soggiorno del poeta ricadde fin da subito su Portici, ricca di storia e cultura: la Reggia, il bosco e le numerose ville immerse nel verde attiravano nobiltà e borghesia del tempo e Leopardi ne rimase affascinato.

“Il giovamento che mi ha prodotto questo clima è appena sensibile: anche dopo che io sono passato a godere la migliore aria di Napoli abitando in un’altura a vista di tutto il golfo di Portici e del Vesuvio, del quale contemplo ogngiorno il fumo ed ogni notte la lava ardente”

 

Questo è quanto Leopardi scriveva al padre Monaldo il 5 aprile 1834 dalla sua abitazione di Napoli in via Santa Maria Ognibene, osservando da lontano lo scorcio suggestivo ai piedi del Vesuvio. Fu così che arrivò con Ranieri a Portici, in particolare a Villa Zelo, splendida casina settecentesca, edificata nel 1740 su commissione del proprietario Don Giuseppe Siniscalco. Situata poco lontana dal centro, in via dell’Addolorata 35,  prese il nome dal Barone Don Giuseppe Zelo che la acquisì, iniziò i lavori di restauro e la trasformò in un’elegante e neoclassica residenza nobiliare di vacanza.

 

Numerosi furono gli ospiti che vi soggiornarono, non solo per trascorrere del tempo lontano dal caos cittadino, immersi nel verde dell’agrumeto della collina di Bellavista, ma anche, si dice, per prendere parte a qualcosa di più segreto ed oscuro. Leopardi ed il suo inseparabile amico Ranieri hanno spesso nominato Portici come città da loro frequentata, citando diversi luoghi e dimore. Su Villa Zelo, però, pare ci fosse una certa riservatezza. Considerato l’animo ribelle e sovversivo del Ranieri e le idee di Gennaro Zelo, padrone di casa, che più che liberali, si rivelarono rivoluzionarie, non risulta difficile pensare che lì si svolgessero delle vere e proprie riunioni massoniche. Don Gennaro, infatti, fu un Massone iscritto al Grande Oriente e Villa Zelo fu spesso frequentata anche da Petrunti, un medico chirurgo, maestro della setta dei “Figli di Cuma”, che risiedeva a pochi passi dalla villa.

 

La dimora, oggi parte del patrimonio delle Ville Vesuviane del Miglio d’Oro, fu per un certo tempo casa per Leopardi e Ranieri. Non si hanno testimonianze sulla durata del soggiorno ma uno dei discendenti del Barone, Carlo Maria Francesco Arcari ha la certezza che lì la coppia di amici vi rimase per lungo tempo in compagnia del loro cane Medoro. Si dice che le ossa del povero animale furono seppellite proprio lì “nel parco della villa, sul lato sinistro della casa colonica, verso il laghetto Cremano, trova sepoltura il cane di Leopardi, Medoro” citando quanto scritto nel libro “Villa Zelo e la storia dell’Ava” scritto dal discendente Arcari.

 

Nell’atrio di Villa Zelo campeggia una lapide che toglie ogni dubbio circa il soggiorno di Leopardi:

“IN QUESTA AMENA DIMORA/ DOVE TRASCORSE GRAN PARTE DELLA VITA/ IL 4 GENNAIO 1888 SI SPEGNEVA/ ANTONIO RANIERI/ PATRIOTA GIURISTA STORIOGRAFO SENATORE DEL REGNO

GIACOMO LEOPARDI DILETTO AMICO IN QUESTO DOLCE SILENZIOSO RIFUGIO SOVENTE VENIVA A DIVIDERNE LA SOLITUDINE”

 

Foto: Corriere del Mezzogiorno

 



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